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Le ragioni della Sisac. Intervista al coordinatore Pomo: “Passare le nostre competenze all’Aran non farebbe risparmiare nulla”. E intanto le Regioni approvano un nuovo regolamento

Dopo le polemiche seguite all’emendamento (non ammesso) delle Regioni, che chiedeva più risorse per la Struttura che si occupa delle convenzioni di medici e farmacie, il neo coordinatore sottolinea che “non si tratta di aumenti, quanto di assicurare i costi sostenuti negli ultimi 10 anni anche in considerazione dei nuovi compiti”. Ottimista sul rinnovo delle convenzioni: “Fiducioso di poter costruire un clima collaborativo”. Il nuovo regolamento

 “Se vogliono che la SISAC continui il lavoro fatto con la sottoscrizione degli ultimi Accordi della medicina convenzionata, devono assicurarne il finanziamento”. Dopo le polemiche sull’emendamento delle Regioni (che poi non è stato ammesso) alla Legge di Stabilità in cui si chiedevano risorse in più a carico del Fondo sanitario per la Struttura che si occupa delle convenzioni di medici di famiglia, pediatri, specialisti ambulatoriali e farmacisti, parla così il nuovo coordinatore della Sisac, Vincenzo Pomo che in quest’intervista spiega perché servono più risorse per la struttura, chiarisce cosa prevede il nuovo regolamento per il funzionamento della struttura approvato recentemente dalla Conferenza delle Regioni e parla del futuro delle convenzioni. E poi, su un eventuale migrazione delle competenze della Sisac all’Aran ribatte: “Credo che non possa verosimilmente produrre alcuna riduzione dei costi”.

La Conferenza delle Regioni ha approvato il nuovo regolamento della Sisac. Dottor Pomo ci può dire le novità e soprattutto quando entrerà in vigore?

Le novità principali del nuovo regolamento sono sostanzialmente due. La prima riguarda il compenso del coordinatore per cui viene stabilita una cifra fissa e non più ancorata allo stipendio di un dirigente di I fascia rivalutato percentualmente. E la seconda riguarda il vice coordinatore che non lavorerà più a tempo pieno e il cui compenso è stato ridotto del 60%. Complessivamente la SISAC registrerà un risparmio di circa 50 mila euro per la gestione complessiva del coordinamento.  Il nuovo Regolamento è stato approvato nella seduta della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome del 5 novembre.

A proposito di risorse, ci sono state però molte polemiche, anche da parte dei sindacati, dopo l’emendamento alla Legge di Stabilità presentato dalle Regioni in cui si chiedono 600mila euro in più, da prendere dal Fondo sanitario, per il funzionamento della Sisac in vista del rinnovo delle convenzioni per medici di famiglia, pediatri, specialisti ambulatoriali e farmacisti. Perché servono queste risorse?

Dal 2009 al 2015, a fronte di finanziamenti per alcuni anni insufficienti, la SISAC è riuscita sempre a garantire il pareggio di bilancio utilizzando le riserve accantonate grazie ad una amministrazione oculata. Per il 2016 lo stanziamento previsto a carico dello Stato di circa 600 mila euro è assolutamente insufficiente per garantire il normale funzionamento della Struttura. Vi è da dire che la SISAC da quest’anno, ottimizzando ulteriormente le proprie risorse, mette a disposizione della Commissione salute la propria sede che sarà utilizzata anche per i lavori di alcuni tavoli tecnici regionali.

Ma perché prendere le risorse dal Fondo sanitario?

La SISAC viene finanziata dallo Stato per 600 mila euro annui ed il completamento necessario deve essere assicurato attraverso il Fondo Sanitario come tutte le spese che le regioni sostengono per garantire sia le attività centrali (ad esempio per la partecipazione dei propri tecnici ai lavori della Commissione Salute, presso l’AGENAS ed i Ministeri della Salute e dell’Economia), sia i costi per le attività periferiche prevalentemente di parte sindacale (distacchi sindacali e partecipazioni ai comitati permanenti regionali ed aziendali). Non si tratta quindi di utilizzare in modo inappropriato le risorse del Fondo perché con esso devono essere garantiti i costi dell’intera organizzazione e non solo di quelli della diretta assistenza ai cittadini. Il finanziamento della SISAC è, di fatto, una parte irrilevante di questa spesa che ammonta a diversi milioni di euro.

L’emendamento però non è stato ammesso dalla commissione Bilancio.

C’è stato un errore nella sua scrittura in quanto si faceva riferimento al 1 gennaio 2015. Ma trattandosi delle Legge di Stabilità 2016 evidentemente quella data risultava incoerente con il disegno di legge in corso di approvazione.

Pensa quindi che le Regioni presenteranno un altro emendamento?

Se vorranno che la SISAC continui il lavoro fatto con la sottoscrizione degli ultimi Accordi della medicina convenzionata, devono assicurarne il finanziamento.

Ma perché si dovrebbero aumentare le risorse ad una struttura che per 5 anni non ha fatto contratti? Non sarebbe meglio passare tutto all’Aran?

Non si tratta di aumenti  quanto di assicurare i costi sostenuti negli ultimi 10 anni ed in considerazione dei nuovi compiti affidati alla Struttura. È evidente che il nostro principale compito è quello del rinnovo delle convenzioni ma il nostro ruolo non si esaurisce solo con trattative e firme degli accordi. La SISAC dal 2006, con la rilevazione annuale delle deleghe, effettua un censimento completo dei tre settori di competenza;  ha avviato flussi di rilevazioni dei dati di attività e spesa nell’area del convenzionamento; assiste le amministrazioni in materia di applicazione delle clausole contrattuali (al 31 dicembre 2014 la SISAC aveva corrisposto a 404 richieste formali);  gestisce e monitora il contenzioso che direttamente o indirettamente attiene l’applicazione degli ACN di settore; provvede alla divulgazione delle informazioni assunte tramite portale, servizio mail ed a mezzo di attività seminariali orientate alla formazione del personale delle amministrazioni; collabora con i ministeri competenti per l’assistenza nei compiti di questi ultimi nell’ambito del settore convenzionato.  Ogni anno sul nostro portale registriamo 450 mila accessi e che stiamo per mettere a punto un sistema informatizzato unico e trasparente attraverso cui saranno pubblicati tutti i dati delle professioni da noi monitorate. Il bilancio poi è sempre stato in ordine ed è certificato dai revisori dei conti nominati dai Ministeri della Salute e dell’Economia e dalle Regioni. Considerando che la SISAC si occupa di un comparto che vale 7 mld di euro annui con soli 5 dipendenti, mi sento di dire che il costo è senz’altro contenuto ed appropriato.

Venendo alla seconda questione, credo che il passaggio delle competenze all’ARAN non possa verosimilmente produrre alcuna riduzione dei costi. Non mi risulta che l’ARAN abbia un pezzo della propria organizzazione inattivo tanto da assumere un nuovo incarico, né tantomeno bassi carichi di lavoro. Pensi per esempio se ognuna delle 4 professioni che noi gestiamo avesse una sua direzione di riferimento nell’Aran: basterebbero le 5 persone che attualmente sono occupate presso la SISAC?  E poi non dimentichiamo che la SISAC ha un legame stretto con le Regioni con le quali il raccordo è costante. Insomma, con il passaggio all’Aran per me non si risparmia nulla. Certo, se invece la scelta è politica, e va nel senso di rendere sempre più dipendenti i medici di famiglia, i pediatri, gli specialisti e i farmacisti, questo è un altro discorso ma è una scelta che non compete certamente a SISAC.

A prescindere dalla questione delle risorse. In ballo c’è la partita del rinnovo delle convenzioni di medici di famiglia e pediatri. A che punto siamo? E, soprattutto, pensate di riuscire a superare tutti gli ostacoli che hanno frenato la trattativa nell’ultimo anno quando i sindacati avevano anche minacciato lo sciopero?

Abbiamo portato a compimento con successo l’Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con gli specialisti ambulatoriali, i veterinari e le altre professionalità sanitarie che è al vaglio della Corte dei Conti, dalla quale siamo stati auditi proprio la scorsa settimana. In tale occasione la Corte ha ribadito  l’apprezzamento per il lavoro svolto dalla SISAC.

Quanto agli AA.CC.NN. della medicina generale e della pediatria di libera scelta, superata l’attuale fase di contestazione dell’intera categoria medica per l’insufficiente finanziamento dei rinnovi contrattuali, sono convinto che sarà possibile riavviare i tavoli di confronto per la definizione del nuovo modello di offerta dell’assistenza territoriale, previsto dalla normativa vigente.

Sono fiducioso di costruire, insieme alle organizzazioni sindacali un clima sereno e collaborativo.

E per quanto riguarda i farmacisti. Ci sono novità? Visto che la convenzione è ferma dal 2001.

Il primo atto di indirizzo è stato osservato dal MEF. Siamo in attesa che lo Stato e le Regioni, risolvano alcune criticità che finora hanno ostacolato l’avvio delle trattative.

Quotidiano sanita – 19 novembre 2015 

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