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La variante Delta dilaga in Europa. “Casi tra i vaccinati ma non sono gravi” Il ceppo diventa prevalente. Il ministro: “Non abbassiamo la guardia”. Preoccupano gli over 60 non protetti: sono due milioni e mezzo

Repubblica. La variante Delta prende piede: si sfiorano i 30 mila nuovi casi al giorno in Gran Bretagna, risalgono i contagi in Francia e in Grecia, raddoppiano in Israele, la Catalogna con un ritmo esponenziale di nuove infezioni rinuncia a locali e discoteche dal prossimo weekend. E anche in Italia la curva discendente «si è fermata una decina di giorni fa», avvisa la Società italiana di medicina generale, la variante è rilevata in quasi tutta la penisola, in Sardegna e in Abruzzo gli ultimi dati ne indicano al 78% la prevalenza e pure il Covindex, un indice che anticipa con buona approssimazione l’Rt, mostra che la trasmissibilità del coronavirus è già in risalita.
La preoccupazione è che ora la mutazione riscontrata per la prima volta in India nel marzo scorso buchi la barriera dei vaccini. Ad allarmare è uno studio che arriva proprio da Israele, tra i paesi-laboratorio della pandemia dove l’immunizzazione è andata avanti a ritmi serrati: il vaccino di Pfizer, il più ambito e diffuso, è meno efficace del 30% davanti alla Delta, avvisa il ministero della Salute. E quindi protegge solo nel 60% dei casi dal contagio.
«Notizie non incoraggianti» secondo il direttore del Dipartimento di scienze infettivologiche del policlinico Gemelli di Roma, Roberto Cauda. Sergio Abrignani, immunologo e membro del Comitato tecnico scientifico, precisa però che «il calo di efficacia del 30% avviene rispetto a casi lievi seppur sintomatici. Se invece parliamo di protezione dall’infezione grave, dall’ospedalizzazione o dal decesso, il vaccino assicura una tutela ancora elevatissima: in questo caso la copertura diminuisce solo di 5 punti, dal 98 al 93%».
È quello che, secondo Abrignani, sta accadendo in Gran Bretagna: «Che il Covid non si sviluppi in forma grave lo dimostra il fatto che davanti a 30 mila nuovi casi, l’aumento dei ricoveri resti basso e così anche il livello dei decessi». «Siamo di fronte a una dissociazione — insiste pure Cauda — Più casi, ma meno gravi e meno morti». È l’esempio a cui, da qui a fine agosto, si guarderà, per capire se davanti all’ennesimo azzardo sullo smantellamento delle misure anti-Covid, il Paese d’Oltremanica godrà ancora di quello che l’immunologo chiama ora «privilegio vaccinale» con più della metà della popolazione già immunizzata. «Molto probabilmente avremo lo stesso decorso della Gran Bretagna — avverte Abrignani — ma non dobbiamo essere profeti di sventura. Al momento i farmaci sono sicuri».
Secondo lo studio Seresmi dell’istituto Spallanzani di Roma sull’incidenza della Delta, solo il 5,7% dei contagiati era stato vaccinato con due dosi e «queste persone — spiega il direttore dell’Istituto, Francesco Vaia — hanno avuto nulla o scarsa sintomatologia e non hanno contagiato nessuno». È il tasto su cui batte il ministro della Salute, Roberto Speranza: «La pandemia non è finita, viviamo settimane molto delicate, serve la massima attenzione, la massima cautela, la massima prudenza. E dobbiamo continuare il lavoro con l’arma più potente che abbiamo per chiudere questa stagione difficile: la nostra campagna di vaccinazione ». Ci sono ancora più di 2 milioni e mezzo di ultrasessantenni che sfuggono persino alla prima dose. E anche ricevuta quella, davanti alla variante Delta, sarebbero protetti solo al 36% dal farmaco statunitense. «Sono loro che corrono il serio rischio di ammalarsi in forme gravi — spiega Abrignani — e allo stesso tempo permettono, assieme ai giovani non vaccinati, la circolazione del virus con delle ricadute sulla salute pubblica e sul livello dei contagi».
Con una vaccinazione di massa, il virus sarebbe invece «addomesticato », secondo l’immunologo, e a quel punto «ci potrebbe essere una sola vittima su mille persone, una percentuale simile a quella del virus influenzale e dunque accettata». Perché con il virus, spiega il membro del Cts che sposa la linea di gradualità nelle riaperture scelta dall’Italia, saremo costretti comunque a convivere: «Da pandemia diventerà una endemia che ci porterà a mutare alcune abitudini continuando a contenere gli assembramenti, a usare l’amuchina, a tenere a portata di mano la mascherina. A meno che non arrivi una nuova variante più diffusiva che sfugge ai farmaci». La stessa preoccupazione di Massimo Galli, infettivologo del Sacco di Milano: «Continueranno ad arrivarne altre anche se per ora i vaccini prevengono l’evoluzione grave della malattia. Ma l’autunno — dice a Metropolis, podcast di Repubblica — non sarà una passeggiata anche se non paragonabile a quello scorso».

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