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Le professioni scampano il blitz. Riforma degli Ordini

Nel decreto legge approvato venerdì i criteri per riscrivere gli ordinamenti entro dodici mesi. Punto di partenza l’esame di stato che resterà necessario per accedere alle professioni

Niente blitz sulle professioni, che scampano il pericolo della liberalizzazione selvaggia e ottengono una riforma coerente con le richieste degli stessi ordini professionali, imperniata sull’imprescindibilità dell’esame di stato. Con un lungo articolo in due commi, il testo di manovra approvato ieri dal consiglio dei ministri mette nero su bianco i principi ai quali nei prossimi dodici mesi ci si dovrà attenere per rendere più moderna la regolamentazione delle libere professioni. Punto di partenza, appunto, l’esame di stato come previsto dall’articolo 33, comma 5, della Costituzione che resterà necessario per accedere alle professioni regolamentate le quali dovranno poi svolgersi secondo i principi della libera concorrenza, garantendo la presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale e una pluralità di offerta che consenta ai cittadini l’effettiva possibilità di scelti tra i servizi offerti. La norma fissa gli ambiti di intervento del legislatore, precisando innanzitutto che l’accesso alla professione è libero ed eventuali limitazioni potranno essere previste solo per ragioni di interesse pubblico.

Dovrà poi essere previsto l’obbligo della formazione continua permanente, la cui violazione sarà considerata illecito disciplinare e sanzionato secondo quanto previsto dai singoli ordinamenti. Anche la formazione del tirocinante dovrà essere regolamentata dai nuovi ordinamenti professionali, prevedendo un equo compenso di natura indennitaria commisurato all’apporto del praticante allo studio.

Dovrà essere previsto un tetto massimo di tre anni alla durata del tirocinio che però, sulla scorta di quanto già sperimentato per esempio da dottori commercialisti e consulenti del lavoro, potrà essere svolto durante il corso di laurea in base ad apposite convenzioni con il Miur. Quanto ai compensi professionali, il riferimento per la pattuizione saranno sempre le tariffe professionali, che potranno però essere derogate. Solo in caso di mancata pattuizione del compenso, quando il committente è un ente pubblico, per la liquidazione giudiziale ovvero nel caso in cui la prestazione professionale è resa nell’interesse di terzi, si applicheranno d’ufficio le tariffe professionali. Anche assicurazione e pubblicità dovranno essere regolamentati.

A tutela del cliente, infatti, il professionista dovrà stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’attività professionale e della polizza dovrà essere data idonea informativa al cliente al momento dell’assunzione dell’incarico. Quanto alla pubblicità, la reclame informativa, con ogni mezzo, relativa all’attività professionale, le specializzazioni e i titoli professionali posseduti, nonché la struttura dello studio e i compensi delle prestazioni, deve essere sempre consentita. A condizione però che le informazioni siano trasparenti, veritiere, corrette e non siano equivoche, ingannevoli e denigratorie.

Il governo, poi, è delegato a emanare una legge per introdurre nell’ordinamento «una società ad hoc fondata sugli apporti di lavoro intellettuale dei professionisti, che consenta l’esercizio delle professioni in maniera aggregata e multidisciplinare». Novità rilevante: questa organizzazione, denominata «società di lavoro professionale» (s.l.p.), prevede una apertura «alle società multiprofessionali, compatibilmente con gli ordinamenti dei professionisti coinvolti».

Fondata sul lavoro intellettuale, la s.l.p. ha come elemento organizzativo la prestazione d’opera dei soci professionisti, e «per sua natura giuridica, che discende dall’art. 33, comma 5, Cost. a mezzo del quale si distingue il professionista nel genere dei lavoratori autonomi», viene considerata «prestazione d’opera professionale, o prestazione di lavoro professionale». Non necessita di un capitale minimo, e prevede tutele tanto del lavoro intellettuale dei soci, quanto dei clienti quali «consumatori di servizi».

ItaliaOggi – 14 agosto 2011

 

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