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«Fanno più danni pompieri che l’incendio. Anmvi, Fnovi e redditometro»

di Corrado Colombo*. Personalmente penso che la comunicazione di Anmvi e Fnovi riguardo alla questione del redditometro sia profondamente sbagliata. Notare bene, non sto dicendo che il problema non esista o che non sia giusto rimarcare gli errori che accompagnano questo strumento dell’agenzia delle entrate, sto dicendo che secondo me la comunicazione che hanno fatto questi due enti rischia di peggiorare oppure direi di creare il problema, come una profezia che si autoavvera.

Mi spiego meglio, ricordando innanzitutto a quei pochi che non lo abbiano ancora vissuto come incubo mediatico, che cos’è il redditometro, cioè un sistema di calcolo presuntivo basato sull’incrocio dei dati che dovrebbe evidenziare situazioni di non congruità tra quanto si spende all’anno per spese personali e il reddito dichiarato.Lo strumento non è nuovo, essendo applicato da anni alle partite Iva, e notare bene che per queste pochi hanno portato avanti una protesta come si è vista per questo debutto.

Secondo me il meccanismo del redditometro è essenzialmente uno: visto che non è così semplice evidenziare in modo sicuro l’evasione fiscale, questo strumento è una scusa per convocare qualcuno nell’agenzia delle entrate. Una volta che sei lì, sostanzialmente ti viene detto “Con il tuo tenore di vita per noi tu devi avere un reddito di… e possiamo farci forte di questo strumento che abbiamo”. Di fronte a questa affermazione e alla richiesta di pagare una cifra, peraltro spesso contrattata, chi non ha la coscienza più che tranquilla, e in Italia quando ti fermano non sai mai cosa può venire fuori, di fronte a una richiesta che non sia stratosferica, si chiede e si paga questa che io definirei quasi una tangente al sistema fiscale

Posso dire di conoscere l’argomento meglio di un veterinario che si occupi di piccoli animali, semplicemente perché questo panico si è già diffuso nell’ambiente dei cavalli da circa due anni. Il cavallo è da sempre inserito negli indicatori di benessere economico, nella dichiarazione dei redditi. In realtà non è mai stato considerato molto, per diversi fattori, primo tra i quali la mancanza di un’anagrafe equina. Confermando un po’ i timori che tanti avevano all’inizio della creazione di questa anagrafe, nei due anni scorsi un certo numero di proprietari di cavalli si è visto richiedere spiegazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Nella mia esperienza sono stati utilizzati soprattutto i database dell’ex UNIRE, evidenziando soprattutto i proprietari di un alto numero di cavalli. Ci sono state indubbiamente delle distorsioni, la principale delle quali riguarda il fatto che i passaggi di proprietà di questi soggetti molto spesso non venivano compilati, per cui risultavano proprietari di decine di cavalli che in realtà li hanno solo avuti brevemente per le mani, ma nel complesso non è avvenuto niente di terribile.

Di per sé la situazione è minima, non così importante. Ha creato più panico e realmente ha dato problemi l’allarme scatenato da ANMVI e FNOVI che non le convocazioni del fisco stesse. Di per sé queste ultime sono state una percentuale minima e in molti casi avevano un substrato di fondatezza. Ci sono stati anche casi di applicazioni scorrette, indubbiamente, ma nel complesso la norma di per sé non avrebbe creato grandi problemi.

A determinare la sensazione di panico, il disagio dei proprietari, la paura di intestarsi un cavallo è stato il clamore mediatico suscitato dalle due associazioni di cui sopra. Come già detto, probabilmente è stato fatto in buona fede, e analogamente direi delle dichiarazioni fatte in questi ultimi giorni.

Da una parte c’è la voglia di ANMVI e FNOVI di ottenere la ribalta mediatica, l’attenzione delle pagine dei giornali o della televisione, dall’altra esiste una scarsa competenza del settore.

Qualcuno di voi ha presente la scena del film in cui una persona si guarda alle spalle e inizia a correre, quella dietro a lui vede il movimento e si volta anche lei, pur non vedendo niente inizia comunque a correre anche lei. I passanti, vedendo due persone che corrono e si guardano alle spalle, si impauriscono anche loro e iniziano a correre, fino ad arrivare ad una fuga di massa, quella che nel lontano Far West si chiamava stampede, la fuga incontrollabile di animali per una paura di massa immotivata.

Questo è quello che rischiano di ottenere le dichiarazioni superficiali effettuate da ANMVI e FNOVI.

Venendo ad un’analisi più matura, con piacere vediamo condivisa anche da altri, rileviamo come in qualche caso può darsi che qualcuno eviti di intestarsi il cane per paura dei controlli fiscali, ma certamente questo caso è marginale. Lo dimostra anche il fatto che FNOVI e ANMVI si siano lanciate a dichiarazioni basandosi su UN caso, peraltro rilevato in modo anonimo, mi sembra quindi di valore pressoché nullo.

Che poi qualcuno abbandoni il cane o non lo raccolga dal canile per paura del fisco è ragionamento ancor più grezzo di quello delle redditometro stesso. Il problema degli abbandoni o delle mancate adozioni non ha questa genesi e probabilmente non l’avrà mai. Questo significa unicamente utilizzare per pura retorica frasi ad effetto, probabilmente di nessuna efficacia, se non quella di ritorcersi poi contro chi le usa. Affermare una stupidata non vuol dire essere stupidi, ma rischia comunque di diminuire di molto la propria credibilità, motivo per cui consiglierei di ragionare e magari confrontarsi con altri prima di sparare dichiarazioni ad effetto cercando solo un microfono in cui riversarle.

È già stato chiarito da più parti che probabilmente il redditometro interesserà il10% delle famiglie, e presumibilmente l’aspetto relativo alle spese veterinarie sarà modesto, probabilmente nella griglia di fattori queste incideranno in modo minimo, mentre spese di altra natura saranno molto più pesanti nella valutazione della posizione fiscale del contribuente. Mi pare quindi che la cosa più sensata sia parlare della realtà: il redditometro applicato alle spese veterinarie è indubbiamente una stortura, un concetto grezzo e rozzo, probabilmente inefficace, per tanti motivi. A iniziare dal fatto che io veterinario non posso nemmeno chiedere la carta d’identità e il codice fiscale a chi mi è davanti. Se lui mi chiede di intestare la fattura ad un’identità fasulla, caso limite ovviamente, ma non ci mette molto ad ingannarmi. Non è comunque questo il problema, ma molto meglio considerare le cose come stanno in realtà e rassicurare i proprietari di animali che non succederà un bel niente nella enorme maggioranza dei casi.

A titolo di studio della comunicazione, vediamo ad esempio come la Porsche, azienda automobilistica che invece indubbiamente vende degli indici di ricchezza, hareagito a situazione analoga. Di fronte alla paura, questa volta secondo me realmente motivata, di essere sottoposti ad analisi fiscale da parte dei possessori di queste auto la casa di Stoccarda ha lanciato una campagna pubblicitaria molto rasserenante e tranquillizzante, che dice sostanzialmente ai possessori di queste auto di lusso “stai tranquillo, non succede niente”. In questo caso evidentemente la comunicazione è stata impostata da professionisti, la grafica l’ha fatta Oliviero Toscani, tutto è stato realizzato in modo professionale.

La scelta di spaventare i propri clienti è totalmente sbagliata, realizzabile solo da chi non abbia competenza nel settore della comunicazione e direi nemmeno molto buon senso in generale. Ritorno a dire che probabilmente c’è una buona fede, un errore, anche accentuato dalla divorante voglia di ottenere il sipario mediatico, ma a me sembra che le cose potessero essere realizzate molto meglio e con migliore risultato, anche evitando di sembrare parte del partito degli evasori.

Se siete proprietari di animali: state assolutamente tranquilli, e questo lo dico non tanto per la voglia di rassicurare, ma perché assumendo le opportune informazioni anche voi potrete convincervi che pure uno Stato gaglioffo come quello che ci tocca sopportare in questo periodo non utilizzerà le spese veterinarie a fini fiscali. In ogni caso, avere le ricevute fiscali vi consentirà una grande tranquillità e serenità in un eventuale contraddittorio.

Se siete veterinari spiegate queste cose ai vostri clienti, magari anche con un foglio appeso in sala d’attesa. Torno ancora al consiglio dato molto tempo fa di utilizzare un sistema elettronico per archiviare le fatture e quindi poter tenere a disposizione dei clienti i loro documenti fiscali per un tempo praticamente indefinito, completando il servizio anche sotto questo aspetto.

*Dal blog l’Uovo di Colombo – Veterinaria liberale – 16 febbraio 2013

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