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L’Europarlamento riscrive la Politica agricola. L’ultima mediazione

Dopo almeno tre anni di lavoro delle istituzioni comunitarie oggi a Bruxelles è andato in scena forse l’ultimo tentativo di mediazione per approvare nei termini stabiliti (entro il 2013) la riforma della Politica agricola comune.

Il Parlamento europeo, nel nuovo ruolo di codecisore affidatogli dal Trattato di Lisbona, ha presentato le proprie controproposte di riforma, modificando in profondità le bozze di regolamento con cui la Commissione sta cercando di riscrivere le modalità del finanziamento pubblico all’agricoltura. Bozze sulle quali si erano puntualmente spaccati i 27 Stati membri.

Battaglia per la divisione dei fondi

Al centro delle modifiche proposte da Strasburgo ci sono i nuovi parametri per ripartire il futuro budget agricolo Ue (che sarà deciso nell’ambito delle Prospettive finanziarie 2014-2020) tra “vecchi” e nuovi partner: non più solo la superficie agricola come voluto dalla Commissione, ma anche il differenziale tra il costo della vita nei diversi paesi. Una proposta che favorirebbe l’Italia, tra i partner maggiormente penalizzati invece dai criteri proposti dalla Commissione (con una riduzione dei fondi superiore al 18%).

Meno vincoli e più poteri alle organizzazioni di produttori

Le quattro relazioni dell’Europarlamento (su finanziamento della Pac, Ocm unica, pagamenti diretti e sviluppo rurale) sono state presentate, ha sottolineato il presidente della commissione Agricoltura, Paolo De Castro, «al termine di un lavoro lungo e complesso, portato avanti nei mesi con determinazione dai relatori per definire una Pac semplice, flessibile e al tempo stesso moderna e che sappia garantire maggiori certezze per il futuro degli agricoltori europei». Oltre ai nuovi criteri per ripartire i 60 miliardi di sussidi agricoli garantiti ogni anno da Bruxelles, le principali novità rispetto alle proposte della Commissione riguardano il rafforzamento del ruolo delle organizzazioni di produttori, l’introduzione di nuove misure per la gestione dei rischi e la proroga dei regimi di contenimento della produzione per vino e zucchero. Prevista anche una maggiore flessibilità nell’applicazione della regola sul disimpegno automatico dei fondi europei per gli Stati (come l’Italia) a programmazione regionalizzata. Meno vincoli infine per le imprese con meno di 20 ettari (che la Commissione vorrebbe invece obbligare a un’insensata diversificazione produttiva lasciando a riposo il 7% dei terreni aziendali) e un periodo di transizione più lungo verso il nuovo sistema di aiuti forfetari per ettaro (novità potenzialmente dirompente ma che andrà a regime, se tutto andrà bene, solo nel 2019). Saranno poi gli Stati membri a definire la platea dei beneficiari fissando con discrezionalità i requisiti per individuare gli agricoltori attivi cui riservare i premi, con l’obiettivo di escludere le società non agricole.

Il Sole 24 Ore – 20 giugno 2012

 

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