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Lazio. Zingaretti conquista il bis. “Il centrosinistra va rigenerato”. Il governatore punta il dito contro le divisioni che hanno pesato sul Pd

Nicola Lillo. L’unica soddisfazione del centrosinistra in questa tornata elettorale è nel Lazio. Gli elettori hanno confermato alla guida della Regione Nicola Zingaretti, che ha arginato l’avanzata delle destre e del Movimento 5 Stelle. Una vittoria storica, dato che nessun governatore in carica era mai stato riconfermato. E ancor più importante se si pensa che a livello nazionale il Partito democratico non ha raggiunto il 20%. Zingaretti invece, appoggiato anche da Liberi e Uguali che non ha presentato una candidatura alternativa come in Lombardia, è riuscito a conquistare il 34% dei voti (ieri sera lo scrutinio era ancora in corso), lasciando dietro di sé il candidato del centrodestra Stefano Parisi che ha raggiunto un inaspettato 30,6%. Al terzo posto Roberta Lombardi del Movimento 5 Stelle, col 27,1%.

Nel comitato al Tempio di Adriano, nel pieno centro di Roma, i sostenitori di Zingaretti esultano per un successo che non era scontato: c’è anche il fratello Luca, il commissario Montalbano, cercato e inseguito da tanti. I boati che si susseguono dal pomeriggio fino a sera ad ogni aggiornamento dei dati sono una liberazione e le facce si distendono di ora in ora. Potrebbe essere però difficile per il governatore avere una maggioranza nel consiglio regionale: per il governo locale si prefigura infatti un’«anatra zoppa».

La vittoria è stata comunque un’impresa. I voti del Lazio per le elezioni nazionali mostrano infatti tutta un’altra realtà rispetto all’esito delle regionali. In regione per la Camera la coalizione di centrodestra ha ottenuto 1,05 milioni di voti, seguita dal M5S con 985 mila voti e dal centrosinistra che è arrivato a 783 mila. Zingaretti partiva dunque con un forte gap e ha recuperato abbondantemente i 250 mila voti teorici che lo tenevano lontano da Parisi e i 200 mila sulla Lombardi, arrivando primo con una percentuale un poco lontana dal 40% del 2013. «Questo risultato è avvenuto nello stesso giorno della più devastante sconfitta del centrosinistra. E’ rilevante che in tanti abbiano fatto questa scelta per la Regione. E’ stata una straordinaria e bellissima rimonta. Ora è il tempo della rigenerazione per la sinistra», spiega il governatore, che è ora il solo rappresentante del centrosinistra unito e vincente. Ed anche per questo è stato fatto più volte il suo nome per la successione a Renzi alla guida del partito.

Per Parisi, appoggiato da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, si tratta di un buon risultato: «Essere arrivati a un testa a testa è già un miracolo», dice. Nelle ultime settimane Parisi ha infatti avuto una crescita di consenso importante. Il candidato del centrodestra ha deciso di buttarsi in questa sfida solo alla fine di gennaio, a due giorni dalla chiusura delle liste e nonostante una breve campagna elettorale è riuscito ad insidiare Zingaretti. Certo se Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice e candidato con una lista civica che ha ottenuto il 4,5%, avesse fatto confluire i suoi voti sulla coalizione di centrodestra la partita sarebbe andata in altro modo: «La scissione di Pirozzi ha pesato molto – ammette Parisi – Non ha avuto senso di responsabilità».

E’ andata al di sotto delle aspettative invece la candidata del M5S, Roberta Lombardi. La sua percentuale è lontana dal boom a livello nazionale dei grillini. A pesare per lei è stata soprattutto la criticata esperienza di Virginia Raggi a Roma. Lo dimostrano i numeri: nella Capitale Zingaretti è volato oltre al 37% dei voti distanziando di oltre dieci punti la grillina.

La Stampa – 6 marzo 2018

 

 

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