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Latte, produzione in calo e prezzi al rialzo: 46 euro per 100 litri. Tensione sul mercato nazionale dairy. Nuovo report Ismea

La produzione di latte risulta in calo nei principali paesi esportatori a causa dell’impennata dei prezzi degli input e delle avverse condizioni meteorologiche in alcuni bacini produttivi. A rivelarlo è un nuovo report Ismea. La produzione è scesa a -0,9% a marzo 2022 e -1,1% nei primi tre mesi dell’anno. Di fronte alla contrazione dell’offerta si è registrato uno straordinario aumento del prezzo del latte: a marzo 46 euro/100 litri nell’Ue. Al rialzo le quotazioni di burro e polveri magre.

La produzione in Europa

In Europa, principalmente nelle aree settentrionali dove si concentra la quota maggiore della produzione di latte, la siccità ha creato difficoltà proprio nella fase di sviluppo vegetativo delle produzioni erbacee destinate all’alimentazione del bestiame e ciò potrebbe influire pesantemente sulla disponibilità di foraggi nei prossimi mesi, in particolare in un contesto di forte pressione sui prezzi dei principali prodotti impiegati nelle razioni alimentari. Nei primi tre mesi del 2022 le consegne Ue di latte si sono leggermente ridotte rispetto allo scorso anno (-0,3%), ma con differenze significative tra i vari Stati membri: -1,4% in Germania nel periodo gennaio-marzo, -1,2% in Francia, -2,3% nei Paesi Bassi. Anche nei paesi con dinamica positiva il trend di crescita risulta fortemente rallentato (Polonia +2,9%) o in frenata (Italia -0,2%, Irlanda -0,8%).

In calo anche la produzione Ue di burro: -3,3% nei primi tre mesi del 2022). Ugualmente in flessione la produzione Ue di formaggi: -0,9%. Anche in questo caso, le tensioni sul fronte della domanda hanno determinato un significativo rialzo dei listini con i prezzi dell’Edamer che hanno raggiunto i 4.770 euro/t, segnando nel mese di maggio una crescita del 47% rispetto a un anno fa.

Andamento dei prezzi

La minore disponibilità di latte a livello nazionale, ma anche a livello Ue, ha fatto significativamente aumentare i prezzi alla stalla. Nel mese di aprile, secondo la Commissione Europea, il prezzo del latte nell’Ue-27 è nuovamente salito di oltre il 9%, fino a sfiorare il livello record 46 euro/100 kg (+29% rispetto allo stesso mese del 2021). Il prezzo è in aumento particolarmente nei paesi esportatori di commodity, con un picco di 48,5 euro/100 kg (+35% rispetto a marzo 2021) sia in Germania sia nei paesi Bassi, e 46,9 euro/100 kg in Danimarca (+26%). Le stime per il mese di maggio indicano un’ulteriore crescita (+3%) e il prezzo medio dell’Ue potrebbe arrivare a superare i 47 euro/100 kg, in particolare come conseguenza dell’impennata del valore del latte trasformato in burro e polveri magre.

In aumento nei primi quattro mesi del 2022 anche i listini dei principali prodotti guida del mercato nazionale (+3% per i formaggi duri e +10% per i formaggi molli su base tendenziale).

Situazione in Italia

La gestione degli allevamenti nazionali presenta ancora diverse criticità sul fronte dei costi di produzione, considerando la spinta inflazionistica che ormai da diversi mesi sta interessando le materie prime destinate all’alimentazione delle bovine (mais e soia in primis), che può arrivare a rappresentare circa il 60% dei costi totali nelle aziende con produttività e dimensioni elevate.

I prezzi degli alimenti zootecnici sono cresciuti sensibilmente a partire dall’inizio del 2021 per motivazioni essenzialmente legate alla disponibilità a livello mondiale, ma con l’aggravarsi della crisi tra Russia e Ucraina nel mese di marzo 2022 sono stati toccati livelli tra i più alti degli ultimi dieci anni: i prezzi del mais di origine nazionale sono passati da 278 €/ton di gennaio ai 382 €/ton di marzo 2022, con un incremento di oltre il 37% confermato anche per il prodotto di provenienza comunitaria; per la farina di soia il picco è stato raggiunto nel mese di marzo con 584 €/ton (+32% rispetto allo stesso mese del 2021 e +58% rispetto al 2020). Per entrambi i prodotti, la corsa al rialzo sembra essersi arrestata ad aprile-maggio, ma permangono livelli nettamente superiori al biennio precedente.

La dinamica è confermata anche dall’indice Ismea dei prezzi degli input produttivi che per gli allevamenti bovini da latte segna complessivamente un incremento del 19,5% nei primi quattro mesi del 2022, proprio sotto la spinta dei mangimi (+27%), ma anche dei prodotti energetici – energia elettrica e carburanti – in aumento di oltre il 61%.

Commercio estero

Per il secondo anno consecutivo, nel 2021 la bilancia commerciale del settore lattiero caseario nazionale è risultata in attivo per un valore di 493 milioni di euro, in particolare grazie allo straordinario fatturato realizzato sui mercati esteri dal segmento dei formaggi, con 3,6 miliardi di euro di prodotti esportati (+12,3% in valore rispetto al 2020). Le esportazioni di formaggi e latticini italiani hanno continuato a crescere anche nei primi due mesi del 2022 (+22,8% in volume e +26,9% in valore).

Acquisti domestici

I consumi domestici di prodotti lattiero caseari si stanno progressivamente riposizionando su dinamiche pre-Covid. Gli acquisti delle famiglie presso il canale retail risultano in flessione nei primi tre mesi del 2022 (-4,3% rispetto allo stesso periodo del 2021), in corrispondenza di una contrazione meno che proporzionale della spesa (-2,3%), segnale di un deciso aumento dei prezzi medi al consumo (+2,1%).

Le flessioni più rilevanti dei consumi si registrano per il burro che, come verificatosi per altri prodotti base quali uova, farina e altre materie prime con cui durante il periodo delle restrizioni ci si è cimentati in preparazioni casalinghe, ha evidenziato un calo del 15% in volume rispetto a gennaio-marzo 2021. I nuovi ritmi lasciano anche meno spazio per la colazione a casa e si ritorna a una forte riduzione anche degli acquisti di latte, sia uht sia fresco. Solo per le referenze “senza lattosio” permane un forte interesse da parte dalle famiglie italiane evidentemente per assecondare esigenze di salute. Legate alla ricerca del benessere anche le dinamiche del segmento bio, che proprio per il latte fresco ha fatto registrare una controtendenza (+0,8% in volume nel primo trimestre 2022).

Contrazione anche nei consumi di formaggi (-5,7% in quantità), che ha interessato in misura omogenea tutti i vari segmenti merceologici. Meno intensa la flessione registrata dai formaggi duri, probabilmente grazie a un maggiore ricorso alla leva promozionale nei punti vendita. In flessione anche i consumi di yogurt (-5,4% in quantità), sebbene si tratti di un comparto che tende a innovarsi velocemente nel tentavo di soddisfare nuove esigenze dei consumatori.

Prospettive

La tensione sul mercato lattiero caseario nazionale dovrebbe continuare a mantenersi su livelli elevati con prezzi sostenuti – sia alla stalla sia all’ingrosso – da una domanda molto vivace per i formaggi, soprattutto da parte dei compratori esteri, e la produzione di latte che si avvia verso il calo stagionale dei mesi estivi.

La siccità che già a partire dal mese di gennaio, ha colpito le zone più vocate ha già compromesso i raccolti di loietto, frumento e orzo e la difficoltà di irrigazione potrebbe avere riflessi negativi anche sulle future disponibilità di mais. La produzione nazionale di latte potrebbe, quindi, subire una contrazione importante nella seconda parte dell’anno e, considerando anche l’andamento degli altri paesi europei, potrebbero verificarsi serie criticità per l’approvvigionamento di materia prima da parte dell’industria di trasformazione.

Gli operatori dell’industria lattiero casearia – secondo quanto rilevato attraverso le indagini Ismea sul “Clima di Fiducia” – sono, infatti, pessimisti sia a causa della riduzione delle vendite già sperimentata nel primo trimestre sia rispetto alle previsioni di produzione per il secondo trimestre dell’anno. Fortemente negativi anche i giudizi sull’attuale situazione economica nazionale e sugli equilibri geopolitici che potrebbero avere effetti significativi anche sulle performance settoriali.

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