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L’editoriale. Carne bovina, uno spreco? No, una valorizzazione. E i prodotti di origine animale sono essenziali nella nutrizione

da La Stampa. Sui giornali – non tanto e soltanto su questo – non di rado appaiono casi di mistificazione della verità (peccato gravissimo secondo Francesco), anche se ammantati da buoni propositi: nello specifico la lotta agli sprechi riducendo il consumo di carne bovina (articolo del Prof. V. Balzani del 9 aprile u.s.). Vinco la tentazione «benaltrista» che mi porterebbe a dire: perché non andiamo ad incidere sull’enorme spreco di energia per il riscaldamento, per il diporto con mezzi pubblici e privati, per la produzione di cose più o meno inutili?

In realtà l’ho detto, ma non mi soffermo per venire allo specifico mistificatorio; non senza aver prima ribadito ciò che per i nutrizionisti è chiaro: senza eccessi i prodotti di origine animale sono assolutamente essenziali (si può ritenere che contribuiscano per un 20-30 % dell’energia, ma per il 40-50 % delle proteine, senza dimenticare alcuni micronutrienti di cui sono apportatori unici). Come possiamo definirli uno spreco?

Dunque, ammettiamo pure l’utilità di non superare taluni livelli di consumi carnei, come si chiede di abbassare e non già di eliminare il riscaldamento nelle case. Ciò che dobbiamo invece evitare è l’allarmismo basato su dati non corretti, nello specifico il Prof. Balzani afferma: per 1 kg di grano servono 800 kcal di combustibili fossili (non spiega come l’abbia ricavato, ma vado ad accettarlo); per 1 kg di carne bovina servono 40.000 kcal degli stessi combustibili; anche in questo caso non spiega come l’abbia ricavato, ma dissento in toto. Se infatti ricorriamo ad una ipotesi, si può immaginare di produrre 1 kg di carne (parte edule) con meno di 16 kg di grano, per cui sarebbero 13.000 (800 x 16), con poca altra aggiunta, e non 40.000 kcal di combustibili.

Premesso che usare 16 kg di grano sarebbe pura follia, nella realtà molta della carne bovina è ottenuta su pascoli o con l’uso di sottoprodotti altrimenti inutilizzabili, per cui non si può parlare di spreco ma di una valorizzazione (con un miglioramento per il pianeta e non già un impoverimento).

Giuseppe Bertoni. Pres. ARNA, Associazione Ricercatori Nutrizione Alimenti – La Stampa – 16 aprile 2014 

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