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L’autonomia va in Parlamento. La legge quadro del ministro Boccia fra i collegati al Def. Discussione in aula entro due settimane. Zaia: «Non basta, ma aiuta»

«Discutere di autonomia in Parlamento» per qualcuno è stato a lungo un incubo ma a questo punto, dopo l’interminabile stallo durato due esecutivi e mezzo, oggi c’è chi festeggia il primo segnale di movimento concreto verso l’intesa con le Regioni. Pare, infatti, sia la volta buona: il ddl intitolato «Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata» più conosciuto come norma quadro del titolare degli Affari regionali, Francesco Boccia, è stata inserita fra i collegati alla nota di aggiornamento al Def, documento di economia e finanza, propedeutico alla legge di bilancio 2021.

Tradotto: l’autonomia sale a bordo di un treno diretto a Palazzo Madama e Montecitorio e non può più scendere perché se si vuole approvare la manovra bisogna affrontare anche la discussione sui collegati. «È un passo in più. – commenta il governatore Luca Zaia – Ovviamente è già una situazione vincolante sulla carta. Diciamo che non basta ma aiuta. L’operazione vera sarà quando la Regione avrà concordato la famosa bozza da mandare in parlamento che rappresenterà la base dell’intesa. Questo governo e questa maggioranza possono decidere di scrivere una pagina di storia del Veneto e del Paese oppure lasciarla scrivere a chi arriverà dopo di loro, di certo noi veneti sull’autonomia non indietreggiamo di un millimetro».

Ieri mat tina Stefano Bonaccini, presidente emiliano a capo anche della Conferenza delle Regioni, in audizione alla commissione per le questioni regionali della Camera, commentava: «Bene la legge quadro ma a patto che si svolga con garanzie temporali: non vorrei trovarmi fra quattro anni e mezzo, alla fine della mia seconda legislatura, allo stesso punto perché faremmo ridere il Paese». Il presidente emiliano si aspetta «un’accelerazione da parte del governo nelle prossime settimane: l’ho chiesto a nome dei colleghi al ministro Boccia». E questa potrebbe essere una prima risposta. Anche perché la discussione in aula è questione di una, massimo due settimane. Lo conferma Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Mef: «Discuteremo del Def a stretto giro per procedere con la legge di bilancio. L’inserimento fra i collegati della legge quadro sull’autonomia consente di accelerare il confronto per arrivare in tempi rapidi a soluzioni condivise con le regioni». Secondo il costituzionalista e alfiere della delegazione trattante veneta, Mario Bertolissi, «è un passo in avanti» anche se il sottotesto è che si tratta della cornice generale, non si entra nel merito delle singole materie. «Qui entra in gioco la questione dei Lep (livelli essenziali di prestazione ndr ) previsti dal 2009, questa volta, tutto sommato, il governo mette con le spalle al muro i ministeri, specialmente il Mef. Ora devono tirar fuori le carte». Ma siamo sicuri che il Parlamento voterà anche solo la cornice? «Se non approverà – ragiona Bertolissi – sarà comunque una risposta rispetto allo stallo di questi anni, con prevedibili conseguenze politiche. Se invece approverà, dopo aver discettato in astratto, si entrerà nel vivo. Con questo passaggio si arriva finalmente al vedo. Ma è come una partita a briscola…in questa fase è difficile prevedere chi vincerà sulla base delle prime tre carte». Gli addetti ai lavori, quindi, lo registrano come un passo in avanti ma non cedono a facili euforie. «Ovviamente sono contenta di questa novità – commenta la senatrice della Lega Erika Stefani, già ministro in via della Stamperia prima di Boccia – , se ne parlava anche nella legge di bilancio dello scorso anno e poi è sparita. Attendiamo il testo finale per poter fare una valutazione compiuta. Dalle notizie ufficiose, vedo che la legge quadro è, di fatto, la parte generale che avevo premesso da ministro alle bozze d’intesa sulle singole materie. I punti cruciali sono le modalità di finanziamento secondo il principio della compartecipazione al gettito erariale maturato nel territorio regionale e, soprattutto, del superamento della spesa storica arrivando ai fabbisogni standard che è, letteralmente, l’unica strada per arrivare all’autonomia». Stefani, che sull’autonomia si era gettata anima e corpo ma senza riuscire a superare il muro di gomma pentastellato, si toglie qualche sassolino dalla scarpa: «Continuo a chiedermi, visto che parte del governo è rimasta la stessa, dove sia andata a finire la posizione dei 5s. Ricordo che l’allora ministro per il Sud, Barbara Lezzi, mi chiese: “Come facciamo ad accettare che una Regione, anche a spese proprie, eroghi condizioni di servizio migliori rispetto a un’altra?”. Ecco, a livello ideologico è lì che è saltato tutto. Ma io credo ancora l’autonomia possa essere uno stimolo verso l’alto per l’efficienza di tutte le regioni, non un pericolo a cui contrapporre un’omogenizzazione al ribasso…». Dal passato al futuro prossimo, secondo Stefani il pericolo sabbie mobili non è ancora scongiurato: «Mettiamo passi lo schema della legge quadro, ma poi che succede? Si torna a discutere materia per materia con i singoli ministeri per ogni competenza?».

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