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Le Regioni al Governo a muso duro: giù le mani dall’aumento di un miliardo l’anno del Fondo 2018-2019. E silenzio assordante sui ticket

di Roberto Turno (da Il Sole 24 Ore). Porte aperte per rimpinguare di 200 milioni la dote per le politiche sociali, con l’aggiunta di 50 milioni delle regioni per la non autosufficienza. Porte appena socchiuse – ma con tutte le cautele del caso – per «ragionare» sul rilancio degli investimenti e per il riavvio della cabina di regia sui fondi per lo sviluppo e la coesione. E l’impegno – il solito da anni da parte di un Governo – di lavorare di sponda con un «metodo comune» in vista delle prossime e pericolose curve di politica economica. Ma ancora un aut-aut per mettere le mani avanti in caso di assalto al futuro Fondo sanitario nazionale: gli aumenti del 2018-2019 – un miliardo l’anno – non si toccano. Anzi. E un silenzio assordante sulle proposte di azzeraento dei ticket lanciate dalla ministra Beatrice Lorenzin.

Arriva il Def, e in qualche modo è sempre più vicina la manovra d’autunno. E non a caso il premier Gentiloni e i governatori si fiutano e provano a far ripartire il dialogo. Quanto meno per fissare un’agenda di impegni e di incontri tecnico-politici, ma soprattutto, per quanto riguarda le regioni, per un refrain spesso inascoltato: «Basta tagli, abbiamo già dato». Dagli investimenti alla sanità, dal trasporto locale al lavoro fino al sociale.

È su questa falsariga che s’è svolto ieri a palazzo Chigi un vertice tra Gentiloni, accompagnato da pochi ministri (dell’Economia non c’era nessuno), e una folta delegazione di governatori. «Abbiamo bisogno nei prossimi mesi di una interlocuzione per affrontare nel modo migliore possibile le scadenze che avremo», la mano tesa del premier. Un primo rendez vous, quello di ieri, «per ragionare insieme su priorità e metodo». Ma è chiaro che da metà aprile in poi, fino a settembre-ottobre, inizierà un periodo di fuoco nel corso del quale, ha aggiunto Gentiloni, «tra le priorità economiche abbiamo l’interesse comune a salvaguardare e a rafforzare l’impegno su lavoro, infrastrutture e investimenti». Senza illusioni, però, perché «dobbiamo mettere in campo un quadro di politiche economiche che ci consenta di mantenere gli equilibri di bilancio e razionalizzazione della spesa che accompagni e sostenga la crescita». Ben sapendo però che l’Europa non farà sconti, sebbene «norme e vincoli europei non siano intoccabili».

Che sia la ripartenza di un confronto attivo e garantito tra Governo e regioni, lo diranno i fatti. Fin dalle prossime settimane. Intanto i governatori incassano, ma con circospezione, questa prima apertura di credito, apprezzando i toni non più ultimativi o d’accusa del recente passato nei loro confronti. Intanto partirà presto il tavolo sul Fondo di sviluppo e coesione. Le risorse per le politiche sociali risalgono a poco più di 300 milioni con l’iniezione governativa di 200 milioni. Mentre alla non autosufficienza i governatori daranno 50 milioni. Resta il nodo del trasporto locale. E quello della sanità su cui i governatori hanno chiesto garanzie – forse perché temono assalti con la manovra – del miliardo in più sia nel 2018 che nel 2019, senza mai far cenno all’idea di Lorenzin (ieri assente) di abolire i ticket . Poi ci sarebbe la partita del Sud, col governatore pugliese Michele Emiliano che accusa il Governo:?«Sui patti per il Sud non c’è ancora neanche un euro disponibile». Replica al veleno del ministro responsabile, Claudio De Vincenti: «Emiliano mente sapendo di mentire. È la Puglia che non ha presentato alcun progetto». Che sia idillio tra Governo e governatori è troppo presto per dirlo

Il Sole 24 Ore – 28 marzo 2017

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