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Lessinia. Aggredito da un cinghiale. Il racconto dell’uomo, assalito dall’animale sul sentiero tra Fosse e Breonio durante una passeggiata pomeridiana insieme alla moglie

Vittorio Zambaldo. Brutta avventura per una giovane coppia di Fosse di Sant’Anna d’Alfaedo, lo scorso sabato pomeriggio, che è stata aggredita da un cinghiale mentre era a passeggio sul Monte San Giovanni, tra Fosse e Breonio. «È un sentiero battuto e frequentato anche da altri escursionisti», racconta il ventiseienne Andrea Dal Corso, che è casaro al Caseificio Giulia di Sant’Anna d’Alfaedo e adesso si ritrova immobilizzato a casa con una vistosa fasciatura al ginocchio destro.

«Con mia moglie Alice avevamo deciso di lasciare nostra figlia dalla nonna e di prenderci qualche ora per noi due soli, camminando nei boschi vicino a casa», aggiunge Dal Corso.

I due ventenni stavano appunto camminando fianco a fianco sul sentiero che, raggiunta la bellissima chiesa medievale di San Giovanni in Loffa, scende nella pineta e nel bosco verso l’abitato di Breonio. Ed ecco che all’improvviso da un cespuglio è uscito un cinghiale «di taglia media, sarà stato fra i 60 e i 70 chilogrammi», ricorda Dal Corso, «non un adulto, perché non aveva le caratteristiche zanne che fuoriescono dal muso, ma comunque abbastanza grosso e pesante da far prendere una bella paura». L’animale ha preso di mira la gamba destra di Andrea e gli si è avventato contro con l’intenzione di morderla, o quanto meno di atterrare quello che probabilmente considerava un avversario o un pericolo. «Ho avuto la prontezza di riflessi di ritirare subito la gamba che era già entrata nelle fauci della bestia, che tuttavia non le aveva ancora chiuse a morsa, altrimenti per la mia gamba non ci sarebbe stato scampo», racconta il giovane papa. Il gesto repentino è stato sufficiente per spaventare anche il cinghiale, che dopo aver mollato la presa non ha più ritentato un secondo attacco, scappando invece nel bosco. Ai due giovani escursionisti è rimasta la paura e ad Andrea un ginocchio dolorante; il ragazzo non riusciva più a muoversi da solo. «Alice mi ha aiutato a raggiungere l’auto sostenendomi, perché mi era impossibile muovere la gamba. Avevo un dolore lancinante, anche se non c’era nessuna ferita aperta e sanguinante», prosegue nella ricostruzione della disavventura il giovane. Una volta in auto, i coniugi si sono diretti all’ospedale di Negrar dove Andrea è stato sottoposto a tutti gli accertamenti del caso. I medici non hanno riscontrato fratture, ma solo la presenza di due piccoli fori in corrispondenza dei denti canini del cinghiale. Sono proprio quelli che negli esemplari adulti vengono chiamati zanne, denti a crescita continua, che escono dalla bocca e si inarcano verso l’alto fino a raggiungere nel maschio anche i 30 centimetri, vere armi di offesa e difesa, affilate e temibili. Il ginocchio è stato medicato e bendato con una fasciatura, che Andrea dovrà tenere per una settimana rimanendo a riposo assoluto, prima di tornare all’ospedale per una vista di controllo. Racconta l’accaduto con una certa tranquillità a un paio di giorni di distanza: «Veramente non abbiamo neanche avuto il tempo di spaventarci perché è successo tutto in maniera così repentina. Certo mi vengono ancora i brividi al pensiero che potevamo avere con noi la nostra piccola». Sentiero da abbandonare per le future escursioni? «Veramente no, perché sono appassionato di boschi e di raccolta dei funghi e non rinuncio certo per colpa di questo brutto episodio», confessa, «del resto nelle mie escursioni mi è capitato più volte di incontrare dei cinghiali, tutte le altre volte si sono sempre allontani. È la prima volta che mi succede una cosa del genere», ammette. Probabilmente era spaventato anche l’animale, che non deve aver sentito l’avvicinarsi dei due giovani se non all’ultimo momento, quando ha reagito istintivamente in quel modo, ma lasciando subito la presa. Quello di sabato è il primo episodio di aggressione da cinghiale a una persona registrato nel Veronese. La cronaca aveva finora parlato di aggressioni finite purtroppo tragicamente a Iseo (nel bresciano), a maggio dell’anno scorso, in cui rimase vittima un settantenne morto in seguito alle ferite ricevute da un cinghiale contro il quale aveva sparato per allontanarlo dal le sue coltivazioni e prima ancora a Cefalù, in Sicilia, sempre ai danni di un settantenne aggredito in manieramortale mentre cercava di salvare i suoi cani dalla furia dell’ungulato.

L’Arena – 22 novembre 2016 

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