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Liberalizzazioni, lo stop del governo Monti: solo ritocchi minimi

«Modifiche minimali» e approvazione «nelle prossime due settimane». È questo il percorso parlamentare del decreto Liberalizzazioni, prefigurato ieri dal presidente del Consiglio, Mario Monti, in visita negli Usa.

Oggi alle 12 scade il termine per gli emendamenti, ma già ieri il Pd aveva presentato 4o proposte mentre il Pdl era ancora al lavoro sul dossier. Intanto sono molte le categorie che stanno tentando l’assalto al testo: dai farmacisti ai petrolieri, dagli avvocati ai consumatori. Ma la polemica più grossa è quella scoppiata tra grande distribuzione e agricoltori sulla norma che impone tra le parti contratti scritti e termini di pagamento stringenti (3o giorni per merci deteriorabili, 6o per le altre). Ieri è stato il ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, a difendere il testo: «Sono basito e preoccupato — ha detto —: c’è in atto un duro attacco soprattutto relativo all’obbligatorietà dei pagamenti a 3o e 6o giorni. Non capisco come chi incassa cash tutti i giorni possa essere contrario a pagare in tempo». Poi ha attaccato direttamente la grande distribuzioLe farmacie In media dovrà esserci una farmacia ogni tremila abitanti: in arrivo dunque dnquemila nuovi esercizi. Turni e orari saranno liberi, e ci sarà la possibilità di applicare degli sconti sui farmaci di fascia A. I medidnail per acquistare i quali occorre la ricetta restano esclusiva delle farmacie notai Sarà aumentata la pianta organica entro il 2014 saranno messi a concorso 1.520 nuovi posti. I concorsi avranno una cadenza regolare. Nuove norme anche sui professionisti: abolite le tariffe minime e obbligo di preventivo scritto. Regole che però il Pdl intende modificare GII agricoltori Il testo del governo impone che i contratti tra grande distribuzione e coltivatori siano scritti e con termini di pagamento stringenti. A favore della nonna le associazioni rappresentative dei produttori. Coop, Conad e Federdistribuzione: «Norma illegittima» ne che «si è mossa armi in pugno per far saltare l’articolo e non so come andrà a finire. Vedo già reazioni da parte di alcune forze politiche. Ma è una battaglia importante e sono determinato a combatterla fino in fondo». A schierarsi con il ministro si sono ritrovate molte associazioni rappresentative dei produttori: da Cia a Coldiretti, da Copagri a Federalimentare.

Ma anche il presidente della commissione Agricoltura del Senato, Paolo Scarpa Bonazza Buora (Pdl) e quello dell’omonimo organismo europeo, Paolo De Castro (Pd), secondo cui le regole in questione «non riguardano la grande distribuzione ma altre fasi della filiera». Accusate di lobbysmo, Feder-distribuzione, Coop e Conad si difendono: «Rimaniamo francamente stupiti dai contenuti e dai toni delle dichiarazioni del ministro — recita il comunicato —. Pur ritenendo illegittima la norma, non abbiamo in alcun modo obiettato all’obbligatorietà del contratto scritto e dei termini di pagamento». Secondo la grande distribuzione, l’articolo contestato «in realtà favorisce le grandi multinazionali, i grandi gruppi industriali».

Per questo tra le loro proposte di modifica c’è anche (ma non solo) quella di restringere la norma ai produttori medio-piccoli (bilancio non superiore ai 10 milioni e non più di 5o dipendenti). Anche Confcommercio attacca l’intervento del governo, definendolo «a gamba tesa», in contrasto con le norme europee più liberali. Intanto il Pd ha presentato 4o proposte di modifica su dieci capitoli: banche, assicurazioni, energia, trasporti, autorità di regolazione, tutela dei consumatori, professioni, farmacie, notai e imprese.

«Noi condividiamo l’approccio innovativo del governo ma vogliamo rafforzarlo e renderlo più incisivo» ha detto il capogruppo Anna Finocchiaro, lasciando intendere che il partito non farà le barricate e non negherà un’eventuale fiducia al governo, purché non vi siano vistosi passi indietro. Nel Pdl ieri molte carte erano ancora coperte. La relatrice Simona Vicari ha annunciato appoggio a un emendamento, ispirato da Confindustria, che prevede l’introduzione di un rating di legalità per le imprese come elemento premiale di accesso al credito e alle agevolazioni pubbliche. Il rating verrebbe valutato da un’Autorità indipendente. Il presidente della commissione Giustizia, Filippo Berselli, a sua volta segnala tre emendamenti: per sopprimere il Tribunale delle imprese, per ripristinare le tariffe minime e eliminare l’obbligo dei preventivi dei professionisti e per restituire all’assicurato la possibilità di rivolgersi al proprio carrozziere senza penalità. Da parte sua, il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha ipotizzato, tra le modifiche al decreto, una moratoria del credito alle imprese e la separazione del servizio banco posta da quello postale. Mentre ha confermato di voler sollevare i sindaci «dall’onere di decidere l’ampliamento del numero delle licenze dei taxi».

Corriere della Sera – 10 febbraio 2012

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