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Libano. Jimmy, addio al cane eroe. Il pastore belga segnalava le mine. I soldati: noi vivi grazie a lui. Il caporale conduttore: per me era un familiare

di Rinaldo Frignani. A rendergli omaggio è stato anche il sito Internet delle Nazioni Unite, che lo ha definito «hero dog», cane eroe. Ma Jimmy Gamain, questo il suo nome, era molto più di un animale. «Era uno di famiglia, un amico, un collega, un fratello», spiega ancora scosso Daniele, 37 anni, caporalmaggiore paracadutista di stanza in Libano e conduttore del pastore belga morto all’improvviso martedì mattina mentre controllava un veicolo all’ingresso della base Unifil di Shama. «Abbiamo passato dieci anni insieme, fianco a fianco, prima uno di corso (nel Centro veterinario dell’Esercito di Grosseto), poi tutti gli altri in servizio: Afghanistan, Kosovo, Libano. A fine 2018 Jimmy sarebbe stato congedato e sarebbe rimasto a casa con me», racconta ancora il sottufficiale.

Il groppo in gola è inevitabile: Jimmy ha messo le stellette quando era ancora cucciolo, dopo essere stato scelto da uno degli allevamenti selezionati dagli istruttori delle forze armate. Era addestrato alla rilevazione di ordigni di qualsiasi genere. Un fiuto eccezionale per un lavoro delicato, coperto dal segreto (la Difesa non ha divulgato né immagini né cognome del caporalmaggiore) «che per Jimmy era un gioco. Tutta la sua vita era un gioco, anche il mio rapporto con lui era basato su questo. La ricompensa era una carezza e lui era contento».

Al comando «cerca» partiva e non si fermava fino a quando non trovava lo ied («Improvised explosive device», una bomba spesso piazzata sul ciglio di una strada). «Allora — ricorda Daniele — si sedeva e rimaneva lì, immobile, per segnalarci il pericolo, in attesa degli artificieri. Soprattutto in Afghanistan ci dava sicurezza sapere che nella nostra squadra c’era lui». Una presenza fondamentale. Sempre. «Attenzione — sottolinea però il militare —, non un kamikaze, ma un compagno utilizzato in sicurezza, che sapeva come muoversi e, grazie anche al suo peso ridotto, come non attivare gli ordigni». A Farah ha salvato una squadra di pattuglia facendola fermare prima che fosse troppo tardi.

Ma non è l’unica storia con Jimmy protagonista: «Aveva un carattere meraviglioso, era buonissimo, amico di tutti. Siamo stati insieme 24 ore su 24, sul lavoro e a casa. Giocava con i bambini, viveva con me e la mia famiglia. Uscivamo con gli amici». Daniele è commosso: «Mi mancherà tantissimo. Qui con noi ci sono altri cinque cani che fanno il suo lavoro, ma lui era il mio. Stava bene, anzi benissimo, nessun problema di salute. Di solito questa razza arriva a 14 anni. L’altro giorno invece mi è svenuto davanti e non c’è stato niente da fare».

La vicenda di Jimmy ha steso un velo di tristezza fra i militari della Folgore, al comando di 4 mila peacekeeper di 12 nazioni schierati nella fascia Ovest del Sud del Libano, fra la città di Tiro e il confine israeliano (a Est ci sono gli spagnoli). Entro breve ai paracadutisti subentreranno gli alpini della Julia. E allora «tornerò a Grosseto e mi assegneranno un altro cane, con cui ricominciare tutto daccapo», sospira il caporalmaggiore che avrà Jimmy sempre nel cuore.

Il Corriere della sera – 5 aprile 2018

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