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Legge di Stabilità 2016. Continua l’attacco alle pensioni. Una serie di interventi legislativi che corrode sempre di più il valore dei trattamenti

di Claudio Testuzza. L’attacco alle pensioni e ai pensionati continua con una serie di interventi legislativi che corrodono sempre di più il valore dei loro trattamenti. Si tratta sempre di interventi disposti per “ fare cassa”, colpendo un settore che non trova alcuna difesa ma, anzi, proprio per questo diviene facile terreno di conquista, sollecitando informazioni spesso non veritiere ed infondate ma che agiscono sulla pubblica opinione facendo risultare i pensionati quali veri e propri “untori ” di manzoniana memoria.

Anche con la legge di stabilità in corso di discussione al Senato si è intervenuti confermando anche per gli anni 2017 e 2018 la riduzione della così detta perequazione automatica dei trattamenti. Riduzione che era stata, invece, solamente prevista per il triennio 2014/2016. Non è bastata neanche la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha sottolineato la non correttezza degli interventi restrittivi a far cambiare parere al Governo.

La legge di stabilità per il 2014 ( n° 147/2013 ), trattando delle pensioni, aveva modificato i criteri di calcolo della rivalutazione dei trattamenti pensionistici prevedendo, per il triennio 2014- 2016, un’ aliquota unica da applicare, in misura decrescente, con riferimento non più ad una determinata fascia di pensione, come avveniva prima, ma all’importo complessivo del trattamento pensionistico in godimento.

Un meccanismo di calcolo certamente più facile rispetto a quello precedentemente in vigore, ma che per i pensionati diviene ancora più penalizzante risultando, alla fine, ridotto il beneficio economico che ne deriva per gli interessati comportando, infatti, un “ incremento” modesto, e insufficiente, in ogni caso, a garantire al pensionato quell’adeguamento del trattamento pensionistico alle variazioni del costo della vita cui essenzialmente mira il meccanismo della perequazione automatica. Il “ beneficio ” mensile andrà infatti, anche in considerazione della bassa inflazione segnalata dall’Istat in questi ultimi anni, da un minimo di euro 7/8 ad un massimo di circa 25 euro. Considerato, poi, che su tali importi vanno applicate le ritenute fiscali ( tra il 23 e il 43 per cento, a secondo l’ammontare complessivo del trattamento pensionistico ) nonché le addizionali IRPEF ( regionale e comunale nelle misure fissate dalle rispettive amministrazioni locali ) appare di evidente quanto “ modesto ” sia il beneficio, tanto da sfiorare addirittura il ridicolo.

Ai sensi dell’art. 1, comma 483, della legge n° 147 del 27 dicembre 2013 la rivalutazione automatica delle pensioni era stata riconosciuta, per il triennio 2014-2016, nella misura : a) del 100 per cento della percentuale di variazione accertata dall’Istat per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a tre volte il trattamento minimo Inps ( 1.500 euro ); b) del 95 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo Inps pari o inferiori a quattro volte il minimo predetto ( tra 1.500 e 2.000 euro ); c) del 75 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a quattro volte il minimo Inps e pari o inferiori a cinque volte il minimo predetto ( da 2.000 a 2.500 euro ); d) del 50 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il minino Inps e pari o inferiori a sei volte il minimo predetto ( da 2.500 a 3.000 euro ); e) del 40 per cento per il 2014 e del 45 per cento per ciascuno degli anni 2015 e 2016 per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a sei volte il trattamento minimo Inps. Questo stesso sistema riduttivo varrà così anche per i prossimi anni con buona pace per i pensionati del recupero dall’inflazione.

Il Sole 24 Ore sanità – 29 ottobre 2015 

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