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Le famiglie italiane spenderanno 1.500 euro in più nel 2012

Un dato è certo: i bilanci familiari saranno messi a durissima prova. L’anno che comincerà tra tredici giorni rischia di essere uno dei più difficili che la storia repubblicana d’Italia abbia mai visto.

Le famiglie italiane dovranno fare i conti fino a 1.500 euro di aumenti in media. È l’effetto combinato delle manovre di quest’anno (e non solo dell’ultima varata dal Governo Monti), delle altre quattro (decreto Sviluppo, provvedimenti di luglio e Ferragosto, legge di stabilità) che hanno chiesto tanti contributi diversi alle famiglie italiane e dai segnali di ripresa del costo delle materie prime sui mercati internazionali.

Cominciamo da quello che è sicuramente la base di partenza per far quadrare i bilanci familiari: la casa. Ebbene dal prossimo anno il costo del mattone sarà sicuramente più oneroso. Il debutto anticipato dell’Imu che coinvolgerà anche la prima abitazione costerà circa 200 euro pro capite (172 per l’esattezza se si tiene conto del gettito previsto dalla manovra Monti dopo le modifiche apportate nel passaggio alla Camera). Per chi ha anche una seconda casa si deve stimare almeno 320/330 euro di costo fiscale aggiuntivo. Alla casa sono connessi anche i costi di gestione come le utenze. Nomisma ha calcolato che per l’energia elettrica serviranno 21,5 euro in più e per il gas 32 euro in più su base annua, a causa sia agli aumenti delle quotazioni del greggio sia ai maggiori costi per le energie rinnovabili. Qualche barlume di speranza potrebbe arrivare dal fronte dei mutui grazie all’abbassamento del costo del denaro della Bce: vantaggi che riguarderanno chi ha acquistato un immobile con un finanziamento a tasso variabile.

Gli altri fronti del prelievo

Le tasse non riguarderanno solo la casa. Il rincaro dello 0,33% delle addizionali regionali Irpef con effetto già dal 2011 (le conseguenze si sentiranno con una busta paga più leggera da gennaio a novembre) comporteranno ulteriori sacrifici, a cui potrebbe aggiungersi dal 2012 un incremento (o l’istituzione) anche dell’addizionale comunale. Qui il contributo sarà variabile a seconda dei redditi. Cercando di mediare tra le previsioni circolate nei giorni scorsi si potrebbe arrivare a un prelievo aggiuntivo medio anche sui 200-300 euro all’anno.

I consumi

Tasse non solo su patrimoni e redditi, saranno colpiti anche gli investimenti e i consumi. Nel primo caso, al di là delle rimodulazioni dei bolli su conti correnti e sui libretti postali, dal 1° gennaio debutta il nuovo prelievo al 20% sulle rendite finanziarie che risparmia soltanto i risparmi in titolo di Stato. Qui molto dipenderà dalla composizione del portafoglio dei risparmi delle famiglie ma le previsioni di molti analisti nelle scorse settimane portano a ritenere che bisognerà iscrivere un budget ulteriore nelle previsioni di spesa. C’è poi il capitolo consumi. Il primo aumento dell’Iva è scattato dallo scorso 17 settembre e ha riguardato solo i beni soggetti ad aliquota ordinaria (passata appunto dal 20 al 21 per cento). Qualche esempio? Calzature, abbigliamento, elettrodomestici (frigoriferi, tv, lavatrici), automobili, moto e scooter, telefonini, apparecchiature elettroniche, prodotti per la casa. La guerra di cifre che ha visto contrapposte associazioni di consumatori e categorie della distribuzione ha stimato in modo molto variegato l’effetto dell’aumento. Di certo c’è che almeno tra i 100 e i 200 euro in più bisognerà prevederli, anche nel caso in cui dovessero sorgere “complicazioni” impreviste e si dovesse ricorrere ad esempio a prestazioni professionali. Ma c’è di più. Il decreto salva-Italia ha riscritto la clausola di saslvaguardia che dovrebbe portare a risparmi della spesa pubblica sulle agevolazioni fiscali. Se non si dovesse arrivare entro i tempi previsti al riordino delle prestazioni socio-assistenziali, la copertura sarà assicurata da un ulteriore rincaro dell’Iva. Ad aumentare dal prossimo 1° ottobre sarà ancora l’aliquota ordinaria (dal 21 al 23 per cento) ma anche quella del 10% (che potrebbe salire al 12%) che riguarda, tra gli altri, anche molti prodotti alimentari. In questo caso, potrebbero essere necessari anche tra 200 e 400 euro in più.

Trasporti nel mirino

Di sicuro, invece, c’è stato il maggio esborso che tutti gli automobilisti devono sostenere alla pompa di benzina per l’aumento delle accise: in questo caso sono almeno 120 euro a famiglia. Bisognerà poi valutare l’impatto di un ulteriore aggiustamento delle tariffe per i pedaggi autostradali, riviste da poco proprio alla luce dell’aumento Iva. Né potrebbe essere più consolante la scelta di optare per i trasporti pubblici. Molte città hanno già aumentato i prezzi del biglietto urbano e altre si stanno preparando. Alcune regioni invece destineranno meno fondi per autobus e treni interurbani: ragionevole prevedere che – a parità di servizio – saranno le famiglie a dover pagare di più.

Ilsole24ore.com – 18 dicembre 2011

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