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Quali sfide future attendono la sanità italiana? Ecco le tre priorità per il 2020 indicate dal presidente Fvm Aldo Grasselli

Il Presidente FVM, Aldo Grasselli è intervenuto al Forum con i sindacati della dirigenza medica e sanitaria di Quotidiano Sanità sulle aspettative, timori e richieste per il 2020 della sanità concentrate nelle prime tre priorità che si dovrebbero affrontare per dare una svolta al sistema sanitario italiano. I segretari nazionali dei sindacati della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria hanno risposto alla domanda: Nel 2020 sono molteplici le sfide che attendono la sanità italiana. Quali sono le vostre 3 priorità?

Questo il contributo di Aldo Grasselli:

Il titolo del “componimento” di inizio anno è sempre inesorabile, e tristemente le tre priorità per le quali si attendono adeguate risposte sono sempre le stesse, da oltre un decennio.

Chi fa la sanità è il personale sanitario. Il personale sanitario è invecchiato senza ricambio e si stanno svuotando reparti e servizi. La prima necessità è, e resta, quella del reclutamento delle risorse necessarie. Una delle cose più vergognose del Ssn è che sia una sacca di precariato. Le regioni, le aziende sanitarie, assumono medici e sanitari senza pieni diritti contrattuali e previdenziali per assicurare il diritto fondamentale alla salute: una contraddizione mostruosa. Le liste d’attesa – che sono il punto di scontro tra cittadini portatori di diritti e welfare inefficiente – si riducono solo con una maggiore disponibilità di operatori che assicurino le prestazioni di cui la popolazione ha bisogno, prestazioni prescritte con appropriatezza dai medici di famiglia il cui ruolo necessita di una rivisitazione. Poi ci sarebbe il grande tema della prevenzione primaria, ma qui si sconfina nell’ulteriore contraddizione irrisolta tra privatizzazione dei profitti e socializzazione dei rischi e dei danni per la salute che hanno in Italsider, terra dei fuochi, morti e infortuni sul lavoro, inquinamento delle falde acquifere, la più plastica e cronica rappresentazione. In questo scenario il regionalismo certamente non aiuta, perché quanto meno offre sempre un esempio deteriore da additare per autoassolversi.

La seconda priorità riguarda la visione del governo nazionale per una riforma efficiente del percorso di specializzazione. Manca ancora il regolamento Miur-Salute previsto dal Dl Calabria, manca la strutturazione degli Ospedali di Insegnamento, mancano percorsi di specializzazione/lavoro per i sanitari dei servizi medici e veterinari extra ospedalieri, mancano le borse di studio per i veterinari, i farmacisti e i dirigenti sanitari. Borse di studio che devono anche risolvere il problema della valenza previdenziale (inps) dello studio/lavoro svolto in sanità pubblica. L’efficienza e il successo competitivo del Ssn rispetto alla sanità privata che beneficia della defiscalizzazione delle polizze sanitarie (lo stato favorisce la sanità privata che compete contro lo stato: altra contraddizione) dipende dalla capacità di innovarsi rapidamente, di assicurare performance di elevata qualità reale e percepita. Per questo sono indispensabili nuovi saperi che la formazione specialistica deve saper individuare e fornire tempestivamente al Ssn oltre che al mercato.

La terza questione riguarda le aggressioni cui sono sempre più esposti gli operatori sanitari. Occorre interrogarsi sulla genesi della mancanza di rispetto per i sanitari, si potrebbe scoprire che il disagio che queste aggressioni manifestano è in parte figlio delle liste d’attesa infinite, ma anche che gli italiani sono stati educati a disprezzare senza sfumature la pubblica amministrazione. Che se nel settore della prevenzione primaria l’imposizione di regole e controlli istituzionali per la tutela dei cittadini, dei lavoratori, dell’ambiente, della salute animale e della sicurezza alimentare, espongono medici, veterinari e tecnici della prevenzione a un rifiuto sempre più energico, ancora una volta il profitto privato domina la scena a scapito dell’interesse collettivo e dei diritti della collettività. Per difendere i sanitari che difendono la salute pubblica non bastano buone leggi come quella che si appresta a fare il Parlamento, occorre una nuova e concreta identità tra politica, istituzioni, aziende e operatori, identità che negli anni una sanità è stata travolta da una una fasulla logica aziendale, che spesso è addirittura diventata padronale. Mentre in politica è sotto gli occhi di tutti che hanno successo le proteste senza proposte, o le proposte velleitarie senza prospettiva.

Infine, che dire: anno nuovo, problemi vecchi! Che solo una classe politica nuova con una strategia viva e sostenuta da vaste alleanze potrà risolvere. Chi si candida?

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