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La vongola asiatica ha invaso i fossi della Bassa. Non ha predatori e può causare danni all’ecosistema ma non esistono piani di monitoraggio. E’ presente anche nel Garda, nel Po, nel Brenta

Vongole, vongole e ancora vongole. Migliaia di molluschi sono stati ritrovati nei giorni scorsi in un piccolo fosso a Bargnano di Corzano (Bs). Il vaso Campagna è stato dragato in vista della stagione irrigua e la sabbia ammucchiata sulle sue sponde era costellata da piccoli bivalvi verdognoli. Molti ancora vivi. Di altri non è rimasto che il guscio. Una visione surreale, da battigia post burrasca. Ne abbiamo portato un campione all’istituto zooprofilattico sperimentale di Brescia. Il responso? «Corbicola fluminea», nota anche come «vongola asiatica d’acqua dolce». Che ci fa nella Bassa?

Trovate nel Garda nel 2002

Bella domanda. Alla quale dà una risposta uno dei massimi esperti di molluschi d’acqua dolce, Gianbattista Nardi: «È una specie aliena, dell’estremo oriente. Trasportata dall’uomo attraverso le navi prima nel Nord Europa, poi nel Nord Italia. Sul Garda è arrivata probabilmente con i motoscafi dei turisti olandesi. Io l’ho raccolta per la prima volta a Manerba nel 2002. Gli uccelli possono poi aver fatto da vettore per le larve, espandendo la loro presenza anche nella Bassa». Nardi, che sull’argomento ha scritto un testo insieme ad Antonio Braccia, dieci anni fa aveva ipotizzato una futura esplosione demografica della Corbicola. Così è stato. Il suo ritrovamento in grandi quantità nel fosso a Corzano ne è una dimostrazione. E snocciola elementi inediti per la letteratura scientifica di settore (e non solo): «Negli ultimi anni l’ho ritrovata, a macchia di leopardo, anche tra Ghedi, Leno, Manerbio, l’Oglio e il lago d’Iseo. Ma è stata trovata anche nel Po, nel Brenta e nei laghi di Mantova. Il problema è che dove si è acclimatata ha portato danni economici (ostruzione di canali irrigui, scarichi civili e industriali) e ambientali (alterazione di equilibri chimico fisici dei bacini e sostituzione della fauna autoctona)». Non ha infatti predatori. Aironi e ratti non la riconoscono come cibo. E quindi prolifera indisturbata.

Gommose e insipide

Avviso a buongustai e ristoratori che potrebbero essere titillati dall’idea di metterle in pentola e condirci gli spaghetti: «Il mollusco è molto gommoso e insipido» spiega Nardi. Eppoi un pensiero alla salute: la vongola filtra litri d’acqua al giorno. Ma nei fossi della Bassa (e non solo) finiscono troppi scarichi fognari (un terzo della provincia non ha depuratori adeguati) ma anche molti residui di pesticidi e scarichi industriali. Insomma, meglio lasciarla dov’è. Pennellata d’esotico nell’immenso mare verde di mais. Ultimo aspetto, quello istituzionale. A differenza di altre specie aliene (nutria su tutte) non esistono piani di eradicazione. «Sarebbe molto opportuno però iniziare un censimento – chiude l’esperto – per monitorare il fenomeno». La Regione è avvisata.

corriere-it – 8 giugno 2015 

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