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«Cane (guida) non può entrare» Non vedente allontanata ristorante

La signora voleva cenare con il marito e il suo cane a Treviso. Lei insiste e ottiene una sistemazione poco confortevole. Interviene la polizia

VENEZIA – Una donna non vedente ha segnalato al capogruppo regionale del Pdl Davide Bond che stava per essere allontanata da un ristorante di Treviso perchè il suo cane guida non era il benvenuto.«Serve fare chiarezza una volta per tutte – ha detto Bond, rendendo nota la segnalazione riguardante il caso avvenuto circa un mese fa – sulla disciplina dei cani guida. Non è possibile che ancora oggi ci siano atti di autentica discriminazione ai danni dei non vedenti. Per questo scriverò una lettera all’assessore Remo Sernagiotto e al ministero della Salute per segnalare il problema».

La segnalazione pervenuta a Bond è di una signora non vedente di Feltre, S.Z., che con il marito e il cane-guida era andata a cena in una ristorante etnico di Treviso. «Prima non volevano farmi entrare con il cane – ha riferito la donna al consigliere – poi mi hanno invitata a sedermi vicino alla porta d’ingresso in una zona davvero poco confortevole. Ho rivendicato i miei diritti ma non volevano sentir ragione così ho chiamato la polizia. Solo in questo modo, il proprietario ci ha fatto accomodare ma non era affatto convinto». «Il caso di Treviso non è il primo – ha commentato Bond – Spesso molte persone ignorano le leggi sui cani guida e le normative sulla disabilità, dai supermercati ai mezzi pubblici.

La stessa signora mi ha riferito che un anno fa, in un museo a Trento, si è sentita dire che poteva entrare solo se teneva il cane in braccio, un pastore tedesco di 32 chilogrammi. E di aver subito spiacevoli discriminazioni in alberghi di Ortisei e in Valle Aurina». Anche sulla base di questa segnalazione Bond ha deciso di sollecitare campagne di sensibilizzazione da parte della Regione e del ministero: «L’ignoranza della normativa in materia di disabilità e diritti dei disabili non è ammessa. Non è possibile che nel 2012 un ipovedente non possa entrare in un locale pubblico e sedersi a un tavolo come tutti. È una questione di civiltà». (Ansa – 11 maggio 2011)

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