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Casse previdenziali: patrimonio dimezzato con il piano sugli immobili

Non entrate in quella casa. Si è subito trasformato in un film dell’orrore l’ipotesi avanzata dal governo in merito al patrimonio immobiliare delle casse di previdenza privata. Il progetto, caldeggiato dal ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi, prevede la vendita degli immobili costruiti prima del 1977, senza vincoli di pregio artistico o storico e prive delle caratteristiche di abitazioni di lusso.

La proposta prevederebbe una vendita calmierata, perché le abitazioni verranno valutate una somma pari a 150 volte il canone mensile indicizzato corrisposto al momento dell’entrata in vigore della legge. Secondo questo calcolo un appartamento da 90 metri quadrati, costruito negli anni 60 nel quartiere romano dei Parioli verrebbe valutato circa 225 mila euro. «Praticamente un terzo del suo valore reale — protesta Andrea Camporese, presidente dell’Associazione enti di previdenza privata — ed è solo un esempio dell’impatto che avrebbe questa legge sul nostro mondo. Prima però bisognerebbe fare un passo indietro e ricordare che gli Enti di previdenza dei professionisti italiani sono soggetti di diritto privato ai quali la legge di privatizzazione ha affidato piena autonomia gestionale e amministrativa. Nemmeno nell’Unione Sovietica degli anni 50 sarebbe stato immaginabile scavalcare un simile stato di diritto per portare a termine un’operazione di esproprio di tale portata».

Secondo l’Ufficio studi dell’Adepp attualmente il patrimonio immobiliare delle casse private è pari a 8 miliardi di euro ma si tratta di un calcolo del ’97, quindi ampiamente sottostimato rispetto al valore attuale. Un intervento come quello ipotizzato (che malgrado qualche smentita d’ufficio potrebbe prendere la forma di un emendamento alla Legge di Stabilità) finirebbe per impoverire il patrimonio delle casse dei professionisti. «Oggi ci tocca osservare — continua Camporese — un’ipotesi di vendita forzata del patrimonio immobiliare che rischia di dimezzare le riserve accantonate in decenni. Una proposta che immagina addirittura di entrare nella gestione terza dei fondi immobiliari vigilati da Banca d’Italia per imporre vendite e prezzi. Francamente crediamo sia troppo».

È indubbio però che in alcune realtà metropolitane (Roma su tutte) esiste un’emergenza sociale legata al costo delle abitazioni. E questo intervento si collocherebbe all’interno di una strategia di politica abitativa per favorire l’accesso alla proprietà della prima casa da parte di famiglie monoreddito e nuclei formati da anziani. Sono stati individuati almeno 30 mila alloggi (quasi tutti a Roma e Milano) che risponderebbero all’identikit e che garantirebbero allo Stato un introito di almeno 120 milioni. Il punto è che l’obiettivo nel mirino appartiene a un mondo, quello dei professionisti, che è appena stato sottoposto a una prova molto dura: dimostrare la sostenibilità di bilancio per i prossimi 50 anni. Per raggiungere un simile traguardo le casse hanno varato, quasi tutte, una riforma previdenziale e ingaggiato una «battaglia» con il ministro Fornero per conteggiare nel bilancio anche il patrimonio immobiliare. Ed è proprio grazie alla riserva aurea del mattone che quasi tutte le casse private sono riuscite a presentare un piano affidabile.

Proprio in questi giorni è stato l’Enpam (Ente di previdenza dei medici e dei dentisti) a ottenere, per primo, l’approvazione dei ministeri del Lavoro e dell’Economia in merito alla riforma previdenziale. Un piano che tiene conto di un patrimonio immobiliare non indifferente. L’Enpam infatti è l’ente che più di ogni altro può contare su un mattone solidissimo: ammonta a più di due miliardi il valore degli immobili dei medici. «Svendere il patrimonio secondo i criteri ipotizzati — ha subito precisato il presidente Enpam Alberto Oliveti — ci costringerebbe a tagliare le pensioni future degli oltre 350 mila medici e dentisti attivi in Italia. E a patirne sarebbero soprattutto i giovani». E questo sarebbe davvero uno scenario da film dell’orrore.

Corriere della Sera – 17 novembre 2012

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