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Le misure. Sì a requisizioni a tutto campo. Medici in trincea, alt alla pensione. Agli straordinari di medici e infermieri 150 milioni

Il Sole 24 Ore lunedì. Per aggiungere preziosi posti letto soprattutto in terapia intensiva sempre più sotto pressione potranno essere requisiti beni mobili e immobili nel pubblico e nel privato per «potenziare la capienza delle strutture ospedaliere». Potranno essere requisiti dai prefetti, sempre pagando un indennizzo, gli alberghi per le quarantene dei cittadini. Anche gli ospedali privati saranno tenuti a mettere a disposizione se necessario e dietro indennizzo locali e personale sanitario. In ogni caso prima di ricorrere a questa extrema ratio per la quale si stanziano 100 milioni le Regioni potranno sfondare i tetti di spesa previsti attualmente e siglare contratti con le case di cura private anche non accreditate per ricorrere ai loro posti letto: una misura per la quale ci sarà una dote di 240 milioni. Infine fuori o dentro gli ospedali potranno essere creati moduli, prefabbricati e tensostrutture senza vincoli edilizi e sanitari di accreditamento per aggiungere posti letto per i pazienti più gravi.

Ecco alcune delle misure straordinarie per la Sanità contenute nel terzo decreto legge varato dal Governo da quando è scoppiata l’emergenza. Misure che cubano 1,150 miliardi per il 2020. In campo entra anche la Sanità militare con 320 tra medici e infermieri con la possibilità di mettere in pista 2 ospedali da campo e 6 autoambulanze di biocontenimento grazie a un finanziamento di 35 milioni. Per premiare il personale sanitario in trincea nella battaglia contro il coronavirus sono stanziati 150 milioni per pagare di più gli straordinari. Spunta anche una nuova norma sempre per il personale sanitario: se nel decreto Sanità pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 marzo si prevede di ricorrere anche ai medici e infermieri pensionati da assumere con contratti di sei mesi nel nuovo decreto gli ospedali se non avranno alternative (il reclutamento appunto di nuovo personale) potranno «trattenere in servizio i dirigenti medici e sanitari, nonché il personale del ruolo sanitario del comparto sanità e gli operatori socio-sanitari, anche in deroga ai limiti previsti dalle disposizioni vigenti per il collocamento in quiescenza». In pratica sarà congelata la possibilità di andare in pensione durante il periodo di emergenza.

Il decreto mette in pista varie misure anche sul fronte produttivo per venire incontro ai fabbisogni dell’emergenza. Innanzitutto il commissario per l’emergenza sanitaria che sarà Domenico Arcuri, ad di Invitalia, potrà potenziare «le filiere produttive dei beni necessari» per l’emergenza «costruendo nuovi stabilimenti e riconvertendo quelli esistenti». Il decreto spinge poi sulla produzione in Italia di mascherine con due norme ad hoc. La prima stanzia 50 milioni che saranno gestiti da Invitalia da erogare alle aziende -sotto forma di finanziamenti agevolati o a fondo perduto che produrranno mascherine. La seconda misura prevede infine la possibilità di produrre mascherine chirurgiche in deroga alle norme vigenti. Le aziende produttrici che ricorreranno alla deroga dovranno inviare all’Istituto superiore di Sanità un’autocertificazione sulle caratteristiche tecniche delle mascherine. L’Iss in 2 giorni si pronuncerà circa la rispondenza delle mascherine alle norme vigenti. Infine niente più obbligo di quarantena (come per i sanitari) per i lavoratori delle filiere produttive dei farmaci, dei dispositivi medici e della diagnostica

 

Marzio Bartoloni

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