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La vita a rate degli italiani sempre più indebitati per auto, casa e vacanze pagano 360 euro al mese. Eurisc fotografa per la prima volta la situazione regionale

Un esborso medio di 362 euro al mese, con punte di 475 al Nord (nello specifico a Sondrio) e minimi di 280 in Sardegna (Medio Campidano). Un indebitamento residuo, ovvero i soldi ancora da restituire, di 34.253 euro medi pro-capite, che sfonda i 50mila euro a Milano, raggiunge i 48.940 a Roma e crolla a poco più di 21mila a Enna.

E’ la vita a rate degli italiani. Quell’economia domestica che le famiglie del nostro Paese hanno applicato per affrontare i lunghi anni della recessione e che stanno ricalibrando ora davanti alle prime avvisaglie di una possibile, debole ripresa. Un’economia fatta, appunto, di debiti per comprare l’auto, per pagare le vacanze o le cure mediche, per cambiare la lavatrice o acquistare il nuovo televisore. Per far fronte ad una spesa imprevista e urgente. Naturalmente per comprare casa, anche se negli ultimi anni il mercato immobiliare è rimasto piatto.

Ma non è solo una questione di crisi economica. Dall’interpretazione dei dati si capisce che, magari proprio come effetto della recessione, è aumentata la consapevolezza finanziaria delle famiglie italiane, vale a dire la capacità (oltre alla necessità) di utilizzare lo strumento del credito per andare avanti, per progettare il futuro. «Se c’è un po’ di speranza allora compro e, magari, chiedo un prestito alla banca – dice il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli -. Ecco, io la vedo così: la crescita dell’indebitamento non è necessariamente figlia della crisi economica, può anche rappresentare l’indicatore di una possibile ripresa. E in questo senso anche il bonus degli 80 euro ha contribuito a far ripartire mese dopo mese un po’ di speranza».

Il bicchiere mezzo pieno, insomma. Mentre nella metà vuota finiscono i numeri sui debiti nel Mezzogiorno, molto più piccoli di quelli del resto d’Italia: ma in questo caso crisi e ripresa incidono poco perché quelle cifre sono soprattutto la cartina al tornasole dell’economia sommersa. Come dire che le case si comprano e si vendono anche al Sud, ma con un minor ricorso ai mutui: secondo l’Istat, d’altro canto, nel Meridione le case abusive hanno raggiunto il 70% delle autorizzate.

I numeri, dunque. Arrivano da Eurisc, il database gestito dal Crif che raccoglie oltre 78 milioni di posizioni creditizie. Ed è la prima volta che viene diffusa questa fotografia della vita a rate degli italiani, con tutte le sue declinazioni territoriali. «A livello nazionale – spiega Beatrice Rubini, direttore della linea MisterCredit del Crif – quasi un terzo degli italiani, precisamente il 34% del totale della popolazione maggiorenne, ha almeno un contratto di credito rateale attivo, tra mutui, prestiti finalizzati e prestiti personali. E, a livello pro-capite, rimborsa mensilmente 362 euro. Sempre come media nazionale, l’indebitamento residuo, vale a dire la somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare, è di 34.253 euro».

Il grosso del debito residuo è rappresentato naturalmente dal mutuo ed essendo i dati a maggio 2016 si tratta di immobili acquistati prevalentemente a partire da una ventina di anni fa. «Siamo al quindicesimo anno di euro – dice ancora Patuelli – che diventano diciotto se si considera che nei tre anni precedenti l’avvento della moneta unica l’adeguamento dei tassi di interesse era già iniziato: dunque, visto l’abbattimento dei tassi in questi anni, si può dire che chi ha comprato una casa da diciotto anni fa in poi con un mutuo a tasso variabile, ha fatto un investimento con i fiocchi. Considerando surroghe e rinegoziazioni, è andata bene anche a chi aveva un tasso fisso».

Ma i mutui rappresentano la quota più bassa sul totale delle forme di finanziamento: al primo posto ci sono i prestiti finalizzati (43,4%), seguiti dai prestiti personali (34,5%) e, appunto, dai mutui immobiliari (22,1%). Una distribuzione che sembrerebbe avvalorare la tesi dell’accresciuta consapevolezza finanziaria degli italiani: «Siamo ancora lontani dalla situazione degli altri Paesi occidentali, con il rapporto tra debito complessivo e reddito disponibile che qui da noi si aggira intorno al 60% – sottolinea Rubini – però il miglioramento del clima di fiducia e delle condizioni finanziarie delle famiglie, stanno sostenendo da diversi trimestri la domanda di credito».

A guidare la classifica regionale dell’indebitamento è la Toscana, dove il 39,2% della popolazione maggiorenne ha almeno un rapporto di credito attivo. Seguono il Friuli-Venezia Giulia (36,7%), Lazio e Sardegna (36%), la Lombardia (35,7%). All’estremo opposto del ranking ci sono il Trentino Alto Adige (16,9%), la Basilicata (27,9%), il Molise (28,8%), la Campania (30,6%), la Calabria (31,1%). La graduatoria per provincia vede Livorno in testa (43,6%) seguita da Lodi, Pisa, Massa-Carrara e La Spezia tutte al di sopra del 40%; Bolzano, Trento, Sondrio, Enna e Cuneo in fondo alla classifica con quote tra il 20 e il 27%.

Sia in termini di rata mensile pro-capite che di indebitamento medio, i dati del Crif evidenziano le distanze tra Nord e Meridione, con le regioni e le province del Sud nelle posizioni più basse: Sardegna, Calabria, Sicilia, Molise e Campania, ad esempio, presentano rate medie tra i 300 e i 327 euro, a fronte degli oltre 400 di Veneto, Trentino Alto Adige e Lombardia. L’indebitamento nelle regioni meridionali non supera i 30mila euro, mentre in Lombardia è a quota 43.550 (con la provincia di Milano a 52.301), l’Emilia Romagna a 39.984 e il Trentino Alto Adige a 39.659.

«Nel Sud ci si indebita apparentemente di meno perché esiste un’economia sommersa molto forte – spiega Patuelli -. La conferma indiretta arriva dal dato sul Veneto, unica regione settentrionale che presenta un tasso di popolazione con crediti attivi (32,4%, ndr) paragonabile a quello del Mezzogiorno, e questo perché in Veneto si registra storicamente un alto tasso di evasione fiscale.

Ma da qualche anno sono anche i segnali di ripresa economica meridionale, soprattutto nel turismo e nell’agricoltura, a spiegare la bassa propensione all’indebitamento ». Insomma, le luci ed ombre che non abbandonano mai la scena economica del nostro Paese.

Repubblica – 4 agosto 2016 

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