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«Aids, il virus anche dalle zanzare». «Pillola e spirale bastano a evitare il contagio». I giovani e l’ignoranza che può uccidere

Un adolescente veneto su cinque è convinto che per non contrarre l’Aids occorra evitare rapporti intimi con gli omosessuali. E sempre per un ragazzo su cinque, e ancor di più per le ragazze, usare la pillola è un buon metodo per scongiurare il contagio. Ma va bene anche la spirale, per quasi un ragazzo su dieci.

Pregiudizi e scarsa informazione sono i tratti degli adolescenti veneti, rilevati dall’indagine nazionale dell’Università Ca’Foscari fatta per conto della Consulta Nazionale per la Lotta all’Aids. La ricerca è durata un anno, ha riguardato sei regioni – Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Sicilia – per un totale di 7.500 studenti tra i 14 e i 18 anni. I dati mostrano che è finita l’epoca delle campagne informative degli anni Ottanta e Novanta: ora di Aids non si parla più. Solo il 56 per cento dei ragazzi veneti è consapevole che l’Hiv riguarda tutti, contro il 64 per cento dei lombardi. E solo la metà sa che una persona sieropositiva non è diversa nell’aspetto da una sana, contro l’87 per cento degli emiliano-romagnoli.

I veneti, insomma, ne sanno meno dei loro coetanei italiani e sono più «chiusi». Infatti solo il 5 per cento ammetterebbe pubblicamente di aver contratto il virus, e il 35 per cento non lo direbbe a nessuno, a fronte del 5 per cento dei siciliani. I giovani premiano però i medici di base, eletti seconda fonte informativa dopo la scuola.

L’informazione comunque scarseggia per tutti, tanto che il 37,5 per cento crede che le zanzare trasmettano l’Aids, e il 13 per cento che a farlo siano solo le zanzare africane.

Agli studenti il progetto è piaciuto, come spiega Alessandro Battistella, ricercatore di Ca’ Foscari e autore dello studio: «facevano molte domande, i ragazzi di questi argomenti vogliono parlare a scuola e non in famiglia, gli insegnanti devono farlo».

Qualche problema a raggiungere il mondo cattolico: «ho avuto difficoltà a somministrare i questionari ai ragazzi delle associazioni cattoliche – dice Matteo Cavazzoni che ha partecipato allo studio ricavandone la tesi di laurea magistrale – perché i genitori non volevano firmare i permessi».

Elisa Lorenzini – Il Corriere della Sera – 31 maggio 2014 

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