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Le misure decise su dati già superati: Veneto e Liguria a rischio stretta. Quei numeri da “rivalutare” dell’Istituto superiore di sanità. Verso nuove ordinanze

di Michele Bocci Nel giorno in cui scatteranno i provvedimenti restrittivi in tutta Italia, domani, la Cabina di regia dell’Istituto superiore di sanità si riunirà nuovamente per il suo appuntamento settimanale. Produrrà un altro monitoraggio in base al quale ci saranno certamente da inasprire le misure per certe Regioni, che passeranno così da gialle ad arancioni o da arancioni a rosse. E Roberto Speranza dovrà preparare molto probabilmente nuove ordinanze. Quello di ieri è solo l’inizio, giurano molti tecnici. Del resto ci sono dati che stanno peggiorando quasi ovunque.
È un cortocircuito tra i tempi delle indicazioni tecniche e quelli delle decisioni politiche che probabilmente porterà ad emanare quasi subito altri atti. Ieri per inserire le sei Regioni nelle zone rossa e arancione è stato infatti usato il monitoraggio di venerdì scorso, basato sui dati dal 19 al 25 ottobre. Un po’ vecchiotti, come ha fatto polemicamente notare il governatore della Lombardia Attilio Fontana, che avrebbe voluto vedere misure dure più estese a livello nazionale. Nuovi dati però non ce n’erano.
Ieri mattina la Cabina di regia, nella quale ci sono anche rappresentanti delle Regioni, si è riunita in via straordinaria per tentare di fare un monitoraggio anticipato rispetto a quello del venerdì ma i tecnici si sono subito resi conto che i numeri inviati dalle Regioni non erano ancora completi. E così hanno dato il via libera all’utilizzo del vecchio rapporto. In conclusione del verbale hanno spiegato come mai sono state date alcune indicazioni. Ad esempio quella di inserire la Val d’Aosta tra le Regioni zone rossa. Il problema è l’incertezza dei suoi numeri, che da oltre tre settimane non sono completi e delineano «una situazione non valutabile e di conseguenza potenzialmente non controllata e non gestibile». Ma il passaggio più delicato riguarda Veneto e Liguria, che ieri hanno discusso a lungo col Governo. In base al fattore di replicazione Rt, tra 1,25 e 1,50, e al rischio alto, calcolato grazie ai 21 indicatori del monitoraggio, avrebbero dovuto essere inserite in zona arancione come Puglia e Sicilia. Ma quella definizione del rischio è arrivata perché i dati erano incompleti e quindi, scrive la Cabina di regia, «considerando l’imminente rivalutazione del rischio su dati aggiornati alla settimana 26 ottobre-1 novembre 2020, si ritiene di attenzionare in particolare queste Regioni per una definizione aggiornata e puntuale del livello di rischio ». Come dire, se i numeri non vanno bene già domani potrebbero essere considerate da zona arancione. Non saranno le sole a cambiare colore in peggio. Anche la Toscana probabilmente avrà dati peggiori della settimana 19-25, che la porteranno verso misure più restrittive. Stessa cosa rischia, ad esempio la Campania ma anche altre Regioni.
I numeri di ieri intanto hanno segnato un aumento di circa 2mila casi rispetto a martedì. Sono infatti stati trovati 30.550 nuovi positivi, su 211.831 tamponi. I decessi sono stati 353. Negli ospedali sono ricoverati 1.069 pazienti in più rispetto al giorno precedente. Il totale adesso è di 24.408. Le persone in terapia intensiva sono 2.292, cioè 67 in più del giorno prima. «Nelle ultime 3 settimane il trend è in aumento anche se negli ultimi giorni vediamo una certa stabilizzazione -– commenta Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero alla Salute – Il numero dei positivi rispetto ai tamponi supera il 10%, un segnale non del tutto positivo. I ricoveri sono in aumento, anche se non c’è una vera e propria criticità poiché i posti in terapia intensiva sono aumentati».

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