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Le Casse chiedono tre mesi in più per le riforme

Chieste modifiche per attenuare i vincoli sui professionisti. Un emendamento che prolunga di tre mesi il termine per consentire alle Casse di previdenza professionali di “mettersi in regola” con le riforme di sistema.

Misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni, ma anche rispetto ai patrimoni degli stessi enti, lungo un arco temporale riportato da 50 a 30 anni. È stata firmata dal vicepresidente della commissione Bilancio della Camera, Giuseppe Francesco Marinello (Pdl) e da Antonino Lo Presti (Fli) e depositata nelle commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio la proposta di emendamento al decreto legge Monti (Dl 201/2011) che “recepisce” le istanze dell’Adepp, l’associazione che riunisce gli enti previdenziali di medici, avvocati, ingegneri, commercialisti e di tutte le Casse dei liberi professionisti private in base ai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996. Il comma 24 dell’articolo 24 del decreto verrebbe, dunque, modificato ripristinando da 5o a 3o anni l’orizzonte di sostenibilità in base al quale gli enti sono chiamati a fare riforme strutturali. Resterebbero le “sanzioni” previste se non si dimostra di garantire l’equilibrio (il passaggio al contributivo pro-rata, come per il pubblico, e un contributo di solidarietà dell’1% sui rispettivi pensionati per due anni). Ma si allungherebbe di tre mesi- dal 31 marzo al 30 giugno 2012—il termine per varare le riforme. Che non dovrebbero solo rispettare un saldo previdenziale positivo (cioè il rapporto tra entrate per contributi e uscite per prestazioni) ma tenere conto delle capacità dei patrimoni delle Casse a far fronte alle emergenze. Il solo criterio del saldo previdenziale, infatti, non mette quasi nessuna Cassa al riparo dal segno meno, neppure a 30 anni, tanto meno a 50. Mentre l’ammontare di patrimonio consente ad altrettante di far fronte alle “gobbe” previdenziali, soprattutto in alcuni periodi critici tra il 2025 e il 2035. «Le dinamiche economiche – ha spiegato Antonino Lo Presti -sono così imprevedibili che allungare i tempi da 30 a 50 anni e porre appena tre mesi per varare riforme strutturali è assurdo. Il sistema contributivo è un approdo al quale le Casse stanno arrivando con riforme che vanno meditate e inserite nei contesti e nelle peculiarità, anche molto diverse, di ciascuna. Mi auguro una maggioranza allargata su questa proposta di modifica». Il presidente dell’Adepp e dell’Inpgi (la Cassa dei giornalisti), Andrea Camporese ha rivolto un “appello”, ieri, in audizione nelle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato sulla manovra, affinchè queste modifiche siano accolte. «Ogni riforma necessita di tempi lunghi per essere efficace – ha spiegato Camporese – in condizioni non emergenziali come quelli della previdenza privata». Il rischio, secondo Camporese, che potrebbe verificarsi in assenza di modifiche all’attuale testo, è infatti quello di «far pagare alle giovani generazioni di professionisti un prezzo doppio: l’effetto della passività dei sistemi premianti incardinati, in alcuni casi, nel passato, e un aggravio pesante di contribuzione in virtù di nuove regole di sostenibilità a 50 anni presenti nel decreto in discussione».

Il Sole 24 Ore – 10 dicembre 2011

 

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