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Legge di stabilità. Medici, veterinari e dirigenti del Ssn scrivono a Letta: impensabile tagliare ancora la sanità

medici orario lavoroCon una lettera inviata questa mattina al Presidente del Consiglio e ai ministri dell’Economia, della Salute e al Presidente delle Regioni l’Intersindacale della dirigenza Ssn ha rappresentato i temi prioritari per la tenuta del Sistema sanitario nazionale e l’indisponibilità ad accettare ulteriori tagli nella prossima legge di stabilità. “Riteniamo impensabili – scrivono i sindacati – ulteriori manovre nella prossima legge di stabilità che sottraggano nuovi pezzi ad un edificio già pericolante. Sono, piuttosto, necessari segnali positivi ed uno stop alle politiche di definanziamento e di tagli lineari per restituire slancio e fiducia al Ssn”. In caso contrario, conclude l’intersindacale, l’inevitabile contenzioso e la radicalizzazione del conflitto che verrà a determinarsi, producendo una serie di iniziative di dura protesta, rischieranno di deteriorare ulteriormente il funzionamento del servizio pubblico.

Ecco il testo della lettera

 Egregio presidente,

negli ultimi anni le manovre finanziarie, nel combattere la grave crisi in cui versa il Paese, hanno duramente colpito la sanità pubblica, danneggiando gravemente il Servizio Sanitario Nazionale e riducendo il raggio di copertura dei bisogni di salute dei cittadini.

A dispetto del merito di associare, pur tra carenze e limiti, una spesa tra le più basse in Europa con indicatori di salute tra i migliori, e dell’importanza economica della filiera della salute, capace di produrre valore pari all’13% del PIL, ed occupazione di circa 2,5 milioni di unità, la Sanità è, infatti, diventata il settore più bersagliato da tagli lineari, sia perché parte, non valorizzata nella sua specificità, del pubblico impiego sia perché considerata contenitore di spesa eccessiva ed ingiustificata. La stessa Corte dei Conti calcola in 31 miliardi il taglio di finanziamento pubblico nel periodo 2011-2014. E l’azzeramento delle risorse per le fasce sociali deboli carica sul sistema sanitario anche problematiche di interesse prevalentemente sociale. 

Mentre crescono i ticket a carico dei cittadini e sale il carico fiscale, calano quantità e qualità delle prestazio-ni erogate in un progressivo impoverimento di competenze professionali ed innovazioni tecnologiche. La diminuzione del perimetro di intervento pubblico ed il cedimento del sistema di tutela aprono la strada ad un sistema pubblico povero per i poveri, al di là della mancanza di una dichiarata volontà politica in tal senso.

E nel contempo si acuisce la crisi del carattere unitario del servizio sanitario, la cui disarticolazione, con la presenza di più sistemi a diverse garanzie, rende efficacia, qualità e sicurezza delle cure funzione del codice postale e la sicurezza delle cure una variabile della latitudine, in una inaccettabile rimodulazione dei diritti dei cittadini che frantuma la coesione sociale. Il federalismo sanitario ha finora prodotto aumento delle ineguaglianze tra Nord e Sud, confusione legislativa, scarsa garanzia dei LEA, conservazione di molte aree di privilegio. Oggi solo otto Regioni sono in grado di assicurare i livelli essenziali di assistenza. 

Il servizio sanitario rappresenta un valore fondamentale per un Paese civile, anche e soprattutto in tempi di crisi economica e, mentre gli inglesi ne hanno celebrato la nascita alla apertura delle Olimpiadi, in Italia è in atto una sua progressiva disgregazione. 

 Per questo riteniamo impensabili ulteriori manovre nella prossima legge di stabilità che sottraggano nuovi pezzi ad un edificio già pericolante. Fermo restando che i frutti di una pratica di spending review, non lineare ma mirata a rimuovere sprechi, inefficienze, interessi illegali, improprie relazioni tra politica e gestione, che certo non mancano, devono restare all’interno del sistema sanitario finalizzati ad un suo rilancio e potenziamento. Conosciamo bene i problemi economici che attanagliano il nostro Paese e sappiamo che ognuno è chiamato a fare la sua parte di sacrifici. Tuttavia il servizio sanitario non può essere ancora una volta l’agnello sacrificale, il salvadanaio da depauperare per arginare temporaneamente le necessità di cassa. 

Non si salva, però, il sistema delle cure senza salvare chi quelle cure è chiamato a garantire anzi, valorizzare il personale, dipendente o convenzionato, del Ssn è condizione imprescindibile per salvaguardare la sanità pubblica. 

L’evoluzione regressiva del SSN ipoteca anche un pezzo di futuro della nostra professione e peggiora le condizioni di lavoro, sia all’interno degli ospedali che nel sistema delle cure primarie, ove blocco del turn-over ed esodo pensionistico del personale riducono silenziosamente le dotazioni organiche, fino a pregiudicare la erogazione delle prestazioni previste dai LEA. Non si può pensare, però, di usare i Professionisti del SSN per tappare i buchi economici e organizzativi e fare da parafulmine alla rabbia dei pazienti o di additarli addirittura come parte dei problemi della sanità. Nè di ridurli a mero fattore produttivo, “macchine banali” chiamate a pagare da sole, e più degli altri, i costi della ristrutturazione, esposti in prima linea alla delegitti-mazione sociale e facilmente trasformabili in capro espiatorio. 

In grande difficoltà è anche il personale dipendente delle strutture private accreditate, che tra procedure di riduzione di personale e chiusura di presidi, ha un contratto di lavoro fermo al 2005, senza che si intraveda-no a breve segnali di rinnovo. 

Il Governo ha anche esteso a tutto il 2014 il blocco del Contratto Nazionale, che perdura dal 2009, mentre latita il rinnovo delle Convenzioni, determinando, di fatto, una sospensione per legge di diritti sanciti dalla Costituzione, lo svuotamento del CCNL 2013-2015, dopo la cancellazione della tornata 2010-2012, il rinvio a tempo indeterminato della contrattazione nel pubblico impiego, anche di quella integrativa che non necessita di risorse aggiuntive. Il blocco delle procedure contrattuali e negoziali, mentre continua la mancata applica-zione di istituti consolidati in precedenti contratti e convenzioni, amplifica ed incattivisce un quadro già drammatico per cittadini ed operatori. La crisi economica non diventi un alibi per una fuga dalle responsabili-tà di un confronto che sia allo stesso tempo strumento di cambiamento, di innovazione, di rilancio dei servizi. Occorre consentire lo svolgimento delle procedure contrattuali e negoziali ed eliminare gli effetti dell’art. 9, comma 1, 2 e 2 bis, della legge122/2010. 

L’assenza di iniziative legislative in materia di responsabilità professionale alimenta una medicina difensiva che porta via dal sistema salute ingenti risorse, valutate in oltre 10 miliardi di euro all’anno, a discapito di cittadini e medici e a vantaggio dei sistemi assicurativi e di studi legali e pseudo legali. Il contenzioso medico-legale, in crescita esponenziale, vede il medico sempre più solo alle prese con i cittadini arrabbiati, sotto-posto al fuoco di fila di cause spesso nate dalla situazione di caos e incertezza che pervade le strutture sani-tarie, quando non da atteggiamenti opportunistici. Non chiediamo di sottrarci alle nostre responsabilità, an-che di ordine penale, ma abbiamo bisogno di lavorare con serenità, per cui le aziende sanitarie siano obbli-gate ad assicurarsi, ed il Governo si faccia promotore di una legge specifica che, in una ottica di sistema, dia alla questione risposte chiare ed esaustive, sulle orme della legislazione europea di riferimento. 

Un nodo che da tempo aspetta di essere sciolto è quello del precariato. L’abuso di contratti atipici per sostenere una domanda di salute non comprimibile, ha allargato oltre misura il numero di medici, veterinari e dirigenti sanitari costretti a lavorare in perduranti condizione di instabilità, privati di diritti e di futuro, impe-gnati in attività istituzionali sotto una spada di Damocle che minaccia la stessa continuità delle cure. E’ tem-po di ridare ossigeno e stabilità al sistema e di scrivere la parola fine ad un generalizzato blocco del turnoover. 

Urgente appare, inoltre, un radicale cambio di paradigma nelle politiche della formazione medica che oggi vedono una discrasia con il mondo del lavoro, uno scollamento tra sistema universitario e servizio sanitario, un terreno di coltura di nepotismi e corruzione, alimentando il paradosso di Medici laureati in Italia, a spese della collettività, che poi vanno a lavorare all’estero. Governo e Parlamento sono chiamati ad investire nella valorizzazione delle giovani generazioni di medici, ai quali garantire l’accesso alla formazione specialistica e di medicina generale, e dei tanti non medici, iscritti alle scuole di specializzazione di area sanitaria ma pena-lizzati dalla mancanza di ogni riconoscimento economico. 

Si tratta, come vede, di temi prioritari per la tenuta del sistema sanitario. 

I Professionisti del SSN meritano rispetto in nome della fatica e della complessità del compito che ogni gior-no ed ogni notte svolgono a tutela del diritto alla salute, che la Costituzione riconosce ai cittadini. Sono ne-cessari segnali positivi ed uno stop alle politiche di definanziamento e di tagli lineari per restituire slancio e fiducia al Servizio Sanitario Nazionale trovando le soluzioni più efficaci per garantire a tutti i cittadini il diritto di essere curati secondo i propri bisogni indipendentemente dalle condizioni economiche e dal luogo di residenza ed arrestare una deriva cui noi non vogliamo arrenderci. 

In caso contrario, l’inevitabile contenzioso e la radicalizzazione del conflitto che verrà a determinarsi produ-cendo una serie di iniziative di dura protesta rischiano di deteriorare ulteriormente il funzionamento del servizio pubblico.  

Dipende anche dalla Politica se la Sanità uscirà dalla crisi più o meno aderente ai principi costituzionali. 

ANAAOASSOMED –CIMO-ASMD – AAROI-EMAC – FP CGILMEDICI– FVM– FASSID – CISL MEDICI – FESMED –ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI –UIL FPL MEDICI – SDSNABI – AUPI– FP CGIL SPTA – UIL FPL FPTA – SINAFOFEDIR SANITA’ – SIDIRSS – FIMMG – SUMAI – SMI – FIMP – CIMOP – UGL MEDICI – FEDERSPECIALIZZANDI

9 ottobre 2013 

 

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