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Schede, il vicepresidente della V Commissione Sinigaglia: «Poco coraggio, andava chiuso qualche reparto»

Alle 8 di venerdì, dopo una maratona in commissione Sanità durata 22 ore per l’approvazione delle schede ospedaliere, il vicepresidente Claudio Sinigaglia ha avuto la forza di presentare un ennesimo emendamento, approvato.

E’ riuscito a imporre il parere della commissione sull’attribuzione a medici ospedalieri o universitari dei primariati, prima per delibera lasciata solo alla scelta di governatore e rettori. «Un correttivo in extremis, che però non cancella la serie di contraddizioni insita nella cosiddetta riforma della sanità — dice Sinigaglia (Pd), che infatti ha votato contro —. Il primo errore è il rinvio della definizione della rete di urgenza-emergenza, che significa stabilire dove sono i punti di primo intervento, le ambulanze, le auto mediche nelle realtà più piccole. Non sono riusciti a conciliare tutte le richieste arrivate dal territorio. Ma va messo in sicurezza l’intero Veneto, non si può far rischiare la vita a chi abita nelle frazioni e non vicino ai centri hub o spoke».

Ci sono altre carenze strategiche?

«Non c’è stato il coraggio di mettere mano al settore Materno-infantile, chiudendo i punti nascita con meno di mille parti all’anno e quelli poco funzionali. E poi c’è il nodo degli ospedali a due gambe, come Dolo e Mirano: per evitare doppioni sono state concentrate in una sede Medicina e Riabilitazione e nell’altra la Chirurgia. Una scelta da noi contestata perchè, per esempio, nelle Medicine c’è anche l’Ostetricia, dove può succedere di tutto. Cosa accade se una neomamma o il neonato hanno bisogno di essere operati d’urgenza? Li trasporti in gravi condizioni a chilometri di distanza? Un ospedale deve avere determinati servizi, come la Chirurgia generale, quindi invece della divisione netta era meglio l’integrazione».

Non vi ha soddisfatto nemmeno la razionalizzazione della rete ospedaliera. Si è chiuso solo Zevio.

«Non solo. Permane una differenza significativa tra aree con un alto coefficente di letti e altre con numeri ridotti. Si passa dai 2,54/2,70 letti per mille abitanti e comprensivi di Riabilitazione registrati nelle Usl di Pieve di Soligo e Asolo agli indici del 4 per mille riscontrati a Treviso, Venezia e Bussolengo. Un indicatore del genere è lecito solo a Padova e a Verona, dove alle Usl si affiancano le rispettive Aziende ospedaliere».

E i 600 letti per i pazienti di fuori regione?

«Alla faccia del “prima ai veneti” promesso da Zaia. I veneti dovranno rispettare le liste d’attesa per gli interventi programmati e i forestieri no: i letti loro dedicati non sono sempre occupati».

Poi c’è il territorio.

«Tutto sbagliato. Bisognava prima attivare i posti territoriali, che ancora non sappiamo dove saranno insediati, e poi chiudere quelli ospedalieri. Inoltre non è stato firmato con i medici di base il contratto di esercizio per gli ambulatori h24».

Corriere del Veneto – 29 settembre 2013 

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