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Latte, la protesta degli allevatori arriva ai supermarket. Firmato il decreto che sblocca 55 milioni per il settore. Il ministro Martina oggi incontra Assolatte

La protesta degli allevatori raddoppia. Dopo il presidio avviato sabato dalla Coldiretti davanti al polo logistico Lactalis/Galbani di Ospitaletto Lodigiano, ieri Confagricoltura e Cia hanno allestito un presidio davanti alla Galbani di Corteolona (Pavia). Da questa mattina, invece, gli allevatori cominceranno a stazionare davanti ai più importanti centri commerciali delle principali città: l’obiettivo è quello di spiegare ai consumatori i valori dei prodotti made in Italy e i motivi della protesta. Che sono essenzialmente nel riconoscimento, da parte dell’industria di trasformazione, di un prezzo del latte alla stalla in grado di coprire i costi di produzione.

«La guerra del latte si estende dalle industrie ai supermercati in tutte le regioni per fare conoscere ai cittadini i motivi della mobilitazione che sta impegnando decine di migliaia di allevatori per impedire la chiusura delle stalle e gli effetti irreversibili sull’occupazione, sull’economia, sull’ambiente e sulla qualità dei prodotti», spiega il presdente di Coldiretti, Roberto Moncalvo.

Per questo oggi il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, incontrerà i rappresentanti di Assolatte per capire fin dove ci si potrà spingere nella trattaiva giovedì 12 a Roma, in occasione della convocazione del tavolo latte. «Il Governo – dice Martina – scende in campo a difesa di tutti gli allevatori. C’è bisogno di dare un segnale sul versante del prezzo del latte», ha poi aggiunto ricordando di aver formato il decreto che sblocca 55 milioni a sostegno del settore e degli allevatori.

La tensione rimane comunque alta nei due presidi lombardi che, di fatto, stanno creando gravi problemi alla distribuzione di prodotti lattierocaseari freschi di Lactalis. Il gruppo francesce ieri ha spiegato con un comunicato che «al termine del secondo giorno di blocco del magazzino di distribuzione di Ospitaletto è stato costretto, suo malgrado, a sospendere il ritiro del latte da alcune stalle conferenti. La produzione di formaggi freschissimi -sottolinea Lactalis Italia – non consente oltre una giornata di stock di prodotto. Al terzo giorno di blocco è stato necessario ridurre la produzione degli stabilimenti e, di conseguenza, diminuire del 7% la raccolta del fabbisogno giornaliero di latte, limitando al minimo il disagio per i propri conferenti latte. Nel caso il blocco del magazzino si dovesse protrarre Lactalis Italia sarà costretta a ridurre progressivamente la produzione di formaggi freschi, quindi la raccolta del latte».

Nonostante ciò, ribadisce Matteo Lasagna, presidente di Confagricoltura Lombardia, «noi proseguiremo anche mercoledì nella nostra azione di protesta. Anzi, abbiamo conferme che domani in Veneto gli allevatori apriranno un presidio alla Parmalat». Il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, aggiunge «A fronte dei mancati ritiri di latte da parte dui lactalis abbiamo chiesto la solidarietà delle cooperative per ritirare il latte direttamente dalle stalle degli allevatori che non possono conferirlo. Tra l’altro continuano ad arrivare autocisterne con molto latte non italiano che viene regolarmente ritirato dall’industria».

Sull’allargamento della protesta ai centri commerciali, ieri Federdistribuzione ha spiegato di «aver dato disponibilità alle proposte formulate dal ministero delle Politiche agricole a fine primavera scorsa, che prevedevano operazioni di supporto alla produzione italiana di latte. Ora siamo in attesa che le proposte formulate a suo tempo trovino una concreta attuazione».

R.Io. – Il Sole 24 Ore – 10 novembre 2015 

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