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Legge di Bilancio. Terza fumata nera dalle Regioni. Punto di caduta: i 600 milioni per i contratti. La tassa sul fumo prende quota

di Barbara Gobbi. Complice anche la decisione della Conferenza dei capigruppo, che ha deciso di far slittare l’esame in Assemblea della legge di Bilancio 2018 da martedì 21 a lunedì 27 novembre (alle ore 16.30), Regioni e Governo prendono un’altra settimana di tempo per “allinearsi” sui contenuti della manovra. Da qui la terza fumata nera dei governatori , che oggi hanno di nuovo rinviato il loro via libera sul Ddl 2960. Fino a giovedì prossimo si tratta ancora, quindi, alla ricerca di una non facile convergenza sul tema cruciale: dove trovare le risorse per rimpinguare il Fondo sanitario nazionale – che rischierebbe secondo le Regioni di crollare a 112,1 miliardi tra tagli pregressi e nuovi contributi alla Finanza pubblica – consentendo in prima battuta il rinnovo di contratti e convenzioni. Le Regioni nel loro documento, approvato la scorsa settimana, hanno volato alto con la richiesta di 1,3 miliardi in più. Un traguardo difficile da centrare e, come in ogni trattativa che si rispetti, c’è un punto di caduta effettivo che potrebbe conciliare le posizioni. È il recupero di quei 600 milioni in più, considerati la quota minima necessaria per i rinnovi del personale. Un punto su cui il Governo sta ragionando, anche alla luce della mobilitazione di tutto il personale sanitario e dell’input che nei giorni scorsi è arrivato dalla commissione Igiene e Sanità del Senato : l’emendamento alla legge di Bilancio, prima firmataria la presidente Emilia De Biasi, che rilancia la tassa di scopo sul fumo per sostenere la spesa per farmaci innovativi oncologici. Un provvedimento che andrebbe a liberare risorse pro Fondo sanitario nazionale. E se sull’ipotesi di una nuove tasse il segretario del Pd Matteo Renzi fino a oggi aveva messo il veto, forse qualcosa sta cambiando nel contesto delle nuove, difficili alleanze che il centro-sinistra sta tentando di cucire – e ricucire – proprio in questi giorni.

Idem, del resto, per la revisione del superticket: anche qui si starebbe “cercando la quadra” nell’ottica di una riappacificazione con Mdp e Bersani. Chissà che i 400 milioni di euro “fuori sacco” disponibili per la manovra, non vadano per la rimodulazione di questa misura, con il mantenimento del “balzello” soltanto per le fasce di reddito più alte.

Regioni e Governo da un lato, e rinnovate alleanze Dem dall’altro, potrebbero insomma dare respiro a una manovra per il resto magra sulla Sanità, eccezione fatta per la partita payback. E anche su questo fronte, per altro, i ministeri competenti sarebbero al lavoro per ampliare il capitolo farmaci dando finalmente corpo a una proposta di governance.

Il Sole 24 Ore sanità – 16 novembre 2017

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