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Le riforme accelerano, ma mancano all’appello ancora 477 decreti. L’attuazione sale al 47,8% (+6,3%)

Accelera il processo di attuazione delle riforme: in un mese e mezzo la messa a punto di decreti e regolamenti per dare piena operatività alle manovre varate dal Governo Monti in poi per far ripartire la crescita ha fatto registrare un +6,3%, passando dal 41,5 di inizio luglio all’attuale 47,8 per cento.

Percentuali misurate su un numero complessivo di 914 atti, di cui 437 adottati e 477 in stand by (166 dei quali scaduti). Il dato avrebbe potuto essere anche migliore e raggiungere il giro di boa del 50% se non si fossero aggiunti in questi giorni due provvedimenti importanti: quello sulla pubblica amministrazione e l’altro sulla competitività, le cui leggi di conversione sono entrate in vigore, rispettivamente, il 19 e il 21 agosto.

Se, infatti, il primo porta un carico di norme applicative tutto sommato contenuto (22) – rispondendo così all’obiettivo manifestato dal Governo di ridurre il ricorso ai provvedimenti attuativi e di utilizzare sempre di più misure autoapplicative – il Dl competitività va, invece, nella direzione inversa: entrato in Parlamento con una dote di 26 provvedimenti secondari, ne è uscito appesantito da 39, andando a zavorrare ulteriormente lo stock.

Resta, comunque, il fatto della migliore performance d’attuazione rispetto a oltre un mese fa. Pare, dunque, aver sortito effetti la task force dedicata, guidata dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, messa in piedi a inizio luglio con il compito di monitorare lo stato di avanzamento dei lavori, di cui viene dato conto in apertura di ogni Consiglio dei ministri con l’illustrazione dei decreti che mancano e dei ministeri responsabili.

Se dal dato generale si passa al dettaglio, ci si rende conto che il risultato migliore in termini di atti arrivati al traguardo l’ha fatto registrare il pacchetto di riforme dell’Esecutivo Letta: agli inizi di luglio la percentuale di attuazione era del 23,5%, mentre ora si è saliti al 38,3 per cento. Anche le manovre messe in campo dal Governo Monti compiono un significativo passo avanti con un aumento del 9% dei decreti applicativi arrivati in porto. Pure l’attuale compagine viene premiata dai numeri: se non si tenesse conto delle ultime due leggi, la percentuale di attuazione sarebbe del 6,7%, contro l’1,2% di inizio luglio, con un’accelerata soprattutto sul Dl Irpef. La legge sulla pubblica amministrazione e quella sulla competitività – con un bottino complessivo di 61 misure applicative, delle quali nessuna, per via della giovane età delle due riforme, è ancora operativa – fanno, però, scendere la performance a quota 4,3 per cento.

Proprio nella versione preliminare del decreto legge sulla Pa era stata inserita una norma che avrebbe dovuto limitare il ricorso ai provvedimenti attuativi, affidando, in caso di inerzia dei ministeri, il potere sostitutivo a Palazzo Chigi. Nel testo finale uscito dal Consiglio dei ministri, però, la disposizione era sparita per poi ricomparire nel disegno di legge delega che segna la fase 2 della riorganizzazione della pubblica amministrazione. La misura fissa tempi contingentati per i decreti che richiedono l’esame di più dicasteri, procedura che rappresenta il vero collo di bottiglia del processo di attuazione: per questo sono stati previsti non più di trenta giorni per arrivare al concerto – su cui il Governo potrà concedere una proroga – e il ricorso al silenzio assenso in caso di mancata risposta.

Oltre alla tagliola messa a punto dal Governo – che, però, dovrà aspettare i tempi dell’approvazione parlamentare – una mano all’attuazione la dà anche il fatto che lo stock dei provvedimenti da adottare è in continuo calo: per esempio, rispetto all’inizio del mese, le misure previste dalle riforme Monti e Letta sono oggi 66 in meno. E questo perché alcune norme sono nel frattempo diventate obsolete oppure sono state cancellate o assorbite da nuove leggi.

Nonostante ciò e pur considerando i risultati raggiunti in quest’ultimo mese e mezzo, il lavoro resta impegnativo. Tanto più se si tiene conto dell’intero bagaglio di provvedimenti attuativi (e non solo quelli con impatto sulla crescita, su cui si concentra Rating 24, che prende in considerazione le misure applicative pubblicate sulla «Gazzetta Ufficiale»): secondo l’ultima rilevazione del Governo del 7 agosto, quelli che ancora mancano all’appello sono 679, di cui oltre 200 già scaduti.

Tra i provvedimenti ancora in stand by ce ne sono alcuni attesi da tempo dalle imprese, come il decreto attuativo per il credito d’imposta sugli investimenti in ricerca, previsto dal Dl Destinazione Italia, non ancora approdato in «Gazzetta» (600 milioni di euro per il 2014-2016), e le norme sui voucher fino a 10mila euro per l’innovazione delle Pmi. Mentre, tra i più recenti, ce ne è uno nel Dl competitività che riguarda la nuova Sabatini e le procedure semplificate di accesso ai finanziamenti garantiti dallo Stato per l’acquisto di nuovi macchinari: mancano i criteri per verificare l’affidabilità economico-finanziaria e il merito di credito dell’impresa da parte delle banche. Il settore alberghiero è, invece, in attesa di conoscere i dettagli per applicare la detrazione d’imposta del 30% riconosciuta dal decreto Cultura sia per gli interventi di digitalizzazione delle strutture ricettive sia per la ristrutturazione degli alberghi. I due decreti dovranno essere predisposti dal ministero dei Beni culturali, di concerto con l’Economia, entro fine ottobre.

In materia di semplificazioni è stata ormai superata da tempo la scadenza per il varo del Durc online, prevista dall’ultimo Dl Lavoro. E al mondo dell’istruzione manca ancora il decreto attutivo del Dl Carrozza, che disciplina diritti e doveri degli studenti nell’alternanza scuola-lavoro.

Il Sole 24 Ore – 24 agosto 2014 

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