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Le conseguenze della crisi. Almeno una trentina di riforme nel gruppo delle grandi incompiute

di Roberto Turno. Oggi, 29 settembre, seduto in quel caffè proprio nel giorno del genetliaco n. 77 («le gambe delle donne», dice la Smorfia napoletana) del Cavaliere, Enrico Letta compie 154 giorni da premier. Giornate tribolate, non sempre da incorniciare. Fino al game over di ieri. Giornate che in Parlamento lasciano un sospeso pesantissimo, molte amarezze e troppe promesse inevase.

Col programma iniziale in alto mare e grappoli di incognite insolute tra Camera e Senato. Ancora troppo lontana dal traguardo la missione anche minima che il Governo tra diversi s’era data nella sua agenda. Se il barometro politico segna tempesta, il termometro parlamentare aveva del resto già da tempo superato, e di parecchio, i 39 gradi. Febbrona parlamentare per il Governo a maggioranza molto variabile durato cinque mesi.

Numeri e identikit di tutte le risposte non date dal Parlamento, la dicono lunga. Almeno dieci leggi governative ammuffite e cinque decreti legge da convertire, con tutti i rischi del caso. Decreti pesanti, in scadenza entro l’11 novembre. Per dire: argomenti come abolizione dell’Imu sulla prima casa, Cig, salva-Pompei, precari e stretta per la Pa, istruzione e ricerca, contrasto al femminicidio.

E non solo, naturalmente. Perché anche solo a restare nello stretto – perché sempre più stretta si era fatta da tempo la via per incassarle – perimetro delle leggi da fare arrivate da palazzo Chigi, ecco almeno altri quattro pezzi da novanta. Come l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e la commissione parlamentare per le riforme costituzionali: la prima stritolata nella morsa di chi diceva di voler cambiare per poi cambiare il meno possibile, la seconda che ha visto sempre più allontanarsi quelle riforme (basta col bicameralismo perfetto, riduzione dei parlamentari) che la gente chiede e che l’economia pretende nel senso di velocizzare il processo decisionale, ma che non arrivano mai. E che dire della terza incompiuta, l’abolizione delle province: lo stop della Consulta alla “riforma Monti” ha rimesso tutto in alto mare e il Ddl di Letta è arrivato alla Camera ma la Camera non lo ha ancora esaminato. Ultima vittima del non fare tra i Ddl del Governo, ci sarebbero poi le semplificazioni, altro cavallo di battaglia degli “anti-burocrazia” a parole e della vita e dell’economia più facili per cittadini e imprese: altro miraggio parlamentare.

Come se non bastasse, ecco poi il ginepraio delle leggi di iniziativa parlamentare che hanno brillato soltanto nei cassetti delle commissioni di Camera e Senato. Dove la difficile (impossibile) somma tra Pd e Pdl ha prodotto il risultato di lasciare fermi al punto di partenza i boccini parlamentari. La grande incompiuta – quella che a conti fatti potrebbe allontanare la prospettiva di elezioni anticipate in tempi rapidissimi – è la cancellazione del porcellum made in Calderoli (e non solo): ha vivacchiato e niente di più al Senato tra dotti discorsi, trabocchetti, faide e polemiche sempre le stesse.

Ci sarebbero poi, non certo materia “minore”, provvedimenti che hanno squassato a ripetizione i soci della maggioranza non maggioranza. Come il contrasto a omofobia e transfobia. I diritti di cittadinanza per gli immigrati. La legge sulla diffamazione a mezzo stampa. Perfino gli orari di apertura/chiusura per i negozi. E chi più ne ha, più ne metta.

Ma naturalmente nell’imbuto sono finite altre riforme pesanti, perfino strettamente intrecciate con i conti pubblici e con la legge di stabilità e la riforma dell’imposizione sulla casa (si veda altro articolo in pagina), che nell’agenda del Governo sono (erano) segnate con un cerchio rosso: è il caso della delega fiscale, appena approvata dalla Camera e trasmessa al Senato dove proprio questa settimana la commissione Finanze pensava di poterne avviare l’esame. Diventerà carta straccia? Che finisca a rotoli dopo che il Cavaliere ha staccato la spina, non è ipotesi remota. Ultimo ma non ultimo, il pacchetto giustizia tanto a caro ai neonati forzisti, con la responsabilità dei magistrati in prima fila. Ma anche lo scambio mafia/politica, più sponsorizzato dalla sinistra. E le pene detentive non carcerarie. Addio sogni di gloria.

Insomma, a contarle tutte le vere incompiute non sono meno di trenta. E trenta resteranno col banco che salta. Delitti perfetti (o imperfetti) per chi aspettava la ripresa, anche solo di qualche decimale, per l’occupazione, per l’economia nazionale. Per chi non può aspettare a tempo scaduto.

L’ATTIVITA’ DEL GOVERNO LETTA

  
Enrico Letta ricopre la carica di presidente del Consiglio da 154 giorni
26Le riunioni del Cdm 
Dal suo insediamento l’esecutivo guidato da Letta si è riunito a Palazzo Chigi 26 volte
41I provvedimenti deliberati
Il Governo delle larghe intese guidato da Letta ha deliberato, durante le riunioni del Consiglio dei ministri, 41 provvedimenti
  
Raggiungono quota 15 i decreti legge che hanno fatto scattare il semaforo verde da parte del governo in carica
16I provvedimenti diventati legge 
Sono 16, complessivamente i provvedimenti del Governo trasformati in legge dello Stato
10I Dl convertiti in legge 
Ammonta a 10 la cifra riguardante i Dl che sono diventati legge
5I Dl entrati in vigore 
Sono 5 i decreti legge, proposti e promossi dall’esecutivo guidato da Enrico Letta, attualmente in vigore
  
Sono 3 i disegni di legge, elaborati dal leader e dai ministri del Governo delle larghe intese, che non sono stati trasmessi alle Camere

Il Sole 24 Ore –  29 settembre 2013

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