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Manovra: fiducia e spese a pioggia. Oggi il maxiemendamento e la fiducia, voto finale domani. Poi il nuovo via libera al Senato

Corsa contro il tempo per il via libera della Camera alla legge di stabilità su cui il Governo, quasi certamente, chiederà oggi il voto di fiducia dell’Assemblea di Montecitorio. E questo anche alla luce degli oltre 800 emendamenti presentati ieri sera e su cui questa mattina inizieranno le votazioni.

I tempi stringono visto anche che il testo del Ddl per ottenere il via libera definitivo deve ancora tornare al Senato. Il voto di fiducia sembra dunque scontato e arriverà comunque sul testo licenziato dalla commissione Bilancio nella nottata di ieri. In quell’occasione sono state già affrontate le partite più delicate. A partire dalla riscrittura in toto della Tobin tax con un ampliamento della base imponibile e un’aliquota più bassa. Parte della stessa maggioranza e delle opposizioni hanno già annunciato più di un ordine del giorno per impegnare il Governo a rivedere le regole della tassa sulle transazioni finanziarie.

Per evitare ritocchi in Aula o nel maxi-emendamento, prima di licenziare il testo della stabilità la commissione Bilancio ha rivisto e alleggerito la nuova webtax: l’obbligo di rivolgersi a soggetti titolari di partita Iva è rimasto per la pubblicità on line mentre è saltato per l’e-commerce.

Sempre l’altra notte è arrivato anche lo stop alle delocalizzazioni. Con la delocalizzazione degli impianti produttivi l’impresa dirà addio ad eventuali bonus pubblici ricevuti. A prevederlo è un emendamento del Movimento 5 stelle (anche se attenuato con la riformulazione) con cui si prova ad arginare la fuga delle imprese italiane. La norma introdotta, anche ai fini di ridurre gli effetti della crisi economica e finanziaria, prevede l’obbligo di conservare la produzione per almeno tre anni. Le imprese italiane ed estere che beneficiano di contributi pubblici in conto capitale che, entro tre anni dalla concessione, delocalizzano la produzione dal sito incentivato a un Paese extra Ue, con conseguente riduzione del personale di almeno il 50%, decadono dai benefici e hanno l’obbligo di restituire i contributi ricevuti.

Sul taglio al cuneo fiscale, anche se svuotato di fatto rispetto alle attese, arriva il fondo per la riduzione della pressione fiscale, la linearizzazione delle detrazioni Irpef per i dipendenti. Si amplia la platea con 17mila nuovi esodati mentre le pensioni minime saranno indicizzate al 95%. Scatta il tetto al cumulo pensioni redditi per i dipendenti pubblici (fino a 302mila euro).

C’è poi il capitolo casa, su cui ieri l’Economia ha precisato con una nota che nel 2014 non ci sarà nessun aumento del prelievo fiscale. Resta comunque dovuta, anche se non più entro il 16 gennaio ma entro il 24 gennaio prossimo, la cosiddetta mini-Imu 2013. Non ci sarà comunque nessuna sanzione se si sono commessi errori nel versamento dell’Imu 2013. La futura Tasi esce dall’esame in commissione così come era entrata, anche se si potrebbe verificare una giungla di scadenze per i termini di pagamento: ogni comune potrà differenziare le date per la Tasi e per la Tari, le due gambe della futura Iuc.

Confermato il divieto di utilizzo dei contanti per pagare gli affitti mentre sull’ecobonus per l’acquisto di mobili alla fine è passato il principio secondo cui i costi per l’arredamento non potranno superare quelli di ristrutturazione.

Tra i temi sensibili attendono l’ok dell’Aula la sanatoria dei canoni demaniali, la rottamazione delle cartelle di Equitalia con il pagamento in unica soluzione ed entro il 28 febbraio al netto degli interessi di mora, la costruzione e l’ammodernamento degli stadi senza spazio per l’edilizia residenziale e una stretta

Arriva un mini fondo – 5 milioni per ciascuno degli anni 2014 e 2015 – destinato al sostegno delle imprese che si uniscono in associazione o raggruppamento temporaneo per operare su manifattura sostenibile e artigianato digitale. Le risorse sono finalizzate alla ricerca e sviluppo di software e hardware o a modelli di vendita innovativi. Passa anche l’equiparazione dei distretti produttivi ai cosiddetti grandi utenti per ottenere benefici sul gas metano.

Il Sole 24 ore – 19 dicembre 2013 

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