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«Costa di più, non è migliore» processo cibo-bio per bimbi

Secondo il Johns Hopkins Children’s Center “La varietà della dieta è molto più importante” L’incubo dei pesticidi e degli additivi pericolosi spinge verso la scelta del biologico Un business in continua crescita: il 10 per cento di pappe e snack ha il bollino verde

Nei negozi, da quelli di quartiere alle grandi catene, la macchia colorata che occupa interminabili file di scaffali è la prova della rivoluzione avvenuta. E le cifre confermano il colpo d’occhio: con un mercato in crescita esponenziale, il cibo biologico per bambini sta rapidamente avviandosi alla totale conquista degli Stati Uniti. Ma ora, in pieno boom, arriva la domanda che non ti aspetti: cari genitori siete sicuri che faccia bene ai vostri figli? Che sia meglio di quello tradizionale? L’interrogativo, quasi blasfemo, apre la sezione “salute” del Washington Post e si appoggia sulle ultimee più accurate ricerche nella scienza dell’alimentazione.

«La varietà della dieta è molto più importante ed ha un impatto maggiore sul futuro dei piccoli rispetto alla scelta bioo non bio. Fornire la giusta quantità di vitamine, fibre e minerali, capire subito le eventuali allergie: queste sono le regole importanti per la salute.

Questo dimostrano tutte le nostre ricerche»: dice Tiffany Hays del Johns Hopkins Children’s Center.

A darle ragione studi approfonditi che hanno preso in esame centinaia di casi tra donne incinte e bimbi di varie età (da0a6 anni). Incrociando i molti dati, il risultato non cambia: non ci sono evidenze scientifiche, niente prove schiaccianti a testimoniare che il cibo organico sia meglio dell’altro.

E lo stesso confermano gli esperti dell’università di Stanford, che hanno collaborato ai progetti: «Certo c’è un buon 30 per cento di possibilità in meno di trovare pesticidi negli alimenti bio. Ma in tuttii nostri prelievi non abbiamo mai visto valori sopra la soglia di rischio nemmeno negli altri. E anche gli additivi presenti nei prodotti tradizionali non sono nocivi per la salute». E pure sui valori nutrizionali, la scienza non sembra dare una mano ai sostenitori del naturale: non ci sono indicazioni chiare che siano maggiori o migliori. Insomma, come dice uno dei medici, che la pappa bio sia meglio «è solo una percezione, una questione psicologica che rassicura i genitori quasi a livello inconscio». Poi ovviamente aggiunge: «Noi non vogliamo dire alla gente cosa deve mangiare, ma solo dare un quadro il più completo possibile per aiutare le persone in una decisione importantee difficile come scegliere il cibo peri loro figli». Tesi destinata a far discutere, tanto che sui blog le mamme e i papà si sono già scatenati. «Vergogna Stanford»: urlano in caratteri tutti maiuscoli. E Abby dall’Ohio scrive: «Non si tratta di preferire una dieta o un’altra. Io voglio soltanto evitare di dare da mangiare veleno ai miei bambini e per questo compro solo bio». E molti citano altri studi con dati diversi: «Basta andare su Google per vedere quanti pesticidi ci sono e che danni provocano». Poche le voci caute: «Lo so, lo so forse è così quando si tratta dei miei piccoli sono un po’ nevrotica», ammette una madre.

È una vera e propria ondata di indignazione a conferma di un successo inarrestabile. E le cifre sono lì a testimoniarlo: Happy Family, una delle aziende leader del settore, fatturava 115mila dollari nel 2006, ora guadagna 35 miliardi.

La quota di mercato è attorno al 10 per cento (dell’oltre miliardo di dollari complessivo), ma ogni mese la quota sale e poco importa se i genitori devono pagare molto di più per comprare cibi bio: in alcuni casi anche il doppio, con una media di rincari del 30 per cento.

Quasi una mania se si pensa che in alcuni ospedali dai genitori è stato chiesto ai dottori di mettere prodotti naturali nei tubi dell’alimentazione dei loro figli malati.

Un boom che certo nasce dalla sana voglia di preservare la salute, ma frutto anche di una moda, che ha trasformatoi tipici sacchetti colorati in status symbol, grazie ad una strategia di marketing sempre più aggressiva.

Ed è per evitare inutili spese alle famiglie, che sono sempre di più i pediatri che scelgono di non consigliare cibi bio alle neo mamme. Su Internet molti siti di associazioni di medici affrontano il problema, nessuno attacca ovviamente i prodotti naturali, ma tutti provano a fare un po’ di chiarezza. «Non ci sono elementi scientifici a provare che sono più salutari, i livelli nutrizionali e la qualità sono uguali. Ogni tanto, ci sono allarmi sulla presenza di sostanze tossiche nei vari alimenti, ma nella maggioranza dei casi sono falsi», dice uno di loro al Washington Post. E la sua conclusione è in bilico tra la speranza e l’ironia: «Mi auguro che questi genitori così preoccupati di evitare pesticidi e ormoni ai loro figli, poi siano anche così scrupolosi nell’educarli ad una sana alimentazione da adolescenti. L’obesità è il vero nemico da combattere». Nell’attesa che anche dimagrire diventi finalmente una moda, con i conseguenti vantaggi per la salute.

PER SAPERNE DI PIÙ www.washingtonpost.com

Repubblica – 25 marzo 2013

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