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Corte conti Veneto, linea dura su sprechi e abusi in sanità. Il nuovo procuratore Evangelista: rigore ed equilibrio

evangeslistadi Sabrina Tomè. Tolleranza zero verso gli sprechi, in particolare nella sanità, ma senza creare un clima ansiogeno tra medici e operatori sanitari. Potenziamento dell’attività di prevenzione per bloccare sul nascere altri casi Mose. E poi una stretta collaborazione con le Procure penali venete, disciplinata da appositi protocolli. È il piano d’azione del nuovo procuratore della Corte dei Conti Paolo Evangelista impegnato in questi giorni in un “tour” attraverso il Veneto, per incontrare i referenti istituzionali, per illustrare i principi cardine della magistratura contabile, per capire le singole realtà territoriali perché, sottolinea, «Venezia è importante, ma la peculiarità di questa regione è di avere tanti altri centri rilevanti». Cosi, dopo Padova e Verona, il primo dicembre Evangelista sarà a Treviso. Procuratore, lei ha annunciato una forte attenzione alla sanità. Ci sono molte istruttorie aperte in Veneto? «Si, c’è stato un aumento esponenziale delle segnalazioni, anche per importi minimi».

«Ci sarà la massima vigilanza e un intervento molto fermo da parte nostra nei casi di ingiustificata violazione della tempistica per gli interventi, soprattutto se essa è connessa a percezioni indebite. In Veneto ci sono due o tre casi, il più recente nel Bellunese. Perseguiremo con rigore i casi sospetti, agiremo con fermezza in presenza di dolo, ma anche con equilibrio e prudenza nei casi di colpa. Che deve essere colpa grave. Non per ogni errore si finisce davanti alla Corte dei Conti, sia chiaro, ma solo quando c’è una certa gravità. Intendiamo evitare situazioni ansiogene nei confronti del personale sanitario».

Sì riferisce alla medicina difensiva? «La parte più delicata del nostro lavoro è verificare la gravita della colpa con la massima prudenza e col massimo equilibrio perché altrimenti i medici possono ritenere di non cimentarsi più in interventi chirurgici di particolare complessità oppure, al contrario, disporre accertamenti diagnostici non necessari che aggravano la spesa. Mi batterò con tutte le mie forze, insieme ai colleghi della Procura, per evitare di alimentare il fenomeno della medicina difensiva. In quest’ottica spero di mutuare l’esperienza positiva avuta in Lombardia e in Trentino, con riferimento alle segnalazioni che vengono dalle aziende sanitarie e relative ai risarcimenti i quali, in base alle nuove regole sulle coperture assicurative, sono tutti effettuati dalle aziende stesse. Qui c’è il danno erariale in quanto scatta il risarcimento, ma le aziende sono chiamate a interrogarsi su come prospettare le segnalazioni alla Corte dei Conti. Nei casi in cui non ci siano malpractice o situazioni di particolare gravita, è la stessa amministrazione che dovrebbe fare una prevalutazione col suo comitato rischi. Poi scatta la segnalazione alla Procura, ma precisando che la colpa non è grave, salvo diverso avviso della Procura. In tal modo si può innescare un meccanismo virtuso e accelerare i tempi. La segnalazione alla Corte, se correttamente intesa, può avere effetti positivi perché responsabilizza maggiormente il personale medico e sanitario e, nello stesso tempo, ci permette di procedere a un esame in tempi rapidi; si crea cosi quel clima si serenità operativa, evitando la medicina difensiva negativa sia per il paziente che per le casse della sanità. È un settore in cui cercheremo di investire molte risorse e di fare adeguata informazione».

Il rischio paralisi riguarda anche gli altri campi dell’amministrazione pubblica? «Occorre agire con equilibrio e prudenza, i comportamenti da perseguire devono essere caratterizzati da colpa grave oppure dolo. Diversamente, c’è il rischio della paralisi istituzionale, con gli amministratori che hanno paura di agire. Inoltre è importante capire il contesto in cui le decisioni vengono prese».

Lei ha sottolineato l’importanza dell’azione preventiva da parte della Corte dei Conti. Come si fa prevenzione? «La prevenzione si fa quando, per esempio, ci arriva una segnalazione in cui viene prospettata l’ipotesi di danno erariale di lieve entità al momento della denuncia, ma che potrebbe potenzialmente diventare di rilevanti dimensioni. Il nostro intervento, magari una semplice richiesta di chiarimenti, crea un warning da parte dell’amministrazione per cui si provvede a porre rimedio. In sostanza vi è un comportamento correttivo a seguito del nostro intervento, anche senza avviare i processi. A volte si chiede alla Procura un’attività di consulenza, ma non è il nostro ruolo. Ciò che invece possiamo fare, su una determinata problematica, è richiamare i principi affermati dalla nostra giurisprudenza, in modo da permettere all’amministrazione di inquadrare meglio la fattispecie».

Ma oggi si può prevenire un altro caso Mose? «Qui entra in campo un’altra funzione, sempre della Corte dei Conti, che è quella del controllo. Il fatto è che a un certo punto c’è stata la disciplina normativa di gestione del Mose che ha creato deroghe proprio sui sistemi di controllo. Prestando la dovuta attenzione al sistema di controllo, è più difficile che si realizzino situazioni come il Mose. E comunque, al di là dell’apparato organizzatorio, l’aspetto centrale è quello della persona. È fondamentale l’aspetto etico di chi è chiamato a guidare il modello».

Ci sono casi specifici? «Mi piace citare l’esempio di tre importanti opere di Venezia: Fontego dei Tedeschi, ponte di Rialto, restauro del palazzo dei Camerlenghi dove speriamo di trasferirci all’inizio del prossimo anno. Sono tre iniziative molto positive, pur se fondate su modelli diversi: il Fontego è privato al 100%, Rialto ha un partenariato pubblico-privato, Camerlenghi è totalmente pubblico. I modelli, dicevo, sono diversi, ma quando si segue un criterio meritocratìco nel senso più vigoroso del termine e quando c’è gente motivata, arrivano risultati come questi, risultati dove l’Italia riesce ad esprimersi al meglio».

Quindi non è il project financing a preoccupare, ma chi lo gestisce? «Assolutamente. Chi deve gestire va scelto in base a criteri seri di esperienza e professionalità. L’altra coordinata fodamentale è il sistema di controllo che deve essere fatto da un soggetto terzo e imparziale. Di qui l’importanza della Corte dei Conti. Seguendo questi presupposti si riesce a prevenire casi come il Mose».

La “pesante eredità” del Mose, come l’ha definita, a che punto è come istruttorie? «Ce ne sono alcune che hanno avuto già la loro conclusione e all’inizio prossimo anno si terranno i processi davanti alla Corte dei Conti, come il danno d’immagine contestato all’ex presidente Galan. Poi c’è la vicenda dei “sassi da annegamento” per un importo di circa 40 milioni. Li siamo stati costretti come Procura a notificare un atto di messa in mora per evitare la prescrizione. Va ribadito che l’atto di costituzione in mora è una cautela, non un’anticipazione di giudizio. Si vuole evitare la prescrizione com’è successo purtroppo per una parte del danno dell’impianto di biomasse».

C’è qualche “warning” sulla Pedemontana? «Qui c’è l’iniziativa della Sezione centrale di controllo. Il caso ha voluto il collega che sta seguendo l’istruttoria alla Sezione di Roma sia Antonio Mezzera, che evidenziò per primo alcune criticità nel Mose. Bisogna stare attenti, io vengo dall’esperienza della Lombardia e dell’autostrada Brebemi: si era partiti con un’opera che doveva essere a costo zero e finanziata dai pedaggi. Solo che poi il traffico è risultato inferiore alle aspettative e sono emerse le criticità. Il caso Brebemi potrebbe costituire un riferimento per esigere maggiore attenzione. Ed è qui che emerge l’importanza della funzione di controllo della Corte dei Conti, anche rispetto al passato. In periodo di crisi, infatti, l’attenzione deve essere ancora più alta: non possiamo più permetterci gli sprechi del passato ed è necessaria massima attenzione alla fase della fattibilità delle opere pubbliche. Una non oculata gestione delle risorse finanziarie incide sulle tasche dei contribuenti attraverso la tassazione».

A proposito di servizi pagati dai cittadini, in questi giorni è scoppiato a Padova il caso della multiutility Etra. «Seguendo la rassegna stampa su questa vicenda, appare l’ipotesi di una fattispecie penalmente rilevante. Come Corte dei Conti stiamo cercando di coordinarci con i colleghi della Procura penale, stiamo valutando anche l’ipotesi di protocolli di intesa, in modo da coordinare le nostre risorse. La Guardia di Finanza potrebbe nello stesso tempo riscontrare elementi penalmente rilevanti e cogliere gli aspetti che possono configurare responsabilità per danno erariale. A mio avviso si impone un coordinamento, già ci sono stati gli incontri con i colleghi delle procure del Veneto per cercare di perfezionare un raccordo tra il pm contabile e il pm penale. Questa vicenda è uno dei casi in cui emerge la necessità di una fattiva collaborazione tra magistrature».

Il Mattino di Padova – 20  novembre 2016 

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