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Le Dop e Igp italiane sono a quota trecento. Il 22% dell’export è loro. Pasta, riso e latte: etichetta d’origine scade a marzo 2020

Maurizio Tropeano. Con la registrazione nella serie C della Gazzetta ufficiale i prodotti agroalimentari a denominazione d’origine protetta diventa trecento consolidando così il primato italiano in Europa. Per 295 è già arrivato il via libera di Bruxelles, le altre (oltre al cioccolato di modica anche le Igp Marrone di Serino, Pitina, Lucanica di Picerno e Mele del Trentino) sono in attesa della risposta della Commissione ma chi al ministero segue i dossier spiega che in tutti questi anni le «opposizioni sono rarissime».

Quando arriverà la promozione dell’Unione Europea i cinque riconoscimenti saranno inseriti nella serie L della Gazzetta ufficiale e le Igp certificate diventeranno 132, le Dop 166 e le Sgt due (Mozzarella e Pizza napoletana). In questo modo si rafforzerà il ruolo di traino di tutto il sistema agroalimentare italiano. Secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita che prende in esame i dati consolidati del 2016 si tratta di un comparto che ormai rappresenta l’11% dell’industria alimentare e il 22% dell’export agroalimentare nazionale attestandosi a 14,8 miliardi di cui 8,4 arriva dai mercati esteri.

I controlli

Un sistema garantito da 10 mila controlli in un anno effettuati sia da parte delle autorità pubbliche dei consorzi di tutela. Un sistema che sul mercato nazionale trova ulteriori garanzie, almeno per quanto riguarda pasta, riso, pomodoro e latte nell’obbligo di indicazione di origine dei prodotti in etichetta che resterà in vigore fino a marzo del 2020. Nei giorni scorsi, infatti, è stato firmato il decreto che estende la sperimentazione in attesa che diventi pienamente operativo il regolamento approvato dall’Unione Europea. Si tratta di norme a maglie più larghe rispetto a quelle imposte dal governo italiano il decreto evita «vuoti di disciplina e incertezze interpretative e continuerà a garantire trasparenza verso i consumatori e la valorizzazione dei prodotti italiani».

I giudici amministrativi

E a proposito di denominazioni una sentenza definitiva del Tar del Lazio ha salvato la nocciola piemontese. I giudici amministrativi, infatti, accogliendo il ricorso presentato da un centinaio di sindaci dei comuni piemontesi ha deciso che la dicitura «Tonda Gentile Langhe» dovrà essere cancellata dal Registro vivaistico nazionale. Secondo l’europarlamentare Alberto Cirio, promotore del ricorso «Questa sentenza apre la strada al riconoscimento di una nuova Igp e fa storia, perché dice che il nome Langhe è delle Langhe. E non si tocca».

La Stampa – 14 maggio 2018

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