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Latte, la nuova etichetta salva-stalle venete. Con via libera Ue a decreto italiano si saprà da dove arriva la materia prima

latteetiL’etichetta che segna la provenienza c’è già, per obbligo di legge, nelle confezioni di latte fresco o dei prodotti Dop. Ma da gennaio, quando entrerà in vigore la nuova norma, l’obbligo di indicazione dell’origine della materia prima andrà scritto anche nelle scatole delle creme spalmabili fino a quelle degli yogurt. Insomma, nel latte a lunga conservazione e in tutti i suoi derivati. Perché il “Made in Italy” si tutela anche così. Il decreto, proposto dal Governo Renzi, su sollecitazione soprattutto di Coldiretti, è stato approvato dall’Ue e se ne attende ora l’applicazione. Si tratta di «una svolta storica» per gli allevatori, le associazioni di categoria e le società di trasformazione. Alcune di queste ultime, in Veneto, hanno scelto la trasparenza da anni. Di più. Ne hanno fatto una bandiera indicando, dai vasetti di yogurt fino al Tetra pak, la provenienza della materia prima, il latte, addirittura dalla provincia o dalla Regione: «Belluno» o «latte veneto».

E il caso di Lattebusche, per fare un esempio. «Grazie a questo decreto per noi sarà finalmente concorrenza leale», annuncia il presidente, Augusto Guerriero. Sulla stessa linea anche Latterie Vicentine che ha voluto stampare le facce dei produttori di latte sulla confezione. «Questo provvedimento rappresenta – sostiene Alessandro Mocellin, presidente della società – la vittoria del consumatore finale che avrà la possibilità di acquistare con chiarezza ciò che vuole: se latte ungherese oppure véneto. Nel nostro caso non potevamo inserire la scritta “vicentino” nel cartone, nonostante il 90 per cento sia di questa provenienza. Abbiamo due produttori da fuori provincia: uno nel Padovano e l’altro nel Veronese».

Lorenzo Brugnera, presidente della Soligo, spera solo che adesso «il decreto non venga “pasticciato” dal legislatore finendo per confondere le idee al consumatore. Perché – dice – davanti alla qualità del prodotto italiano, non c’è storia. E adesso che si apre alla competizione corretta tra produttori siamo positivi: la sensazione è che la gente sempre più scelga la qualità».

L’ORIGINE DELLA BATTAGLIA. Se così sarà confermato, questo porterà, a cascata, una boccata di ossigeno ai produttori di latte che da anni sono in sofferenza. Tanti di loro sono stati costretti a chiudere i battenti. I numeri lo evidenziano. Martino Cerantola, presidente di Coldiretti del Veneto, è ottimista: «Il provvedimento è molto atteso, rappresenta il modo per bloccare un’emorragia che dura da troppo tempo. Se fosse stato fatto prima, avremmo salvato almeno 100 aziende venere dall’inizio dell’anno», dice. Sì, perché il giro vizioso, denunciato da tempo da Coldiretti, è questo. Tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri. Questo vale anche per le mozzarelle. La legge prima di questa novità permetteva di confondere le idee. Bastava che un prodotto fosse materialmente lavorato in Italia per acquisire la possibilità di fregiarsi della bandierina tricolore nella confezione. Anche se chissà da dove proveniva la materia prima. Davanti a questa situazione il consumatore aveva armi spuntate. Peggio ancora era per gli allevatori italiani e veneti. I loro costi di gestione, che hanno standard di qualità elevati per legge, non sono paragonabili a quelli esteri. E così, complice l’addio alle quote latte che ha aperto all’arrivo della materia prima straniera a basso costo, sono stati messi in ginocchio: il latte “spot”, che è in pratica il termometro del prezzo del prodotto della stalla, lo scorso anno era venduto a 22 centesimi al litro. Un produttore di media ne spende 30/35 solo per i costi di gestione. Di qui l’alta mortalità delle stalle venete e italiane. Per questo Coldiretti sostiene che questo provvedimento serve anche indirettamente a sostenere l’occupazione veneta.

Non solo. Fabio Curto, presidente della sezione lattiero caseario di Confagricoltura, ne è convinto: «La nuova norma non è la panacea di tutti i mali, ma è un importante passo avanti. Questo settore è in balìa di tanti fattori anche di natura globale. Per esempio, in un anno il prezzo del latte è raddoppiato, oggi siamo intorno ai 44 centesimi circa, non per il decreto approvato dall’Ue. Ma grazie a questo ora il Made in Italy ha un pilastro in più su cui reggersi. Uno strumento di trasparenza in più per il consumatore: ora potrà scegliere consapevolmente».

Cristina Giacomuzzo – Il Giornale di Vicenza – 1 novembre 2016 

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