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L’alimentare anti-crisi riparte con l’export

I prodotti di largo consumo a prezzi contenuti sono aumentati. Cali in alcuni altri. L’occupazione ha retto con accordi taglia-costi

L’alimentare è il settore che ha saputo reggere meglio alla crisi, con contrazioni di volumi e fatturati contenuti. E la ripresa delle esportazioni nel 2010 ha ridato fiato alle imprese che fanno parte del distretto alimentare veneto, in larga parte composto da aziende veronesi, che sono circa 670. L’export 2010 segna +7,1% e vale per Verona 528 milioni.

«L’alimentare prosegue nel recuperare il brusco rallentamento del 2008», commenta Alessandro Bianchi presidente della Camera di commercio. «Le aziende veronesi vanno dimostrando una buona competitività dato che il 65% delle esportazioni si concentra nei paesi dell’area euro». La Germania rappresenta il principale interlocutore per le imprese, qui l’export nel 2010 ha toccato i 125 milioni di euro, mentre 47 milioni sono state le! esportazioni verso la Francia. Per quanto riguarda l’import, i dati della Camera di commercio parlano di 445 milioni dalla Germania, 62 milioni dalla Francia e a seguire Austria e Belgio, per un totale di 814 milioni di import.

L’esistenza di un distretto ha agevolato molte imprese nei rapporti con l’estero: «Il nostro obiettivo è trovare finanziamenti per inserire le aziende all’interno di progetti, di reti», spiega Michele Bauli, rappresentante del metadistretto alimentare veneto, «è difficile far dialogare tra loro le aziende, sono per lo più piccole e ciascuna cerca di fare il proprio bene. Solo quando vedono un tornaconto comune si mettono insieme, mantenendo però la propria autonomia».

Con la crisi sono saltati molti progetti a causa del calo della domanda e parecchie aziende hanno colto l’occasione per riorganizzarsi. «Se l’Italia cresce poco e il resto del mondo cresce molto, meglio puntare all’estero, dice Bauli. ! «E allora in questo caso aiuta far parte di un gruppo, di! una rete».

«L’alimentare è uno dei settori che ha dimostrato la maggior capacità di tenuta nella difficile congiuntura degli ultimi due anni, tanto che il numero delle imprese attive è rimasto sostanzialmente invariato», conclude Bianchi.

Anche dal punto di vista dell’occupazione la crisi non ha schiacciato questo settore. Alessandro Anselmi del Fai Cisl spiega che «le imprese del comparto hanno fatto il minimo ricorso agli ammortizzatori sociali. Qui la flessibilità si gioca sul lavoro stagionale e sul tempo determinato. Nel 2010 alcune aziende hanno tamponato la crisi abbassando il costo del lavoro attraverso accordi che prevedono un migliore utilizzo degli impianti, con 18 o 21 turni a seconda della necessità». La crisi ha pesato soprattutto nel dolciario, «dove agli stagionali è stato abbassato il numero di ore lavorate». Ha registrato invece un aumento della produzione il gruppo Aia, i cui prodotti! son destinati ad un consumo di massa e a prezzo contenuto, al contrario di altre aziende con prodotti più sofisticati dove si è registrato un calo di volumi. «La cassa integrazione e qualche procedura di mobilità», dice Anselmi, «sono andate in supporto alle imprese che producono piatti pronti, verso cui è calato l’interesse». 

L’Arena 13 febbraio 2011 

 

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