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    Home»Notizie ed Approfondimenti»L’editoriale di Cavicchi. La “controriforma” del Def sulla sanità e quel silenzio assordante
    Notizie ed Approfondimenti

    L’editoriale di Cavicchi. La “controriforma” del Def sulla sanità e quel silenzio assordante

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche24 Settembre 2013Nessun commento5 Minuti di lettura
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    La “nota” sulla sanità allegata al Def è una cosa brutta e pericolosa. Mette in discussione l’universalismo, sostituisce il cittadino “avente diritto” con il cittadino “più bisognoso”, restringe le tutele pubbliche (Lea) sostituendo ciò che è “essenziale” con ciò che è “indispensabile” (Lia), controriforma di fatto il Titolo V della Costituzione. Eppure stanno tutti zitti

    Che succede? E’ come se nella nostra “foresta” normalmente chiassosa  fosse calato uno strano silenzio. Neanche un verso, un grido, un tramestio. Eppure qualcosa di brutto e di pericoloso si è insinuato  tra di noi, qualcosa di subdolo che rischia di paralizzarci  tutti. Noi della “foresta” abbiamo imparato a sentire e a riconoscere i pericoli ma ieri, a parte la Cgil, non ho sentito nessun grido di allarme.

    La “nota” sulla sanità allegata al Def è una cosa brutta e pericolosa: programma un definanziamento del sistema fino al 2017, mette in discussione l’universalismo del sistema pubblico, sostituisce il cittadino “avente diritto” con il cittadino “più bisognoso”, tornando alla vecchia figura del “beneficiario”, restringe le tutele pubbliche (Lea) sostituendo ciò che è “essenziale” con ciò che è “indispensabile” (Lia), controriforma di fatto il Titolo V della Costituzione reintroducendo oltretutto un’idea ambigua di “regia nazionale” e svuota di senso qualsiasi idea di Patto per la salute quindi ridicolizza e umilia  ancor più le Regioni, chiamandole oltretutto a sottoscrivere una controriforma .

    Per molto meno  prima del governo Letta avremmo strillato come babbuini  mostrando i denti. Ve lo ricordate quando Monti fece un accenno generico alla possibilità di ridefinire il sistema pubblico? Poveraccio quante gliene abbiamo dette! E adesso che il governo Letta mette nero su bianco andando persino oltre il liberismo di Monti, tutti zitti?

    Questo silenzio mi fa più paura della “nota” perché mi fa pensare che forse nella “foresta” molti di noi, non sono più liberi di gridare come una volta quasi che il consociativismo imponga  loro compromessi  tolleranti persino con le loro coscienze. Sono sinceramente dispiaciuto. Le loro voci  mi mancano.

    Questa “nota” non è solo brutta e pericolosa nei suoi contenuti,ma nella slealtà dei suoi modi di imporsi a tutti noi. I suoi postulati, anche se sottintesi, non sono altro che quelli del libro bianco di Sacconi che non è un mistero furono apprezzati tanto da Letta che dalla Lorenzin, e anche da una certa economia speculativa che da tempo è al lavoro per spianare la strada ai fondi integrativi, alle mutue e alle assicurazioni private. Lo “scopo dello scopo” della “nota” non è quello  economico-finanzario di ridurre la spesa costi quel che costi…ma di fissare le premesse per un cambio di sistema.

    Le questioni della cosiddetta “sostenibilità” si possono risolvere senza far saltare il sistema. Cioè, prima con i tagli lineari del governo Monti ora con il governo Letta, siamo entrati in pieno nell’epoca della controriforma. Sacconi proponeva appunto un cambio di sistema. Egli pubblicò prima un libro verde, poi un libro bianco… aprendo nella “foresta” una grande discussione. Personalmente ho avversato le idee di Sacconi ma devo dargli atto che in quella circostanza manifestò una grande sensibilità  democratica. Cosa che non posso dire né di Letta e meno che mai di Lorenzin. Come è possibile rubarci i diritti, svendere l’universalismo, decidere sulla vita di milioni di cittadini, con una “nota” senza prima aprire una discussione  nel paese?

    Come è possibile decidere sul lavoro di oltre 800.000 operatori senza sentire il bisogno di un confronto con le loro rappresentanze? Come  è possibile filosofare su ciò che è essenziale, indispensabile, senza conoscere approfonditamente la filosofia dei bisogni delle persone? Mi chiedo se il PD, che si dovrà prendere la responsabilità politica della controriforma, perché  per la storia sarà lui il “traditore” non certo il PDL, non debba interrogarsi seriamente sui contraccolpi di una controriforma sul suo elettorato, che è per la maggior parte fatto da universalisti che credono profondamente nel diritto alla salute, nella solidarietà e nel servizio pubblico. E ancora mi chiedo se il nostro accorto presidente del Consiglio abbia valutato attentamente cosa voglia dire delegittimare le Regioni, cioè trasformarle in un simulacro vuoto e finto.

    Sono abituato a sentire le voci della “foresta” e questo silenzio mi fa sentire  il disagio dello spaesamento… se il silenzio fosse interpretato come assenso…sarebbe un bel problema. Riprendiamo a gridare, a fare versi, a darci la voce uno con l’altro. Esistere è come gridare e gridare è come esistere. L’inganno più grande è ridurci al silenzio e farci credere che le proposte di questo governo non siano riconducibili alle sue incapacità politiche ma a condizioni oggettive che giustificherebbero la distruzione dei diritti. Questo è falso e belluino. Non c’è nulla che giustifichi questa distruzione. Compreso la crisi economica. Il problema della sanità oggi sono i limiti del governo Letta che anziché scegliere un orizzonte riformatore ha scelto un orizzonte contro-riformatore. La sanità, lo dico da anni, si deve riformare per dare le risposte che servono, si può voltare pagina, ma senza distruggere i diritti.

    Ivan Cavicchi – Quotidiano sanità – 24 settembre 2013

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