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«Basta altri tagli alla sanità o salta il banco». Lorenzin: negli anni passati già pesanti riduzioni di budget, in gioco i Lea

«Basta altri tagli o nella sanità salta il banco». E basta a «beceri giochi di potere». Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, conferma lo stop ai tavoli della spending review di Carlo Cottarelli sulla sanità e dà l’altolà a interventi sulla spesa di asl e ospedali che bypassino gli accordi del «Patto» con le regioni. I risparmi li deciderà il «Patto», tiene il punto, e tutti i risparmi resteranno in casa Ssn. «La sanità ha già “dato” con 25 miliardi di risparmi», aggiunge.

E nega che i fondi in crescita per 7,6 miliardi nel 2015-2016 siano un «aumento»: sono frutto del Def, delle leggi di bilancio e stabilità e dell’accordo politico di dicembre, afferma il ministro. Con un allarme in più: nel Ssn la situazione «è esplosiva». Apartire dal Sud. Per questo servono iniezioni di investimenti. E di controlli.

Ministro Lorenzin, con le regioni per il «Patto sulla salute» avete concertato più fondi per 7,6 miliardi nel 2015-16. Sembra una mossa in controtendenza rispetto ai tagli promessi alla spesa pubblica.

Ma quale aumento. Il Patto è un accordo triennale che deve avere una cornice sicura di programmazione finanziaria. E i dati che indichiamo non sono inventati, ma la foto dell’esistente che emerge dal Def, dalle leggi di bilancio e di stabilità e dall’accordo politico di dicembre in cui s’è convenuto che la sanità aveva già fatto la sua parte con i tagli alla spesa. Dal 2010 sono stati tagliati 25 miliardi e i tagli più consistenti, dopo la spending di Monti, arriveranno nei prossimi tre anni e cresceranno ancora. Oltre non si può andare, sarebbe insostenibile.

Ma il Fondo sanitario intanto crescerà.

Ripeto: non abbiamo aumentato il Fondo. Stiamo cercando di riportare alla normalità una situazione insostenibile. È in gioco la garanzia dei livelli essenziali di assistenza, a partire dal Sud. Con investimenti fermi, infrastrutture congelate, blocco dei contratti e del turn over, in alcune regioni da quasi 10 anni.

Sta facendo un quadro drammatico.

È così: è una situazione esplosiva. Non è un caso se gli operatori non sono in grado di assicurare le prestazioni nei pronto soccorso. Faccio un esempio: con l’apertura delle “frontiere sanitarie”, come possiamo pensare di intercettare i pazienti dall’estero? Senza ristrutturazioni e investimenti, la migrazione sanitaria non sarà più da una regione a un’altra, dal sud al nord in genere, ma dall’Italia versol’estero. Mentre nel frattempo c’è una previsione di crescita formidabile di spesa, perdire, della farmaceutica. Pensi che tra un anno entrerà sul mercato un farmaco che eradica l’epatite C: costerà 3 miliardi l’anno. Questo è il quadro intorno a cui ragionare.

Con le regioni intanto avete deciso che i tavoli sulla spending di Cottarelli si fermino. Pensate a tutto voi…

Abbiamo detto che fintanto che non si fa il Patto, congeliamo qualsiasi nuova ipotesi di tagli. Abbiamo presentato a Cottarelli tutte le nostre idee, tra l’altro. Dobbiamo fare anche la revisione dei Lea, che costa 900 milioni: ma non chiediamo nuovi fondi, li recupereremo da una migliore gestione dei ricoveri negli ospedali. Abbiamo idee ben chiare, sappiamo dove andare.

Non tutti credono che le regioni possano essere carnefici di sé stesse.

Le regioni non hanno scelta. Ho trovato persone molto responsabili, che stanno sul campo e conoscono i problemi. Dobbiamo riqualificare la spesa a tutto campo, renderla efficiente, ridurre gli sprechi e reinvestire. Altrimenti salta il banco, soprattutto al Sud.

Ma nel Governo sono tutti d’accordo con lei? Con Saccomanni, per esempio, si dice che venerdì a palazzo Chigi c’è stato un confronto non esattamente d’intesa.

Siamo persone educate. Ho ricordato che abbiamo fatto a dicembre un accordo politico per cui di tagli alla sanità non se ne parla per i prossimi tre anni. Oggi non è più possibile colpire con l’accetta. E se le chiedono altri tagli? Ancora non hanno chiesto niente. Diciamo che nel momento in cui codifichi il Patto, tracci una strada da cui poi tornare indietro è difficile. Siamo tutti responsabili, ognuno è pronto a fare la sua parte. E allora, avviamo finalmente una riforma seria e strutturale, diamo tutti insieme, Governo e regioni, risposte concrete e responsabili. Con i ministeri dell’Economia e della Salute che vigileranno in modo più efficiente, sicuro e veloce, i parametri finanziari e quelli sanitari.

Facile a dirsi, meno a farcela davvero e dappertutto. Ma se arrivassero tagli da altre parti, cosa accade?

Con altri tagli non sarebbe possibile fare il «Patto». Serve certezza di budget, che ho chiesto fin dal mio insediamento a maggio. La certezza che ci hanno dato il Def, la legge di bilancio e quella di stabilità. Tutto il resto è solo gossip o becero gioco di potere. Qui si deve fare politica sanitaria, non giochi di potere. Mi sembra preoccupata. Dobbiamo giustamente fare tagli selettivi alla spesa pubblica improduttiva. La mia preoccupazione, non mi stancherò mai di ripeterlo, è che non si tocchi l’unico settore già iperscandagliato, ipercontrollato, ipervigilato.

Mai abbastanza però, a leggere tante cronache locali e nazionali. Piuttosto, che farete dei risparmi che realizzerete? Resteranno tutti in casa Ssn?

I tagli lineari si fanno in cinque minuti. Ègià stato fatto, coni risultati cheabbiamovisto. Oggiètempo di risparmi frutto di riforme strutturali. Gli investimentiportano molto più dei tagli lineari.

A parole sembra facile. Ma qual è la vostra spending, sua e dei governatori?

Ricoveri appropriati, meno ospedale e più territorio che farà risparmiare, costi standard, la spesa per il cibo o le pulizie in ospedale. Le centrali uniche d’acquisto, l’e-ealth una volta che andrà a regime. Ma l’elenco è lunghissimo. La cassa è stata raschiata. Le riforme che vogliamo presuppongono che tutto sia verificato e scandagliato. E queste cose, o le facciamo in house, o restiamo allo stesso punto. Mentre il servizio crolla.

E quali risparmi promette a Saccomanni?

Io prometto di fare un lavoro molto serio. E saranno cifre importanti nei tempi giusti.

Il Sole 24 Ore – Roberto Turno – 2 febbraio 2014

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