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Legge di stabilità. Casa, dalla «local tax» rispunta la vecchia Imu. Emendamenti di tutti i gruppi all’aumento delle tasse su fondi pensione e Tfr

Quattromila emendamenti, e siamo solo all’inizio. Matteo Renzi ha voluto una legge di Stabilità espansiva, che per la prima volta dopo anni dà alle famiglie e alle imprese più di quello che toglie, e i deputati, i partiti, alla vista di qualche risorsa da spendere, si sono scatenati.

Le 4 mila richieste di modifica presentate in Commissione Bilancio alla Camera saranno scremate a 500, ma poi la valanga di emendamenti si riabbatterà sull’Aula di Montecitorio, poi di nuovo in Commissione ed in Aula al Senato. Per la legge di bilancio sarà un mese e mezzo di cammino parlamentare arduo, con imboscate possibili ovunque, e tanti temi spinosi da sciogliere, come le tasse sulla casa, sul Tfr e sui fondi pensione, e le risorse per gli ammortizzatori sociali, con la discussione della Legge di Bilancio che incrocia, pericolosamente, la delega sul Jobs Act.

Il governo si è già detto disponibile a ragionare sull’aumento delle imposte sui fondi pensione e la rivalutazione del Tfr, sull’articolazione del bonus bebè, sul regime dei minimi per le partite Iva e anche sugli sgravi Irap per i nuovi assunti. Ma sempre e solo a patto che i saldi della manovra, cioè i grandi numeri, vengano salvaguardati. Il che restringe parecchio i margini per una riduzione delle imposte su fondi pensione e Tfr, che valgono 400 milioni l’anno, e che i deputati di quasi tutti i gruppi hanno chiesto di eliminare.

Oggetto di moltissime proposte di modifica è la nuova local tax , che dovrebbe di nuovo superare Imu e Tasi. Il governo vorrebbe far scattare il nuovo regime già dal 2015, ma il semplice accorpamento delle due imposte farebbe solo resuscitare la vecchia Imu. Si vorrebbero ripristinare anche gli sgravi per i figli, e cogliere l’occasione per trasferire ai Comuni anche il gettito dell’Imu sui capannoni, eliminando la loro compartecipazione all’Irpef. Ma è un’operazione molto complessa, difficile da fare in poche settimane. Non si esclude un rafforzamento delle norme sulle partecipate degli enti locali, per «forzarli» a fare altri risparmi.

Sugli sgravi Irap per le assunzioni a tempo indeterminato molte proposte puntano allo stesso obiettivo, vincolare in qualche modo il comportamento delle imprese. Escludendo dal bonus chi ha licenziato, come ha chiesto la Commissione Finanze, o chi delocalizza la produzione, come chiede Sel, o condizionando le agevolazioni alle sole assunzioni aggiuntive. Qualche modifica condivisa potrebbe emergere anche sul nuovo trattamento dei minimi per le partite Iva. Molti, tra Ncd, Pd e Fi, si sono schierati contro i tagli ai patronati e contro la tassazione ad aliquota marginale Irpef del Tfr maturando in busta paga, ma anche questa operazione sarà difficilmente «compensabile», visto che genera un gettito annuo di oltre due miliardi di euro.

La minoranza del Pd è particolarmente bellicosa, ed ha avanzato una buona parte dei quasi mille emendamenti del partito del premier, con i quali, in pratica, riscrive quasi da capo la manovra. C’è anche la proposta di un forte aumento delle imposte di successione per finanziare il reddito di cittadinanza. E si chiedono risorse aggiuntive per gli ammortizzatori sociali, proprio mentre è in corso un braccio di ferro tutto dentro al Pd sulla calendarizzazione del Jobs Act alla Camera, che rischia di sovrapporsi.

Tra gli emendamenti presentati molti riguardano la famiglia, con un proliferare di «bonus». Accanto a quello destinato alle mamme per i bebè, che Sc e Ncd puntano a modificare per favorire le famiglie con i redditi più bassi, sono spuntati fuori anche il bonus pannolino, altri aiuti per tre anni alle neomamme, ed il bonus per i libri del liceo. Sc vuole più soldi per gli asili nido (togliendo 100 milioni all’Agenzia delle Entrate). E non manca il taglio della spesa per gli aerei militari F-35, o delle missioni di pace, proposti da Sel, per rifinanziare la scuola.

Mario Sensini – Il Corriere della Sera – 9 novembre 2014 

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