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«In Italia più qualità e controlli». L’Istituto zooprofilattico di Torino: in Nord Europa e Usa le carni sono sottoposte a processi spinti non adottati nel nostro Paese

«Non è possibile paragonare il bacon fritto sulla piastra annerita con il prosciutto italiano. O un pezzo di carne polacca con la fettina dietro cui c’è tutta la genetica francese dei vitelloni giovani unita all’ingrasso di sei mesi nella Pianura padana».

Il direttore generale di Assocarni, Francois Tomei, invita a valutare le differenze di prodotti oltre che di stili alimentari nella lettura dello studio Oms. Ma soprattutto rileva la necessità per i consumatori di comprendere che per mangiare bisogna spendere qualcosa di più. «Indipendentemente dalla crisi – afferma Tomei – la spesa alimentare che oggi è del 15% a fronte dei più ricchi investimenti in smartphone è decisamente troppo bassa. Senza arrivare a scelte elitarie bisogna comprendere che la filiera va remunerata. Non bisogna lasciarsi incantare dalle offerte a prezzi stracciati. La nostra carne è decisamente superiore a quella Usa in vendita nei supermercati, ma va pagata qualcosa di più». E se all’estero sono disposti a investire sulla salumeria made in Italy un motivo c’è. «Oltre alla quantità di prodotto consumato, la qualità – sottolinea il direttore generale di Assocarni – fa la differenza. Un prosciutto conservato sotto sale non è la stessa cosa di un salsicciotto tedesco pieno di conservanti». Un livello di sicurezza e qualità delle nostre carni che sottolinea anche il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico di Torino, Maria Caramelli. «È necessario valutare i processi tecnologici applicati – spiega – l’affumicatura, la fermentazione, le cotture prolungate. Al di là del confronto sulle quantità consumate dei prodotti messi sul banco degli imputati e la diversità delle popolazioni prese in esame, ci sono anche elementi tecnici da prendere in considerazione e il rischio è legato a tanti fattori». Caramelli aggiunge poi che in Nord Europa e ancora di più negli Stati Uniti le carni «vengono sottoposte a trattamenti spinti non adottati dal nostro paese. In Italia le carni bovine e suine contengono meno grassi e sono sottoposte a salagione meno prolungata, spesso le salsicce sono fatte con carni crude. Quanto agli additivi la tolleranza è zero». Un abisso dunque rispetto ai prodotti che arrivano da Oltreoceano. «In Europa – assicura il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico – ci sono norme stringenti, sono banditi molti composti, il pacchetto igiene differenzia i paesi comunitari dagli Stati Uniti. L’Italia poi in questo campo è ancora più avanti con un numero di controlli maggiore di tutti gli altri partner europei». Caramelli non vuole demonizzare alcun prodotto, ma certo ribadisce «noi applichiamo il principio di precauzione, bisogna dimostrare che il prodotto sia innocuo, negli Usa va sul mercato qualunque cosa che non sia pericolosa. C’è un abisso che è anche alla base delle preoccupazioni del negoziato commerciale tra Usa e Ue».

Annamaria Capparelli – Il Sole 24 Ore – 28 ottobre 2015 

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