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Lega, risse rinviate dopo voto. Zaia sopporta sempre meno Tosi

Maroni, tutto concentrato in Lombardia, si tiene lontano. Il Carroccio veneto sembra orma l’Adige in piena in certe giornate d’inverno o la Laguna di Venezia quando l’Adriatico è gonfio di tempesta: di acqua ce n’è tanta e a tenerla dentro, per ora ci sono gli argini o le paratie elettorali.

Dopo il voto, l’onda limacciosa dello scontro politico si abbatterà su dirigenti e militanti.

Alla lotta che oppone, ormai da tempo, il segretario regionale Flavio Tosi, sindaco di Verona, alle ultime resistenze bossiane, Luca Zaia aveva cercato di sottrarsi, anche se ormai non è segreto per nessuno che, nella resa dei conti che inizierà dopo le elezioni, sarà parte in causa anche lui, per certi affronti che, dicono i suoi, Tosi gli avrebbe fatto, ma soprattutto per quel disegno, mai nascosto, di esportare il modello Verona, ovvero le lista civiche tosiane alle prossime regionali del 2015, che potrebbe significare la non ricandidatura del governatore in luogo di quella del sindaco.

Zaia s’era sin ora limitato a stigmatizzare la vicenda che, con l’esposto in procura del consigliere regionale bossiano Santino Bozza contro i colleghi maroniani, aveva preso anche una piega giudiziaria. Quando però Tosi, intervenendo pubblicamente dopo settimane di silenzio, s’era permesso di dare una stoccata a Silvio Berlusconi sulla celebre restituzione dell’Imu, ecco che il governatore non ci ha pensato due volte ed è partito all’attacco. In un’ampia intervista al Corriere Veneto dell’altro ieri, Zaia è partito proprio da lì, dalla pazza idea di B. di restituire l’odiata imposta municipale sulla casa, addirittura in contanti. Tosi pochi giorni fa aveva preso a pretesto la vicende per dire che il Cav non era credibile, ricordando che l’alleanza col Pdl era a termine. «Un leghista», ha detto invece Zaia, «non dovrebbe nemmeno stare a discutere, se non altro per coerenza: va tolta e basta. Abbiamo fatto campagna per mesi contro l’Imu».

Per il resto, non una parola sullo scontro in atto nella Lega, nessun riferimento all’inchiesta sulle spese del gruppo padano in consiglio regionale. Su quel fronte, al contrario, era stato Tosi, un po’ a sorpresa, a rinfocolare le polemiche dopo un lungo e risentito silenzio, rotto solo da una circolare agli iscritti che ricordava l’avvicinarsi del voto e quindi la necessità di non cadere nelle provocazioni. Nei giorni scorsi il segretario aveva derubricato l’azione di Bozza a un risentimento personale per via dell’esclusione della compagnia dalle liste per le prossime elezioni. Nessun nome, però. Le generalità le ha fornite l’interessata, Paola Goisis, già deputato, e già sindaco di Este (Padova), pasionaria bossiana doc, che è apparsa con una secca smentita su tutte le cronache venete di ieri: «Non sono né la compagnia, né la moglie di Bozza», ha detto, «e querelerò chi sosterrà il contrario». Piuttosto, ha rilanciato la parlamentare, «è Tosi che vuole così delegittimare la battaglia che sta conducendo Bozza, cercando di farla passare come semplice questione personale».

Nell’agone politico dell’ex-Liga Veneta, a ciascun giorno la sua pena. I legologi più esperti dicono che, per come si sono messe le cose, nelle poche settimane che ci separano dal voto potrebbe succedere ancora qualcos’altro. Visto che una parte in conflitto, come il bossiano ribelle Bozza ha già dichiarato che non voterà né farà votare Carroccio per dar battaglia a Tosi, non sembrano esserci all’orizzonte particolari cautele, o problemi di opportunità vista appunto la scadenza elettorale alle porte. Che poi la vicenda sia piuttosto delicata, lo attesta la lontananza siderale di Roberto Maroni, segretario federale, da queste vicende. È concentrato sulla campagna per le regionali lombarde, è vero, ma certo la sua olimpica calma, se non indifferenza, rispetto a vicende che ormai fanno discutere tutto il Veneto e non solo, stupisce.

A presidiare pare aver lasciato Federico Caner, fedelissimo vicesegretario di Treviso, l’unico che è riuscito ad avvicinare il capo dei ribelli Bozza, quasi subito. Ma il suo tentativo di mediazione andò a vuoto, tanto che il consigliere, che inizialmente aveva negato d’essere l’autore dell’esposto, cominciò a rivendicarlo, dicendo d’aver semplicemente portato in Procura una lettera anonima che gli era stata recapitata.

Lo stesso Bozza aveva però preannunciato la presentazione di nuovi esposti, stavolta riferiti agli anni in cui in Regione, da consigliere e poi da assessore, c’era lo stesso Tosi. Ancora, non parrebbe averlo fatto. È forse la mossa che si riserva negli ultimi giorni di campagna elettorale? In quel caso, l’eco potrebbe essere tale, da rendere probabili rinculi di consensi leghisti anche a livello nazionale e inevitabilmente anche a livello lombardo dove, secondo i sondaggi, Lega e Pdl hanno ormai superato il centrosinistra.

Sarebbe clamoroso se un’operazione, che sin qui pare il fiore all’occhiello dell’ex-ministro dell’Interno, ovvero la faticosa alleanza con B. scambiata con la candidatura alla guida della Lombardia, se un’operazione del genere, dicevamo, fallisse sul più bello per delle baruffe chiozzotte forse troppo a lungo trascurate.

ItaliaOggi – 9 febbraio 2013

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