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    Home»Attività Sindacale»Le Confederazioni sindacali del lavoro pubblico si mobilitano contro il sequestro delle liquidazioni. Firma la petizione
    Attività Sindacale

    Le Confederazioni sindacali del lavoro pubblico si mobilitano contro il sequestro delle liquidazioni. Firma la petizione

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati16 Luglio 2024Aggiornato:18 Luglio 2024Nessun commento3 Minuti di lettura
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    CGIL, UIL, CGS, CSE, COSMED, CIDA e CODIRP lanciano oggi una petizione diretta a Governo e a Parlamento per porre fine alla dilazione del Trattamento di Fine Servizio (TFS) e del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) dei dipendenti pubblici.  

    Per oltre un decennio, i dipendenti pubblici hanno subito un ingiusto sequestro delle loro liquidazioni, erogate con modalità differite e rateali, causando ritardi che possono arrivare fino a sette anni. Questa pratica non solo li discrimina rispetto ai dipendenti privati, ma rappresenta anche una grave ingiustizia sociale, specialmente per coloro che raggiungono la pensione di vecchiaia o il limite ordinamentale per la permanenza al lavoro. Soprattutto in un periodo di alta inflazione, ogni dilazione erode nel tempo il potere d’acquisto di queste liquidazioni, aggiungendo un ulteriore danno al già inammissibile ritardo nell’erogazione delle stesse.

    Nonostante i moniti della Corte Costituzionale, culminati nella sentenza n.130/23, che ha dichiarato la trattenuta del TFS in contrasto con il principio della giusta retribuzione sancito dall’art. 36 della Costituzione, si continuano a perpetuare trattamenti discriminatori nei confronti dei lavoratori dipendenti del settore pubblico.

    È intollerabile che, nonostante i numerosi disegni di legge presentati da tutte le forze politiche, non sia stato ancora adottato alcun provvedimento concreto per risolvere questa ingiustizia, ma ci si limiti ad auspici, moniti, che non hanno concretamente risolto le varie penalizzazioni e riduzioni economiche che si stanno accumulando a carico dei dipendenti pubblici. È ora che il legislatore intervenga con urgenza per porre fine a questo sequestro illegittimo, restituendo il maltolto e garantendo civiltà giuridica ed equità.

    Le sigle sindacali delle Confederazioni CGIL, UIL, CGS, CSE, COSMED, CIDA e CODIRP, ritengono che sia necessaria una mobilitazione decisa per ottenere finalmente giustizia per i dipendenti pubblici.
    Invitiamo tutti i dipendenti pubblici e i cittadini a firmare la petizione e a sostenere questa battaglia per i diritti.

    QUI PER FIRMARE LA PETIZIONE

    IL TESTO DELLA PETIZIONE
    Il differimento del Tfs dei dipendenti pubblici è stato censurato dalla corte costituzionale – sentenza n.130/23- in quanto contrasta con il principio della giusta retribuzione, contenuto nell’art. 36 della costituzione. Sollecitiamo il legislatore ad intervenire con urgenza per impedire il meccanismo del pagamento differito.

    Firma la petizione al Governo e al Parlamento
    Da più di 10 anni la liquidazione di TFR TFS dei dipendenti pubblici nonostante i ripetuti richiami della Corte Costituzionale è ingiustamente erogata con modalità differita e rateale con un ritardo che può arrivare anche fino a sette anni.

    In tal modo i dipendenti pubblici sono discriminati rispetto ai dipendenti privati. Più volte la Corte Costituzionale ha sollecitato il legislatore a porre rimedio a questa ingiustizia sociale. Particolarmente intollerabile il sequestro della liquidazione per quanti hanno raggiunto la pensione di vecchiaia o il limite ordinamentale per la permanenza al lavoro, specialmente in un periodo di alta inflazione che erode in maniera importante la sua consistenza, aggiungendo danno al danno. Numerosi disegni di legge presentati in questi anni da tutte le forze politiche non hanno avuto esito.

    È giunto il momento di porre fine a questo sequestro per i dipendenti pubblici per restituire il maltolto, per un minimo di civiltà giuridica ed equità.

    Pertanto le sigle sindacali delle Confederazioni CGIL, UIL, CGS, CSE, COSMED, CIDA, CODIRP ritengono che sia necessaria una decisa mobilitazione.

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    Cristina Fortunati
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