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«Deficit, enti inutili, province: i veri numeri della spending review». La replica di Yoram Gutgeld, commissario alla revisione della spesa pubblica, a Roberto Perotti

Dopo l’intervista pubblicata ieri dal «Corriere della Sera» all’economista Roberto Perotti, che criticava duramente la politica del governo sulla spesa pubblica, riportiamo, qui sotto, l’intervento-replica del commissario alla spending review, l’economista Yoram Gutgeld. Nell’intervista Perotti, docente all’Università Bocconi di Milano, ha sostenuto: «Ero andato a Palazzo Chigi, chiamato, per ridurre la spesa pubblica. Poi però mi sono reso conto che si era deciso di non farlo seriamente».

di Yoram Gutgeld*.«Nell’intervista di ieri di Roberto Perotti ci sono molte inesattezze, sicuramente in buona fede. Per la stima che abbiamo per il professor Perotti vale la pena replicare punto per punto. Le opinioni sono opinioni, ma i numeri valgono per tutti.

1. Alla domanda di Fubini «Il deficit sta aumentando?» manca la risposta chiara e Perotti parla di un aumento dell’1% sul Pil. Cerchiamo di essere chiari: nel 2013 e 2014 il deficit era al 3%, nel 2015 con Renzi passa al 2,6%, nel 2016 siamo al 2,4%. Non è necessario essere professori per vedere che il deficit sta diminuendo. Possiamo poi aggiungere che è al livello più basso degli ultimi dieci anni. E questo era un impegno di Renzi e Padoan.

2. La riduzione di spesa pubblica alle Regioni e agli enti territoriali rischia di veder crescere la pressione fiscale locale. Spiace che il prof. Perotti non abbia avuto il tempo di leggere la legge di Stabilità 2016 che esplicita chiaramente che nessun ente territoriale può alzare le tasse. Non è una valutazione personale: è una legge del Paese, che come tale viene rispettata.

3. Il prof. Perotti sostiene che con la riforma Madia tutti gli stipendi dei dirigenti saranno aumentati, ignorando che uno dei cardini della riforma dice esattamente l’opposto: cala la parte di posizione e cresce la componente legata al risultato, alla performance. Si può discutere nel merito della riforma Madia, ma ciò che teme Perotti è il contrario di quello che è stato scritto nel testo.

4. Sui risparmi della riforma costituzionale è interessante conoscere le valutazioni del prof. Perotti. Se egli non vuole considerare le province — la cui conferma in Costituzione porterebbe ovviamente a una revisione della Legge Delrio visto che tale legge è stata espressamente prevista come transizione in attesa della riforma costituzionale — è interessante conoscere quanto venga prezzata da Perotti la riduzione dei 315 stipendi dei senatori, dei rimborsi ai gruppi in Senato, della spesa per il personale del Senato, e dello stipendio dei consiglieri regionali; così come la cancellazione dei rimborsi ai gruppi regionali, l’eliminazione degli enti inutili come il Cnel, e il risparmio del funzionamento della macchina statale e regionale. Noi stimiamo questo risparmio totale in oltre 500 milioni di euro, comprensivo delle province. Il prof. Perotti quanto valuta questo indubitabile risparmio?

5. Il prof. Perotti confonde i cinepanettoni sussidiati nel passato con un sistema diverso di finanziamento del cinema che esiste in tutti i principali Paesi del mondo e che è il Tax credit , una delle forme più efficaci di sostegno ai territori. Perché la ricaduta diretta e indiretta di film che vengono girati sul territorio ha visto crescere intere filiere industriali in altre zone del mondo. Verrebbe da provocare in risposta alla polemica di Perotti: forse un disoccupato del Sud può trovare più facilmente lavoro se quel territorio, anziché fare promozioni turistiche con le regioni in giro per il mondo, crea infrastrutture per il turismo anche alla luce del ritorno di visibilità che possono dare i film di tutto il mondo. Altro che cinepanettoni: quello era il passato che noi abbiamo cancellato.

6. I dirigenti pubblici percepivano fino a 301 mila euro quando Renzi è diventato presidente del Consiglio. Nel giro di un mese il limite è stato abbassato a 240 mila. È corretto dire che i costi sono stati ridotti o è giusto negarlo come sembra fare il prof. Perotti?

7. Quando si parla di evasione fiscale, stranamente, il prof. Perotti ignora un dato: nella storia dei 70 anni di Repubblica il 2015 ha visto il livello di recupero dell’evasione più alto di sempre. Il record nazionale di lotta all’evasione è stato dunque segnato durante il governo Renzi anche grazie a strumenti come fatturazione elettronica e dichiarazione telematica. Spiace che il prof. Perotti non lo abbia considerato nonostante fosse uno dei punti di forza dei famosi 20 miliardi di spending proposti a suo tempo da Cottarelli.

8. Sulle partecipate le opinioni di Perotti sono opinioni totalmente slegate dalla realtà. Come egli possa credere che una riforma non ancora in vigore sia destinata a fallire appartiene al magico mondo delle previsioni: vedremo tra un anno chi avrà avuto ragione e chi torto. La nostra analisi è che le partecipate diminuiranno in modo corposo perché per la prima volta ci sono strumenti concreti per il processo.

9. Sulle centrali d’acquisto Perotti conferma che dal 2016 arriveranno i primi risultati di un lavoro voluto dal nostro governo nel 2014. Egli stima i risparmi in oltre 4 miliardi e noi ce lo auguriamo. Ma come insegna la serietà e la credibilità, se si fanno riforme occorre del tempo per averne gli effetti.

10. La Rai. Il canone costava ai cittadini che lo pagavano 113 euro nel 2015. Il canone è diminuito nel 2016 a 100 euro. E continuerà a diminuire nel 2017. A noi sembra un evidente passo in avanti per i cittadini. Grazie a questo governo la Rai costa ai cittadini meno del passato e continuerà a costare meno. O anche questo è «altamente ingannevole» come dice il professor Perotti? A proposito di informazione completa, il Professore Perotti cita la Bbc come un esempio di efficienza. Lo sarà senz’altro, ma non sarebbe stato opportuno anche ricordare che il canone che paga ogni famiglia britannica per finanziare la Bbc è di 200 euro l’anno (dato 2015), e che le risorse complessive del canone Bbc ammontano a oltre 5 miliardi di euro, più di tre volte rispetto alla Rai?

Potremmo continuare a lungo nel merito delle riflessioni che Perotti svolge a proposito della lotta alla povertà (stanziati per la prima volta 700 milioni in questo settore) o sulla bontà dell’azione del governo, a cominciare dal Jobs act che ha portato dal febbraio 2014 ad oggi, secondo l’Istat, ad avere 585 mila posti di lavoro in più».

*Commissario per la spending review

Il Corriere della Sera – 5 settembre 2016 

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