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Lavori in corso per l’applicazione in Italia del Pacchetto Latte

Il Ministero delle Politiche agricole con i rappresentanti della filiera lattiero-casearia sta definendo la normativa nazionale di attuazione del cosiddetto Pacchetto Latte.

Il Pacchetto Latte è la proposta legislativa della Commissione europea che modifica l’Ocm unica riguardante il funzionamento del settore del latte, in particolare dei rapporti economici tra gli allevatori e gli acquirenti dell’industria lattiero – casearia che in passato sono sempre stata a vantaggio di quest’ultimi. La proposta è stata presentata dalla Commissione europea a dicembre 2010 e approvata dal Parlamento europeo a febbraio 2012, come risposta alla crisi che ha investito il settore tra il 2008 e il 2010 e come misura di accompagnamento alla fine del regime delle quote latte In particolare, gli aspetti salienti del nuovo regolamento comunitario e della normativa nazionale di recepimento in itinere riguardano: le trattative contrattuali nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, il riconoscimento delle organizzazioni professionali (Op) e interprofessionali (Oi), la regolazione dell’offerta di formaggio che beneficiano di una Denominazione di origine protetta (Dop) o indicazione geografica protetta (Igp).Dagli incontri finora svolti nelle sedi ministeriali, sono emersi alcuni orientamenti di massima che verranno esplicitati nelle disposizioni attese entro il prossimo mese di settembre. Nella fase di negoziazione tra allevatori e acquirenti, si profila l’introduzione dell’obbligatorietà dei contratti in forma scritta per la compravendita del latte da stipulare prima della consegna, con eventuale obbligo per gli acquirenti di inviare un’offerta scritta (riteniamo che debba essere stabilito un congruo periodo prima della stipula del contratto/offerta ).Per quanto riguarda le Op, la proposta è di confermare i parametri previsti dalla legge nazionale n.102/2005 prevedendo riconoscimenti regionali a quelle Organizzazioni di produttori con almeno 5 soci, che abbiano una produzione commercializzata di almeno 1 milione di euro e rappresentino almeno il 3% della produzione regionale.In Francia recentemente, un analogo provvedimento nazionale, ha stabilito che una Op deve associare almeno 200 produttori di latte, con un quantitativo minimo pari a 600.000 mila quintali di latte, nel caso di materia prima destinata a produzioni a marchio di qualità, le soglie si riducono a 25 allevatori e 70.000 mila quintali di latte; in deroga alle disposizioni sul numero degli aderenti e sulle quantità di latte consegnato, il decreto francese ha stabilito che una Op potrà essere comunque riconosciuta se i suoi aderenti hanno consegnato in media nelle due ultime cam-pagne allo stesso acquirente, almeno il 55% del latte prodotto.

Quanto alle Organizzazioni interprofessionali, la regolamentazione comunitaria ne prevede l’istituzione, affidando loro come compiti principali la valorizzazione della filiera e lo studio dei contratti-tipo. In passato queste organizzazioni interprofessionali non sono servite a ripartire equilibratamente il valore lungo la filiera anzi spesso si sono dimostrate un danno per le imprese agricole.È prevista anche la promulgazione di un ulteriore decreto che servirà per la regolamentare il mercato dei formaggi a Denominazione di Origine Protetta attraverso la presentazione di piani di regolazione dell’offerta (della durata massima di tre anni) che in passato hanno avuto limitazioni da parte dell’Autorità garante per la concorrenza. In prima battuta le nuove norme riguarderanno le Dop a lunga stagionatura. Potranno presentare i piani le Op riconosciute, le Oi o i gruppi di operatori che rappresentino almeno i 2/3 degli allevatori che producono latte per la Dop e i 2/3 dei produttori del formaggio oggetto del piano di offerta.

13 giugno 2012

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