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Legge di Stabilità, attacco del Pd. “Ecco tutte le marchette nascoste. Prebende date senza logica”

Il renziano Dario Nardella si va candidando a principale fustigatore del governo. Ieri sul suo sito ha pubblicato il lungo elenco delle spese previste nel prossimo triennio dalla legge di Stabilità. Si va dai 100 mila euro per benefici aggiuntivi per infermità dipendenti da causa di servizio per il Corpo nazionale dei vigili del fuoco ai 943 milioni di euro stanziati per la soppressione maggiorazione della Tares. In mezzo, c’è di tutto.

Un catalogo infinito. Scrive Nardella: «Divertitevi (si fa per dire) a spulciarlo. Molte spese sono serie e hanno respiro strategico, ma c’è una gran quantità di “prebende” date senza logica, se non quella odiosa delle “marchette elettorali”…. Così il governo perde ogni credibilità e il Parlamento lo segue a ruota». 

La prima delle spese incongrue, tra quelle segnalate da Nardella, sono i 200 mila euro stanziati per uno studio di fattibilità per l’offerta trasportistica nell’area dello Stretto di Messina. Ma allora che dire degli altri 200 mila euro che verranno spesi per un museo dell’emigrazione italiana o l’uguale cifra per le agenzie specializzate servizi stampa italiani all’estero? 

Sempre Nardella è scandalizzato per i 300 mila euro che si concederanno alla scuola cani di Campagnano, ma qui, trattandosi di addestrare i cani da accompagnamento per ciechi, forse la cifra è pure troppo bassa. Colpisce semmai che altri 300 mila euro siano dati all’orchestra «I Virtuosi italiani» di Verona. Ottimi, non c’è che dire. Ma perché ai veronesi sì, e a tutti gli altri no? Misteri della legge di stabilità. E ancora. Si spende mezzo milione di euro per il Fondo nazionale per le attività delle consigliere e dei consiglieri di parità, più o meno quanto si spenderà per l’assistenza agli italiani all’estero indigenti: è giusto? 

Fin qui, però, son spiccioli. Ben più cara costa l’attività di promozione sociale e tutela degli associati, svolte dalle associazioni combattentistiche (3 milioni in tre anni), o l’assunzione cittadini alle dipendenze di organismi militari della Comunità atlantica (altri 3 milioni in tre anni), oppure le attività di promozione del «Marchio Ospitalità Italiana» Ristoranti Italiani nel Mondo a cura del pregiato Istituto Nazionale Ricerche Turistiche che fa capo alle Camere di Commercio (2 milioni di euro quest’anno). 

E per fortuna che è cresciuta la sensibilità per il riciclo degli scarti alimentari: i progetti di ricerca e sviluppo nel settore agroindustriale nelle aree di produzione della Sicilia orientale, con particolare riferimento al reimpiego sostenibile degli scarti provenienti dalla lavorazione industriale degli agrumi, costeranno 2 milioni di euro nel 2014. La stessa cifra che viene investita per un progetto rivoluzionario quale l’Anagrafe nazionale degli assistiti, un database che promette di mandare al macero i vecchi elenchi cartacei delle Asl, fonte di notoria inefficienza. 

Per non parlare, poi, del capitolo commemorazioni, di cui l’Italia è maestra nel mondo. Si avvicina il 70° anniversario della Resistenza e della guerra di liberazione. Le celebrazioni promosse dalla Confederazione italiana fra le associazioni combattentistiche e partigiane avranno 3 milioni di euro in due anni. La Prima Guerra mondiale, a sua volta, di cui si approssima il centenario, verrà degnamente ricordata con il recupero di lettere, materiali, e documenti storici (4,5 milioni di euro in tre anni) e poi con la Celebrazione vera e propria (18 milioni in tre anni). In tutto, 22,5 milioni di euro.

La collaborazione televisiva (?) con la Repubblica di San Marino ci costerà il prossimo anno 6 milioni di euro. E ben 9 milioni di euro costerà la formazione di un contingente di 500 giovani da impiegare in azioni di pace non governative in aree a rischio di conflitto – ovvero già in conflitto – o in caso di emergenze ambientali. Li chiamano Corpi civili di pace ed erano richiesti da tempo dai pacifisti. L’onorevole Giulio Marcon, che è padre dell’emendamento, lo difende: «I fondi a noi non sono marchette, è un contributo in più di una legge che già esiste, quella del servizio civile. Noi formiamo giovani che da anni operano in territori difficili al servizio delle persone che patiscono guerre e pulizia etnica». 

La Stampa – 2 gennaio 2014 

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