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«Fino al 15% della carne bovina italiana è trattata. Lo dice il piano di monitoraggio commissionato dal Minsalute»

carne-bovina-farmaci-iStock 000015310627 Small-200x300di Roberto La Pira dal Fatto alimentare. Fino al 15% della carne bovina italiana è trattata con steroidi anabolizzanti, corticosteroidi e altre sostanze vietate. Questo è quanto emerge dai test istologici realizzati in Italia per individuare gli effetti delle sostanze vietate su alcuni organi dei bovini. Con questa tecnica si individuano percentuali decisamente più elevate rispetto ai valori dei test chimici che sono sempre molto tranquillizzanti. In alcuni casi si arrivano a toccare punte del 15%. Sono i preoccupanti risultati dall’ultima relazione del piano di monitoraggio compilata 12 giorni fa dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta che Il Fatto Alimentare è riuscito a visionare. La questione non è nuova. Possiamo dire tranquillamente che il trattamento illecito dei bovini è una costante negli ultimi 40 anni non solo in Italia ma anche in Europa.

L’ultima nostra denuncia risale al 31 dicembre 2013 con un’inchiesta firmata da Valentina Murelli dove si stimava che il 15% dei capi macellati in Italia sono trattati. La percentuale deriva da indagini condotte con un metodo biologico alternativo alle metodiche chimiche, il metodo istologico rapido ed efficace ma non ancora riconosciuto ufficialmente. Dallo screening erano emersi 968 campioni giudicati “sospetti”. Ecco cosa scrivevamo allora.

 “Quando vengono utilizzate queste tecniche i risultati sono molto diversi rispetto ai dati estremamente rassicuranti che emergono dai vari piani nazionali. Gli esperti dell’Efsa citano due studi secondo i quali anomalie istologiche imputabili a trattamenti con ormoni anabolizzanti si troverebbero in un numero piuttosto elevato di campioni: dal 5 al 15% in un caso e dall’11,7% al 31,9% nell’altro. Secondo quanto ci era stato riferito dal Centro di referenza nazionale per le indagini biologiche sugli anabolizzanti animali, in Italia il 15% dei campioni esaminati con metodo istologico mostrerebbe non conformità”.

A distanza di sei mesi qualcosa è cambiato. La relazione annuale del Centro di referenza nazionale per le indagini biologiche sugli anabolizzanti animali di Torino, che un collaboratore romano ci ha spedito, conferma il precedente dato sul livello di trattamenti illeciti (fino al 15%) anche se precisa di non poter “fornire stime sul livello di prevalenza regionale o nazionale”.

Dai rilevamenti effettuati in 18 Regioni risulta che l’esame istologico condotto su 72 bovini rispetto ad un totale di 514 sono stati classificati come “sospetti” per la presenza di corticosteroidi. Per quanto riguarda il trattamento illecito con ormoni steroidei sessuali i casi “sospetti” sono stati 12 rispetto a un totale di 576 capi esaminati. L’ultimo dato riguarda i casi “dubbi” per trattamento illecito a base di corticosteroidi: 74 su 512 capi.

La relazione conclude dicendo: “Dall’attività di controllo svolta dalle 18 Regioni aderenti al piano, emerge che il superamento della soglia di positività fissata coinvolge rispettivamente tre regioni nel caso dei tireostatici, sei regioni nel caso degli steroidi sessuali e 15 regioni nel caso dei corticosteroidi”.

L’ultima nota riguarda la costante crescita delle positività negli ultimi cinque anni per quanto riguarda i corticosteroidi. L’incremento di cinque volte è notevole ma è probabilmente dovuto al progressivo miglioramento del sistema di monitoraggio. Questo concetto è importante, ma vuol dire che quasi il 15% dei capi presenti negli allevamenti italiani ha subito trattamenti illeciti negli ultimi 5 anni, anche se probabilmente il sistema va avanti da sempre e non è mai stato interrotto.

Questi controlli devono proseguire e i risultati vanno comunicati al grande pubblico solo così si potrà moralizzare il mercato. Occorre inoltre denunciare le aziende agricole abituate ad usare trattamenti illeciti visto che nella stragrande maggioranza dei casi non vengono “pizzicate”. Solo in questo modo si valorizza il lavoro degli allevatori onesti che, avendo in fase di macellazione rese inferiori, subiscono la concorrenza sleale degli allevatori furbi. Dire no ai trattamenti illeciti salvaguarda anche il buon nome e a qualità della carne made in Italy.

Per rendersi conto di quanto sia diffuso il fenomeno della somministrazione fraudolenta di farmaci vietati, basta dire che la catena di supermercati Coop da molti anni adotta un sistema di controllo che oltre al controllo istologico sui capi prevede il prelievo di sangue e urine nella stalla e in alcuni casi anche al macello per un totale di oltre 1.000 ispezioni e 66.000 analisi.

Roberto La Pira – Il Fatto alimentare – 12 giugno 2014 

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