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L’impennata dei contagi. Mai così tanti in cinque mesi. Boom in Veneto. Burioni: le cose cominciano a mettersi peggio. Gimbe: differenze regionali rilevanti

Il Corriere della Sera. Schizza in alto la curva dei contagi. Il bollettino del ministero della Salute del primo ottobre ha registrato 2.548 casi in più rispetto al giorno precedente, mai così tanti da 5 mesi. Questo a fronte comunque di un ulteriore aumento del numero di tamponi, 118.236 in un giorno, +12.672 rispetto al giorno prima. Sono 24 i morti, e il numero totale si avvicina ai 36 mila (35.918).

Aumentano di 1.384 i malati attuali, 3.097 sono i ricoverati in ospedale con sintomi (+50), e 291 sono in terapia intensiva (+11). «Le cose cominciano a mettersi peggio — ha twittato il virologo Roberto Burioni —. Vi prego, state attenti, mantenete le distanze, portate le mascherine, evitate luoghi affollati al chiuso, lavatevi le mani. Il virus è lì fuori, infettivo e nocivo come nella scorsa primavera. Dipende tutto da noi».

Ci troviamo davanti ai primi segnali della riapertura delle scuole? Ne è convinto il virologo Fabrizio Pregliasco che «legge» i 2.500 nuovi casi legati «allo stress test della scuola che vedremo e vedremo ancora». Ma si tratta, continua Pregliasco, anche di un aumento «atteso alla luce della situazione che c’è nel contesto internazionale».

I casi aumenteranno ancora ma il virologo dell’Università degli Studi di Milano è convinto di poter rassicurare sulla possibilità di «continuare a convivere con il virus. Ovviamente con organizzazione, più tamponi e comportamenti responsabili». Le scuole possono rappresentare un problema anche per i mezzi di trasporto utilizzati dai più grandi per andare negli istituti, e per gli assembramenti davanti agli edifici scolastici di genitori, e spesso nonni, che portano i più piccoli in aula o vanno a riprenderli all’uscita.

In Piemonte (che ha registrato 110 nuovi casi) dal prossimo lunedì si dovrà indossare la mascherina anche all’aperto nei pressi delle scuole, nelle aree di parcheggio, nei giardini e nei piazzali antistanti gli istituti. Sono esentati solo i bambini fino a 6 anni e i soggetti con patologie non compatibili con l’uso continuativo della mascherina.

Fondazione Gimbe

«Stanno iniziando

ad emergere

differenze regionali

che sono rilevanti»

Nel Lazio, con +265 casi e un Rt che ha superato l’1, il governatore Nicola Zingaretti ha tenuto una riunione per discutere della possibilità di imporre la mascherina sempre, anche all’aperto, come già deciso da De Luca in Campania (regione che ieri ha sfiorato i 400 nuovi positivi). L’assessore regionale del lazio Alessio D’Amato ha detto che gran parte dei nuovi casi sono legati al mancato rispetto dell’uso della mascherina e del distanziamento.

Ma è il Veneto la regione che ieri, a sorpresa, è tornata (e non accadeva dal primo focolaio dello scorso inverno) a guidare la tabella dei nuovi casi in 24 ore: ben 445. Le provincie più colpite sono Treviso, con 129 contagi, e Venezia con 78. A Treviso la maggior parte sono nella caserma Zanusso che ospita i richiedenti asilo, mentre a Venezia si è sviluppato un importante focolaio in una azienda navale dove opera una comunità di stranieri che condividono anche la vita extra-lavorativa. C’è da dire però che quasi tutti i casi sono asintomatici.

La Lombardia ha contato +324 nuovi contagi e 5 decessi. Stesso numero di morti anche in Veneto e nel Lazio. La Fondazione Gimbe, nel suo monitoraggio indipendente, ha sottolineato che a preoccupare è il sistema di tracciamento e il fronte ospedaliero: «La situazione del servizio sanitario è sotto controllo — ha detto il presidente Cartabellotta — ma cominciano ad emergere differenze regionali rilevanti». Chiaro il riferimento al Centro Sud.

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