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Lega, lo scontro in Veneto, Tosi assediato salva la pelle

L a versione ufficiale è che dopo quattro ore di confronto sia finita a tramezzini e spritz. «E stata una riunione lunga ma piacevole – ha commentato l’onorevole vicentina Manuela Dal Lago -. La prossima volta andremo anche a cena assieme alla fine della riunione tanto è disteso il rapporto tra di noi».

In realtà, al termine dell’irrituale vertice convocato ieri a Padova per sedare i contrasti interni al Carroccio veneto, gli animi sono tutt’altro che rasserenati. Nonostante le rassicurazioni dei due sfidanti. Da una parte il sindaco di Verona, I’«eretico» Flavio Tosi, dall’altra il segretario regionale («nazionale» secondo le gerarchie padane) nonché primo cittadino di Treviso Gian Paolo Gobbo, che a quanto si dice voleva dare una lezione a Tosi tagliando la testa a qualcuno dei suoi uomini. Entrambi hanno scelto il minimalismo verbale. «Noi la politica la facciamo tra di noi e non attraverso i giornali. Non c’è nessuna tensione nè altro all’interno della Lega» ha dichiarato Gobbo. «Il nostro partito è unito. Non ci sono tensioni» ha ribadito a stretto giro Tosi. Bocche cucite anche da parte del resto della nomenidatura leghista presente alla riunione, fra gli altri il capogruppo al Senato Federico Bricolo, il sottosegretario alla Salute Francesca Martini e il deputato Stefano Stefani. E chissà quanto ha influito l’esito del congresso lombardo di Varese, terminato poche ore prima, su questa ennesima pace armata all’interno del Carroccio…

Le ipotesi della vigilia, un siluramento del responsabile provinciale di Verona Paolo Paternoster (un uomo di Tosi eletto nel maggio scorso con percentuali quasi bulgare), il commissariamento della segreteria (circolava il nome della stessa Manuela Dal Lago) e a cascata la «normalizzazione» di tutti i colpi di mano effettuati da Tosi ai danni del suo antagonista locale – l’onorevole Alessandro Montagnoli -, non si sono verificate. Tecnicamente, insomma, è finita con un pareggio. Ma politicamente, come confessano con soddisfazione gli uomini del sindaco di Verona «è come se Flavio avesse portato a casa un punto giocando fuori casa». Tosi, infatti, è riuscito ad impedire il commissariamento della segreteria scaligera, respingendo al mittente tutte le accuse e contrattaccando. «Ci hanno provato di brutto – racconta un amministratore veronese vicino al sindaco “ribelle” – ma ce l’abbiamo fatta, anche se la discussione è stata molto accesa».

Tutto risolto, dunque? Più o meno. Perché la base di fronte a tutte queste prove di forza comincia a dare i primi segni di stanchezza. «Non so neanch’io cosa sta succedendo – ammette candidamente Luca Ceolaro, uno di quelli che ha pagato sulla sua pelle l’opposizione a Tosi (eletto segretario di circoscrizione a Oppeano, nella bassa veronese, è stato costretto alle dimissioni dal ricorso di un segretario di sezione) – . Noi qui nella bassa stiamo con l’onorevole Monta-gnoli e non posso nascondere che il malumore sta crescendo. Tosi? Il sindaco di Verona è sempre stato un punto di riferimento ma dopo il congresso provinciale è come se qualcosa si fosse rotto. La riunione di Padova? Spero che abbiano trovato una soluzione a questa guerra fratricida».

Stampa di lunedì 10 ottobre 2011

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