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L’Imu è per sempre: ecco ultimo regalo Monti. Addio compromesso

Addio al compromesso tra Berlusconi e Napolitano per abbassare l’Imu. Ieri sembrava che sull’Imu si potesse raggiungere un compromesso figlio dell’appoggio del Pdl al governo che Napolitano formerà, niente esenzione o miracolose restituzioni, ma l’idea che sembrava condivisa era quella di scontare almeno le aliquote sulla prima casa.

Sembrava, perché oggi emerge una realtà decisamente più complessa; liberarsi dell’Imu sarà praticamente impossibile, anche perché nel consiglio dei ministri di ieri, passato sotto silenzio, Mario Monti ha fatto garantire che tutto il gettito dell’imposta sarà disponibile anche dopo il 2015, blindando così l’impopolare provvedimento.

E’ questo , dunque, uno degli ultimi “regali” del premier uscente che ha attuato una modifica del Def, il Documento di Economia e Finanza. Teoricamente l’Imposta Municipale Unica doveva essere un provvedimento temporaneo, anzi era semplicemente un correttivo, in versione “potenziata”, della tassa che già il governo Berlusconi aveva ampiamente definito e che sarebbe entrata in vigore a partire dal 2014.

Monti, di fatto, a differenza di quanto previsto dalla norma sul federalismo fiscale di Tremonti – Calderoli, aveva semplicemente anticipato l’entrata in vigore al 2012, con due differenze: l’estensione all’applicazione alla prima casa, per cui Tremonti aveva previsto l’esenzione, e calcolandola sul 160% della rendita catastale rispetto al 105% previsto dalla legge precedente. Tramite queste correzioni l’Imu di genesi montiana ha assicurato un gettito di circa 12 miliardi all’anno superiore a quello della versione berlusconiana stilata da Tremonti. Sulla carta, in base alla legislazione attuale, dopo il 2015 l’imposta sarebbe dovuta tornare “morbida”, ossia via quella sulla prima casa e via la rivalutazione delle rendite prevista da Monti.

I nodi però sono venuti al pettine; con la versione “soft” i conti pubblici dopo il 2015 non quadrerebbero ma Monti, che è un tecnico prima di tutto, vuol farli tornare ad ogni costo, ecco perché nel Def presentato alla Commissione speciale, aveva incluso due previsioni: una con l’Imu confermata in cui andava tutto liscio e una senza l’Imu con il bisogno di una manovra “lacrime e sangue” per il 2015.

I primi ad evidenziare il “misfatto” erano stati i tecnici del Servizio del Bilancio del Senato, che nell’analisi del Def avevano riscontrato come il Documento rivelasse “due quadri di previsione tendenziali. Sulla base del primo (basato sull’ipotesi della mancata conferma del vigente regime di tassazione degli immobili), la manovra correttiva richiesta sarebbe stata pari a 0,9% del Pil nel 2015 e a 1,2 e 1,4 rispettivamente per il il 2016 e il 2017?.

Facendo una stima, interventi di correzioni variabili tra i 15 e i 20 miliardi l’anno. Differente invece il caso di un secondo scenario – quello che a questo punto pare realizzarsi- di conferma del vigente regime di prelievo anche dal 2015. In queste circostanze, gli interventi di correzioni – spiega il Servizio del Bilancio – più modesti “pari a a 0,2 per cento, 0,4 per cento e 0,6 punti di Pil in ciascuno degli esercizi 2015-2017?.

Due quadri tendenziali che i medesimi tecnici del Servizio del Bilancio avevano ritenuto a rischio di contrasto “con la procedura di sorveglianza europea”, cosa che si è accaduta puntualmente. La Commissione Europea non ha fatto esitato a far sentire le proprie ragioni, ed ha scritto a Monti e al ministro Vittorio Grilli per capire quale delle due proiezioni sui conti pubblici fosse quella valida: con l’Imu o senza.

La risposta è stata data con la correzione del Def avvenuta senza troppa pubblicità dal consiglio dei ministri. La versione corretta è quella che prevede l’Imu anche dopo il 2015. Ascoltato in audizione, questa sera, Grilli ha poi voluto chiarire che “l’Imu è sperimentale non per dire c’è o non c’è, non perché si cancella”. “Fare aggiustamenti – ha detto – è nelle prerogative del governo e del parlamento, ma l’imu è la fonte di finanziamento delle autonomie locali“. La cosa importante, ha aggiunto “è che non spariscano nel nulla entrate programmate”. Il che vuol dire che come ogni cosa provvisoria è destinata a diventare permanente e anche se il Parlamento optasse per l’abolizione dovrebbe trovare da qualche altra parte 16 miliardi.

Rassicurazioni che hanno raffreddato le preoccupazioni raccolte oggi dalla Corte dei Conti, che è andata dritta al punto nel corso dell’audizione del presidente Luigi Giampaolino in Senato: “Nell’impostazione del Def non si ravvisano esigenze di nuove manovre correttive dei conti pubblici, se non a partire dal 2015 e condizionate nella dimensione dal mantenimento o meno del gettito Imu”. Quasi un’eco delle parole pronunciate pochi minuti prima dal Direttore centrale per l’area ricerca economica della Banca d’Italia Daniele Franco, che aveva spiegato come andassero “immediatamente dissipate le incertezze sulla stabilità del gettito legato al vigente sistema di imposizione sugli immobili”.

LeggiOggi – 24 aprile 2013

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