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Liberi professionisti oltre la crisi. Occupati diplomati e laureati crescono

Sfatare alcuni luoghi comuni sulle ripercussioni occupazionali del biennio di crisi appena trascorso. E cioè che il mercato del lavoro ha penalizzato maggiormente le donne e che le professioni manuali hanno mostrato di tenere di più rispetto a quelle liberali.

Si concentra su questi aspetti il rapporto “Lavoro: ecco come cambia con la crisi” realizzato da Manageritalia analizzando le rilevazioni prodotte trimestralmente dall’Istat nel corso del biennio 2008-2010, secondo cui, se da un lato è vero che la crisi ha cominciato a colpire duro l’occupazione fin dall’inizio del 2009, dall’altro la violenza dell’impatto non è stata comune a tutte le categorie professionali, e nemmeno uniforme sull’intero territorio nazionale.

«Le donne – si legge nell’analisi dell’osservatorio della federazione italiana dei dirigenti attivi nei servizi – hanno sofferto meno degli uomini (-1,1% rispetto al -3,1 dei colleghi maschi, ndr), l’industria è quella che ha pagato le maggiori conseguenze in termini di calo degli occupati e i lavoratori precari (a domicilio, apprenditi e co.co.co.) hanno patito di più insieme ai dirigenti».

Dal punto di vista geografico, invece, il centro Italia è quello che ha dimostrato la maggior tenuta (-0,5% fra 2008 e 2010) rispetto invece al calo del nord (-1,9%) e alla ben più preoccupante situazione del Mezzogiorno (-4,3%).

Ma c’è di più. Scorrendo i dati dello studio, diventa evidente come la crisi abbia fatto sentire con maggior veemenza la sua portata tra le professionalità più basse e tra quelle più alte, risparmiando invece le posizioni intermedie.

Nel giro di un biennio, infatti, la quota di apprendisti impiegati nel manifatturiero si è ridotta del 21,7%, quella dei lavoratori a domicilio del 20,7% e quella dei collaboratori coordinati e continuativi – i cosiddetti co.co.co – del 17,5 per cento. Pesante anche il ridimensionamento dei dirigenti (-14,5% in due anni). Negativo, ma con un andamento meno preoccupante, l’indice di occupabilità dei quadri intermedi (-4,5%). A uscire indenni dallo tzunami occupazionale, e anzi a segnare avanzamenti importanti, i liberi professionisti (+1,4%) e soprattutto i soci di cooperative, cresciuti vistosamente di 14,6 punti percentuali.

Certamente una situazione difficile, soprattutto per i più giovani, che, secondo Manageritalia, oltre a perdere il lavoro stanno perdendo anche la voglia di cercarlo. «Più si è giovani – sottolinea l’équipe che ha curato l’analisi – e più si esce in fretta dal mondo del lavoro, dato che il maggiore calo tra gli occupati si attesta tra i 15 e i 24 anni (-15,9%, ndr), subito seguiti dai 25-34enni (-11%). Crescono invece, seppur lievemente, gli occupati della fascia d’età compresa fra i 35 e i 54 anni (+0,8%), e più decisamente i senior, fra i 55 e i 64 anni, con tassi di crescita che sfiorano il 10 per cento».

Guardando poi ai settori professionali, le peggiori performance, fra 2008 e 2010, sono state registrate dall’industria, che ha subìto un’emorragia di oltre 200mila posti (-8%). In calo significativo anche gli impiegati nella pubblica amministrazione (-3,7%), a causa del mancato turnover dopo il blocco delle assunzioni.

Tengono invece alcuni comparti del macrosettore dei servizi, a cominciare dai servizi alla persona (+13,3%), dal settore assicurativo (+1,3%) e dall’alberghiero (+0,9%).

Ma il dato più interessante che emerge dall’analisi, forse, è quello che riguarda la formazione. E in particolare dal rapporto fra livello formativo e occupabilità.

Gli occupati diplomati e laureati sono gli unici che aumentano, spiegano da Manageritalia, rispettivamente dell’1,6 e dello 0,8%, mentre calano in modo inversamente proporzionale al titolo di studio gli occupati con diploma breve (-0,5%), licenzia media (-5,9%) e licenza elementare (-17,7%). «A riprova che la difficoltà a trovare o a tenersi un’occupazione non stia nel titolo di studio, come spesso si crede, ma nell’età, è il fatto – concludono da Manageritalia – che gli occupati under 35 siano in calo anche fra i laureati (-7,7%), mentre all’inverso gli over 35 laureati crescono di cinque punti».

Ilsole24ore.com – 23 aprile 2011

 

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